Recensione: “Milano assassina” a cura di Fabrizio Carcano

Salve amici lettori, oggi vogliamo parlarvi dell’ultimo libro di Fabrizio Carcano, Milano assassina. Un romanzo noir poliziesco che, sulla scia di alcuni omicidi, prende piede dall’attualità per ripercorrere pagine buie della storia italiana, quelle degli Anni di Piombo. Tra vicende reali e fittizie vi troverete catapultati in un caso politico avvincente e intricato in compagnia dell’ormai noto vicequestore Bruno Ardigò.

Milano assassina

Fabrizio Carcano

Editore: Ugo Mursia Editore
Collana: Romanzi Mursia
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 10 giugno 2019
Pagine: 304 p., Brossura
EAN: 9788842561026

Recensione a cura di Rosa Zenone

Si respira un’aria strana nella Milano che si fa bella in attesa delle feste natalizie: ordigni esplodono davanti alle sedi dei partiti al governo, nelle periferie circolano manifesti che inneggiano al ritorno delle BR. E spuntano cadaveri. Nei giorni in cui lo Stato italiano stringe il cerchio in Sud America intorno al latitante Cesare Battisti vengono freddati due «irriducibili» degli anni di piombo, terroristi che custodivano i segreti tra rimorsi e silenzi. Il capo della sezione Omicidi, il vicequestore Bruno Ardigò, si trova a indagare su delitti che affondano le loro radici nell’odio politico dei primi anni Ottanta, tra attentati dimenticati e crimini irrisolti. Sarà un viaggio nel passato che non vuole morire.

La narrazione è condotta da un narratore onnisciente che non si astiene dal commentare le vicende, focalizzandosi soprattutto sul punto di vista dei personaggi, in particolar modo su quello del protagonista, il vicequestore Bruno Ardigò.

“E poi c’era lui, il bel tenebroso, il vice questore Bruno Ardigò, perennemente incazzato con l’universo mondo.”

Ardigò risulta quasi criptico e proprio in questo risiede il suo fascino, sia all’interno del romanzo stesso che agli occhi dei lettori. Un uomo che ha consacrato la propria vita alla sezione omicidi e all’instancabile ricerca della verità. Il suo personaggio risulta riuscito seppure caratterizzato con scarni tratteggi. La sua forza sicuramente risiede nel contrasto che suscita la sua persona, seppure dotato di massimo distacco, caratteristica indispensabile nel suo lavoro, più volte le sue riflessioni e azioni rivelano una certa sensibilità.

“Una domenica di negozi aperti, una domenica che sembrava un lunedì. Una di quelle giornate dove tutti corrono come criceti su quella ruota metropolitana che fino a tar da serata non smette mai di girare. La solita Milano che va sempre di fretta e non si volta a osservare se qualcuno arranca, L’homeless era avanti con gli anni, un disperato con le unghie lerce e i denti spezzati. (…) Era duro come il marmo, si doveva essere spento nel corso della giornata precedente, probabilmente nella prima mattinata del sabato ed era rimasto lì tra le coperte per tutto il giorno senza che nessuno lo notasse. Si rabbuiò al pensiero che quel poveraccio avesse tirato le cuoia nel primo sabato di dicembre, nella prima giornata di acquisti, tra la Galleria e il salotto buono di corso Vittorio Emanuele, senza che nessuno se ne fosse accorto. Congelato nell’indifferenza di migliaia di milanesi che gli erano sfilati accanto allegri e spensierati, con le mani ingombre dei primi pacchi natalizi. Con la mente provò a tratteggiare le ultime ore terrene di questo Della Morte. Solo, infreddolito, il solito cartoccio di vino come unico amico. Decise che ne aveva abbastanza.”

Nei primi giorni di dicembre, Ardigò viene convocato per compiere un sopralluogo inerente il cadavere di un senzatetto morto per il freddo. Tale mansione diviene l’occasione di una riflessione che, non solo coglie la corruzione di ogni qualsivoglia spirito natalizio, ma che riesce a fornire un chiaro spaccato della Milano che ne è animata. Se da un lato vi è l’opulenza rincorsa dalla gente durante il proprio frettoloso tran tran, dall’altro vi è tutta la miseria di chi non possiede nulla e muore al freddo nell’indifferenza generale.

La narrazione si svolge su più fronti, da un lato segue in modo ravvicinato le indagini e la vita di Ardigò datandole in modo dettagliato, dall’altro riporta alcuni estratti di vicende, prive di precisazione cronologica, che appaiono snodate dal filo principale. Se inizialmente tale accumulo potrebbe affaticare il lettore, procedendo nella lettura lo incuriosisce sempre più conducendolo a voler richiudere il cerchio a tutti i costi. In tal modo si delinea una trama che risulta avvincente e trainante. La grande varietà di vicende e personaggi menzionati che disorienta il lettore, infine risulta un gioco ben riuscito per mantenere alto il livello di suspense e la curiosità.

La genesi del romanzo inizia sulla base di alcuni eventi veri della cronaca Milanese, l’apparizione di manifesti inneggianti le brigate rosse e l’attacco subito dalla sede del partito leghista. Su tali fatti si innesta e muove verso il fittizio la trama di Milano Assassina.

La storia è ambientata nel 2018. Mentre la DIGOS indaga sull’attacco esplosivo verificatosi presso la sede della Lega, Bruno Ardigò dopo aver esaminato due barboni morti per congelamento, si trova ad indagare sull’omicidio di un uomo, ma non uomo comune.

“(…) chi era stato questo Matteo Sala. Non solo rapinatore, ladro, bandito. L’enciclopedia online di Wikipedia lo definiva un militante politico di sinistra, inserendo il suo nome nella pagina dedicata ai Proletari Armati per il Comunismo. Addirittura veniva indicato come uno dei fondatori della colonna milanese dei PAC, che operavano principalmente nel Meridione, a Napoli soprattutto, in quelle regioni del sud agricolo e meno industrializzato dove il seme dell’odio delle Brigate Rosse e dell’eversione armata non aveva quasi attecchito. I PAC a Milano erano una sigla minoritaria, dietro le BR e dietro a Prima Linea, ad Avanguardia operaia, ai Nuclei Armati Proletari, alle Formazioni comuniste combattenti. I veri eserciti nella guerriglia contro il sistema. PAC erano un gruppo violento e sanguinario, di criminali comuni travestiti da rivoluzionari, lo stesso in cui operava Cesare Battisti (…)”

Il rinvenimento del cadavere di Matteo Sala conduce le indagini in un periodo passato ma mai dimenticato, quello degli Anni di Piombo e del sangue versato durante quelle di stragi di estremismo e fanatismo politico. Seppure la vittima risultasse ormai fuori dai giochi avendo dato una svolta alla propria vita, Ardigò sa di dover scavare nel suo passato da terrorista fuorilegge per scovare l’assassino. Una strada indispensabile da seguire tanto più al rinvenimento di un secondo cadavere, quello di Walter Serassi.

“Un altro fantasma riemerso dal passato remoto, un altro terrorista, ma stavolta uno celebre. Questo era molto più famoso di Sala, del tipografo bombarolo degli scali ferroviari. Era uno dei nomi di spicco della colonna milanese della lotta armata.”

Le storie che si delineano alle spalle dei due assassinati risultano essere un elemento degno di particolare apprezzamento. Nel tracciarle trapela una buona dose di inventiva che non esula in alcun modo esagerato dalla realtà. Tale discorso vale anche per gli altri personaggi che vengono investiti dagli interrogatori, risultano tutti caratterizzati in modo sopraffino. Nell’intrecciarsi delle varie storie del passato vi è poi da sottolineare la grande abilità nel mantenere coerenza e coesione della trama, nessun elemento vi sfugge.

L’intero romanzo, come si può ben percepire dal titolo senza che ciò richieda particolare acume, è ambientato interamente a Milano. È il capoluogo lombardo il punto in comune tra passato e presente.

“Per la solita passeggiata decise, invece, di variare il percorso. Aveva voglia di sfiorare il clima di festa, di vederlo senza toccarlo, senza immischiarsi e farsi contaminare. Risalì da Largo Augusto fino a San Babila. Gli bastò gettare un’occhiata nella calca di corso Vittorio Emanuele per cambiare idea, per cui scelse di tagliare da piazza Meda per infilarsi nei vicoli storici, transitando sotto la casa nativa di Alessandro Manzoni. Una via a senso unico, senza negozi, senza passanti. Silenzio e solitudine per riequilibrarsi dopo quel bagno di folla intravisto nel salotto buono cittadino. Attraversò all’incrocio con via Montenapoleone per andare in via dei Giardini, una via di palazzi di pregio circondati da parchetti interni. Un piccolo angolo di verde e quiete nel centro pulsante di Milano. Poi svoltò in via Fatebenefratelli.”

Milano non solo è il teatro della storia ma protagonista indiscussa. Nel girovagare di Ardigò attraverso la stessa, nulla è lasciato al caso. La città è descritta minuziosamente, gli itinerari narrati risultano ben studiati. Tale è il rigore nel tracciarli che potremmo dire che all’interno del libro, in secondo piano, si delinei una mappa della città che conduce ai luoghi salienti del romanzo.

La prosa di Carcano è essenziale e chiara, mira a fissare quelli che sono gli elementi chiave nella mente del lettore e per questo talvolta potrebbe risultare un po’ ripetitiva. Ma dato il labirinto di vicende è inevitabile tale scelta per far sì che il lettore rimanga ancorato e non si disperdi nei meandri dell’indagine.

Il grande merito di Carcano è quello di aver saputo erigere una trama che muovendosi dall’attualità arriva a toccare alcuni trascorsi significativi del secolo scorso. Un poliziesco incentrato sulla politica, quella di oggi e di ieri. Bisogna ammettere che per quanto riguarda la trattazione odierna, nonostante il tentativo di mantenersi al di sopra delle parti, trapela comunque una certa preferenza politica. Ma ciò non risulta particolarmente ostentato e soprattutto non inficia il romanzo nel suo complesso.

Milano Assassina è un libro ben strutturato e in grado di catturare il lettore. Il richiamo alle vicende degli anni 70’-80’ è vivido e crudo, un disegno meticoloso e preciso del clima imperante in quegli anni.

 “Ma il passato non si uccide, non muore mai. Però a volte torna per uccidere.”

Volendo potremmo anche dire che vi sia un insegnamento di fondo, gli estremismi politici, siano di destra o di sinistra, siano di oggi o di ieri, conducono sempre a scontri e ad azioni facinorose.

Fabrizio Carcano

Fabrizio Carcano (Milano 1973), giornalista professionista, scrive per «Il Giorno» e «Superbasket». Tra gli scrittori milanesi più amati dal pubblico, racconta nei suoi noir il lato oscuro della metropoli: Gli angeli di Lucifero, il suo primo libro, nel 2017 è stato il più scaricato nell’iniziativa Milano che legge. Tra gli altri romanzi ricordiamo: La tela dell’eretico (2012), Mala Tempora (2014), Ultimo grado (2014), L’erba cattiva (2015), Una brutta storia (2016), Il mostro di Milano (2017), Il codice di Giuda (2018) tutti editi da Mursia.

Materiale fornito dall’autore

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