Recensione: “Miseri resti sepolti” di Miriam Palombi

Miseri resti sepolti

Miriam Palombi

Editore: Dark Zone

Anno edizione: 2018

In commercio dal: 12 ottobre 2018

Pagine: Brossura

EAN: 9788899845445

Recensione a cura di Pamela Mazzoni

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Ossessione. Perversione. Follia.
Queste sono le deviazioni che muovono un assassino. Ma cosa succederebbe se le vittime avessero la possibilità di tornare dall’oltretomba e vendicarsi in un modo altrettanto orribile a quello in cui sono state uccise? Vittima e carnefice sarebbero poi così diversi tra loro? Se potessimo guardare nei loro occhi, vedremmo lo stesso cupo abisso. Divisi in vita, uniti nella morte.

Lovecraft diceva che “La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ ignoto”.

Siamo geneticamente nati per credere e, di conseguenza temere, ciò che non possiamo vedere né percepire.

Miriam Palombi, con il suo “Miseri resti sepolti”, ci fa affrontare questa nostra sensazione primordiale, facendocela vivere in prima persona.

Ventitre racconti, ventitre piccole finestre che si aprono su un buco nero, ricettacolo del male,dove si celano aberrazioni inanerrabili.

Con un ritmo serrato ed una scrittura fluida ed affascinante, l’autrice ci accompagna fin nei recessi dell’animo umano, per scandagliare abissi di perversione e  malvagità che è agghiacciante pensare esistano davvero, facendoci trattenere il respiro più di una volta.

L’argomento trattato non è dei più digeribili ma la Palombi, pur usando parole forti, ci porta con misurata leggerezza su di un terreno minato.

Con maestria e dovizia di particolari ci trasforma in spettatori impotenti di omicidi sadici e brutali perpetrati su vittime che, agli occhi dei loro carnefici, non sono altro che negletti agnelli sacrificali sui quali scaricare e placare le loro più bieche pulsioni.

Igor difficilmente si sbagliava. Poteva sentire l’odore della paura, vedere lo sgomento negli occhi delle sue vittime. Suo padre era stato un maestro, gli aveva insegnato a cogliere l’attimo, rimanendo impassibile davanti alla sofferenza altrui”

Empatizziamo con le vittime, riusciamo a sentire il loro stesso terrore, respiriamo il loro dolore, nelle narici l’odore della terra umida che le ricopre, in bocca il sapore metallico del sangue.

Cosa succederebbe però se queste stesse vittime potessero tornare dal regno dei morti?

Non rimarrebbero più soltanto i loro miseri resti sepolti del titolo, perché nell’estremo  gioco di ruolo della Palombi le vittime diventano carnefici e ripagano i loro aguzzini con la stessa moneta, appropriandosi dell’ultimo anelito di vita di chi la vita gliel’ha tolta con tanta ferocia.

Io oramai non ho più capelli, né dita, né un volto. Sono polvere e come tale mi libro, sospinta dal vento.

Ti raggiungo. Mi insinuo nelle narici, nella tua bocca che, socchiusa come un portale, mi accoglie. Scendo in gola, mi aggroviglio in una matassa informe, come una creatura che pulsa di vita nel grembo materno.

……Qualcosa ti impedisce il respiro. Gli occhi ti strabuzzano dalle orbite e annaspi in cerca di aria nuova.

Ora, sazio di me, così prossimo alla morte, assapori quel bacio appassionato.

L’ultimo.”

La sottile linea che divide il bene dal male, la luce dalle tenebre, sparisce in un limbo dove forse non trionfa la giustizia, ma dove la vendetta è vista come un lenitivo per le povere anime straziate delle vittime, violentemente strappate alla loro vita.

Consiglio di leggere questo libro comodamente seduti sulla vostra poltrona preferita, magari di giorno..ci siete?

Aprite il libro, liberate la mente, cominciate a scorrere le pagine.

Siete già entrati nei panni delle vittime, sentite la paura, l’angoscia, il buio che vi reclama?

Quindi, cosa fareste voi?

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