Recensione: “Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe “

Cari amici lettori, oggi vogliamo consigliarvi una lettura riflessiva incentrata sull’assoluto protagonismo di donne straordinarie, Morgana di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri. Il libro, nato dall’omonimo podcast condotto dalle stesse autrici su storielibere.fm, è una vasta e assortita raccolta di biografie di donne diverse tra loro ma che hanno in comune l’abilità di aver saputo superare i limiti imposti e di essere state in grado di affermarsi totalmente senza compromessi.

Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe

Michela Murgia,Chiara Tagliaferri

Illustratore: MP5
Editore: Mondadori
Collana: Strade blu. Fiction
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 3 settembre 2019
Pagine: 240 p., ill. , Brossura
EAN: 9788804717119

Recensione a cura di Rosa Zenone

Moana Pozzi, Santa Caterina, Grace Jones, le sorelle Brontë, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramovic, Shirley Temple, Vivienne Westwood, Zaha Hadid. Morgana non è un catalogo di donne esemplari; al contrario, sono streghe per le donne stesse, irriducibili anche agli schemi della donna emancipata e femminista che oggi, in piena affermazione del pink power, nessuno ha in fondo più timore a raccontare. Il nemico simbolico di questa antologia è la “sindrome di Ginger Rogers”, l’idea – sofisticatamente misogina – che le donne siano migliori in quanto tali e dunque, per stare sullo stesso palcoscenico degli uomini, debbano sapere fare tutto quello che fanno loro, ma all’indietro e sui tacchi a spillo. In una narrazione simile non c’è posto per la dimensione oscura, aggressiva, vendicativa, caotica ed egoistica che invece appartiene alle donne tanto quanto agli uomini. Le Morgane di questo libro sono efficaci ciascuna a suo modo nello smontare il pregiudizio della natura gentile e sacrificale del femminile. Le loro storie sono educative, non edificanti, disegnano parabole individuali più che percorsi collettivi, ma finiscono paradossalmente per spostare i margini del possibile anche per tutte le altre donne. Nelle pagine di questo libro è nascosta silenziosamente una speranza: ogni volta che la società ridefinisce i termini della libertà femminile, arriva una Morgana a spostarli ancora e ancora, finché il confine e l’orizzonte non saranno diventati la stessa cosa.

Manifesto programmatico dell’intera opera, come spiegato dalle stesse autrici, è la copertina che ritrae una “strega”, il cui occhio infiammato mette a fuoco in due sensi: guardando la realtà e accendendola.

Punto di raccordo di tutte le protagoniste del libro è proprio una strega, precisamente quella del ciclo di re Artù, Morgana, esse si muovono sotto il suo segno e ne rispecchiano l’inquietante turbamento che suscitano nei più, siano essi maschi o femmine. La scelta di tale figura risulta sicuramente comprensibile e ben ponderata, poiché da sempre l’immagine della strega ingloba in sé tutte quelle donne che risultano eretiche rispetto a quella che è la dottrina di una società patriarcale.

Difficile invocare sorellanze ideali: queste donne sono tutte “figlie uniche” e forse è meglio così. Buoni sentimenti nelle loro vite ne troverete pochissimi: avevano i propri, come tutti, e che fossero buoni o cattivi non è sembrato mai loro un problema. Molte hanno lottato duramente per conseguire i propri risultati, ma nessuna lo ha fatto in modo accettabilmente eroico. Sono state attaccate, disprezzate, condannate, additate, e se i tempi fossero stati diversi sarebbero state tutte bruciate. (…) Tutte hanno pagato a carissimo prezzo ogni passo, ma anche nei percorsi di vita più egoistici e solitari hanno saputo tracciare, consapevoli o meno, il pezzo di strada in più che anche noi oggi percorriamo. Le loro non sono storie edificanti, ma di sicuro sono educative. Formano alla libertà, alla presa di distanza dalle regole imposte e al coraggio di essere se stesse anche quando intorno nessuno capisce chi sei o cosa stai facendo, donne comprese. Strane, difficili, non convenzionali e persino stronze, a modo loro tutte vengono dal misterioso albero genealogico di Morgana, un seme che passa di mano in mano e arriva a chiunque, maschio o femmina, voglia vivere senza dover giustificare l’unicità della propria storia.

Le donne trattate sono state accuratamente scelte, esse non solo non rispecchiano alcuno stereotipo ma non hanno in sé alcun germe eroico né vengono in alcun modo idealizzate, spazzano via completamente le donne angeliche rassicuranti e domite. Le Morgane sono individui liberi in grado di sovvertire l’ordine costituito, dotate di un ego che ha bisogno di una piena realizzazione e che non accetta limiti e convenzioni imposti della società, ma che soprattutto non ha timore nel farci i conti e che non si lascia scalfire dai colpi ricevuti.

Nel testo si parla della “sindrome di Ginger Rogers” quale nemico da abbattere, questa consisterebbe nell’idea che una donna per raggiungere gli stessi risultati di un uomo debba farlo in modo migliore, proprio come Ginger Rogers che senza l’ulteriore difficoltà dei tacchi a spillo probabilmente non sarebbe mai stata considerata una brava ballerina al pari di Fred Astaire. Secondo lo stesso principio il sesso femminile deve essere dotato di un forte spirito di abnegazione e di sacrificio per realizzare le proprie ambizioni. Le seguaci di Morgana non rispettano nulla di tutto ciò e in alcun modo hanno sentito la necessità di doversi dimostrare perfette e migliori, il testo coglie questo aspetto in modo significativo e ci consegna dei ritratti autentici e particolarmente incisivi. Siamo abituati solitamente a opere di elogi che rasentano l’esemplarità ma risultano poco realistici e troppo distanti da noi tutti.

Morgana, invece, è un libro coraggioso così come i soggetti delle proprie rappresentazioni, non ha alcun sentimento di trepidazione nell’associare donne completamente distanti e nell’evidenziarne pregi e difetti. Perfino Santa Caterina da Siena, celebrata come una figura che non ha timore di far sentire la propria voce e di apparire strana, senza metterne in dubbio mai la grandezza, è colta in una sua parte poco conosciuta, quella più bellicosa.

“Per Caterina ci sono differenze radicali tra una guerra e l’altra e quando l’azione delle armi le sembra giusta non ha alcuno scrupolo a invocarla. Se la guerra tra battezzati le sembra una prospettiva orribile, non esita a incitare invece il papa alla crociata contro i musulmani per la liberazione dei luoghi santi, perché la fede vive e si mantiene solo in condizioni di libertà e verità.”

Accanto al sacro però vi sono una serie di ritratti profani, tra cui sicuramente spicca quello della pornostar Moana Pozzi, tanto più in quanto precede quello della Santa. Nessuna demonizzazione per la sua scelta di vita, non è presente alcuna facile apostrofe di donna oggetto, Moana Pozzi bensì è rappresentata come una donna consapevole dei propri istinti e che rigetta quel tipo di morale ipocrita e bigotta che li associa unicamente agli uomini.

“Lei infatti non solo ha le pulsioni, ma vuole farne un mestiere e non ha alcuna intenzione di praticarlo nell’ombra. In un mondo binario dove puoi essere solo santa o puttana, lei di diventare santa non ha mai avuto l’intenzione. (…) Effettivamente Moana è proprio così, un’Alice che sembra ricalcare il cliché della donna oggetto, ma che nessuno riesce mai, nemmeno durante un amplesso, a possedere veramente. “

Passano poi in rassegna donne che hanno saputo “giocare” con la propria immagine al di là di qualunque norma comune e renderla espressione non censurata di sé e delle proprie idee. Tra queste sicuramente risalta l’artista Marina Abramović, che ha reso il proprio corpo una forma d’arte altamente comunicativa sottoponendolo non di rado a pratiche torturanti.

 “Il suo corpo ha frantumato schemi e convenzioni, è indubbiamente teatro di una guerra segreta e permanente, ma anche il suo primo strumento di libertà culturale e sessuale.”

O ancora la modella e cantante Grace Jones con i suoi look mutevoli e all’avanguardia, altamente scandalistici, in grado di superare la divisione sessuale binaria.

“Il legame tra estetica e identità raramente è apparso più chiaro in un’altra donna e poche volte si verificherà dopo con la stessa nettezza: Grace vuole diventare come appare perché vuole apparire come è.”

Ma vi sono anche Morgane che sembrano essersi prestate all’immagine richiesta dalla società senza però aderirvi mai totalmente. Ecco dunque spuntare la piccola enfant prodige Shirley Temple, la più giovane Morgana, che ci ha abituato a un’immagine fanciullesca di candore rapidamente rovesciata.

“(…) racconteranno di come in realtà il piccolo angelo dello schermo sia una bambina pestifera, per niente innocente e molto ambiziosa, ma Shirley, (…) da tempo non si cura di quel che gli adulti pensano di lei.”

Altro nome sicuramente molto noto è quello di Moira Orfei, la cui seducente bellezza accentuata da uno stile ben studiato ha dato inizio alla sua brillante carriera rendendola una celebre icona. Proprio su quei canoni estetici aderenti alle convenzioni dell’epoca la donna ha saputo agire così sapientemente da immortalarli in modo rivoluzionario nonostante il passaggio della gioventù.

 “(…) mentre aderisce allo sguardo maschile dell’epoca e dunque non sembra mettere in scena alcuna rottura rispetto allo stereotipo della donna desiderabile, Moira compie in realtà la sua vera rivoluzione, agendo sull’immaginario femminile molto più che su quello degli uomini. Dove i maschi vedono una bella donna, le donne vedono una creatura che a partire da quella bellezza – il bene più deperibile di tutti – costruirà la sua apoteosi, rendendola così strutturale da lasciarla potente anche quando, appesantita dai chili e dagli anni, bella secondo i canoni Moira non lo sarà più.”

Se la piccola attrice e la circense hanno saputo adottare l’aspetto da loro richiesto, c’è anche chi non vi si è mai piegato e vi si è contrapposto in nome della propria e indomabile individualità, come la pattinatrice artistica su ghiaccio Tonya Harding.

“Il mondo del ghiaccio chiede principesse, ma quel salto è l’unico che Tonya non può fare. L’immagine color pastello, zuccherosa e favolistica che chi volteggia sui pattini deve impersonare, almeno secondo la Figure Skating Association, è il contrario del suo carattere e della sua sensibilità.”

Non può mancare in questa svariata galleria una Morgana che ha sconquassato per sempre la moda dando un forte impulso allo stile punk, la stilista Viviene Westwood in grado di elaborare un vestiario utilizzando elementi lontani dall’estetica comune e altamente dissacranti.

“Vivienne dice che “l’invenzione non consiste nel creare dal nulla, ma dal caos”. Dal caos nascono molte cose belle, come belli si rivelano i suoi abiti sovversivi, tagliati, ricuciti e riempiti di spille da balia, che sono un tripudio di lamette, collari borchiati, kilt strappati. Come un alchimista, trasforma una subcultura in moda e lo fa incollando sulle t-shirt nere ossa di pollo bollite, candeggiate e incatenate fra loro a comporre la parola “rock”, tappi di bottiglia, chiusure lampo in corrispondenza dei capezzoli, spalline ottenute da pneumatici di bicicletta.”

Attraverso un continuo incrociarsi delle ascisse temporali e spaziali, non possiamo non trovare le tre sorelle Brontë, che rigettano i classici ruoli femminili dell’età vittoriana per divenire scrittrici sotto pseudonimi maschili, “pioniere inconsapevoli, dalla provincia contadina più estrema saranno capaci di scardinare tutti i confini in cui la donna è stata relegata fino a quel momento, influenzando generazioni e generazioni “

La galleria si conclude con la temeraria e originale architetta Zaha Hadid, in grado di scalare con successo il vertice del potere maschile e che diviene l’emblema della Morgana condannata per il solo fatto di essere una donna che, partendo da una condizione agiata, ce l’ha fatta senza alcun martirio.

“C’è chi la definisce un genio e chi un totale bluff, e per parlare di lei si collezionano una rosa di aggettivi che spaziano da arrogante ad antipatica, senza dimenticare stronza, prepotente (decide persino i colori che gli invitati devono indossare all’inaugurazione delle sue opere) e snob. (…) Se sei una donna è assai probabile che resterai solita stronza per sempre, specialmente se avevi i numeri per essere maestra sin da subito. Il mondo le donne le vuole vittime e perdona loro il successo solo se rappresenta il riscatto da una condizione drammatica e svantaggiata. In loro tollera il talento solo se chiedono scusa per il fatto di averlo, bussando piano piano ed entrando in punta di piedi laddove gente che vale un terzo spalanca le porte con baldanza.”

Le Morgane rappresentate sono in grado di trapelare un’energia estremamente potente che investe in modo irruento chi vi si accosta, lasciarvisi pervadere e attraversare nelle membra porta a momenti di estasi fortemente formativi e liberatori. La forza prorompente emanata non è però solo conseguenza delle vite delle Morgane, ma anche della scelta di raccontarle approfonditamente senza forzate edulcorazioni. Contribuisce a tale benefico effetto finale sicuramente anche la prosa, cristallina ma veemente, incalzante e intrigante, ricca di aggettivi ma anche di figure superbamente esplicative.

Tutte le Morgane hanno battuto i propri sentieri con solchi profondi donandoci tracce da seguire per una piena attuazione di sé, ripercorrere i passi di queste donne irriducibili riesce a scatenare dei moti emozionali tempestosi e ispiratori nell’intimo io di ognuno di noi, donando una nuova e fiammeggiante luce ai nostri singoli cammini.

Michela Murgia

Michela Murgia (Cabras 1972) è una scrittrice italiana. Ha esordito nel 2006 con Il mondo deve sapere da cui è stato tratto un film di Virzì. Tra i suoi libri ricordiamo Accabadora (Premio Campiello 2010), Ave MaryChirùIstruzioni per diventare fascisti e Noi siamo tempesta. Le sue opere sono state tradotte in più di 30 Paesi.

Chiara Tagliaferri

Chiara Tagliaferri ha lavorato come autrice di trasmissioni radiofoniche di successo per Radio2. Ha collaborato al Festival “L’Eredità delle Donne” diretto da Serena Dandini e attualmente collabora con Storielibere.fm, la piattaforma più innovativa di narrazioni audio online.

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