Recensione: “Nero a Milano” di Romano De Marco

Cari amici lettori, oggi vogliamo porre alla vostra attenzione un libro che sicuramente sarà all’altezza delle vostre aspettative, l’ultimo thriller di Romano De Marco, Nero a Milano, un romanzo davvero avvincente in grado di sollevare entusiasmo per i patiti del genere e non. Cogliamo inoltre l’occasione per ringraziare l’autore per la menzione del nostro blog nei ringraziamenti, ne siamo stati davvero onorati.

Nero a Milano

Romano De Marco

Editore: Piemme
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 18 giugno 2019
Pagine: 352 p., Rilegato
EAN: 9788856672237

Recensione a cura di Rosa Zenone

Una villetta abbandonata da anni, alla periferia di Milano. Due cadaveri carbonizzati, nessun indizio, nessun movente. È questa la matassa che il commissario Luca Betti deve sbrogliare, in uno dei periodi più complicati della sua vita. La separazione dalla moglie e il difficile rapporto con la figlia fanno crollare quelle deboli certezze di poter contare su degli affetti stabili. Ma non c’è tempo per i dolori personali, risolvere l’indagine è l’unica priorità che può dare uno scopo alla sua vita e farlo sentire ancora vivo. Marco Tanzi è diventato un investigatore privato di successo. Sembra essersi lasciato alle spalle le tremende esperienze vissute negli ultimi anni, ma la realtà è ben diversa. Per sfuggire ai suoi fantasmi personali, accetta un caso che rischia di farlo ripiombare negli incubi del suo passato più oscuro. Deve rintracciare un diciottenne con problemi mentali, figlio di una coppia dell’alta borghesia milanese, fuggito per andare a vivere fra i clochard. E quando uno spietato serial killer inizia a far strage di senzatetto a colpi di rasoio, la sua indagine si trasforma in una corsa contro il tempo. Mentre sulla città incombe un cielo più nero che mai, le strade dei due amici ed ex colleghi torneranno fatalmente a incrociarsi. E si troveranno, ancora una volta, davanti a scelte dolorose destinate a segnare per sempre le loro vite.

“Resta ancora qualche secondo a osservare i due che respirano a fatica tra le esalazioni della benzina, con gli occhi ridotti a voragini spalancate su un buco nero di puro orrore. Estrae dalla tasca uno Zippo. Lo accende e lo posa a terra davanti all’ingresso, poi esce chiudendo piano la porta. I vapori impiegano pochi secondi a raggiungere la fiamma. Alle spalle della figura che si allontana sul vialetto, le finestre della casa si illuminano, come fosse tornata l’energia elettrica dopo un guasto causato da un temporale. Ma nessun temporale incombe su Milano, stanotte, solo un cielo limpido e freddo. E più nero che mai.”

Tale oscuro scenario, dettagliato quanto misterioso, funge da apertura al romanzo. Si delinea già dal principio un’atmosfera cupa ed enigmatica, ricca di particolari cruenti e macabri, senza esplicitare però in alcun modo gli attori che vi si muovono e le circostanze.  La lettura del prologo traccia il clima che si respirerà nell’intero romanzo e invita a calarvisi per trovarvi le risposte che già cominciano ad accumularsi nella mente del lettore.  Un inizio accattivante che fin da subito mostra il calibro del libro.  

Un elemento che sicuramente contribuisce a rendere il quadro più contorto e ad amplificare la suspense, con risultati degni di lode, è il continuo cambio narrativo, poiché oscilla tra la narrazione eterodiegetica e omodiegetica. Quest’ultima inoltre varia ulteriormente alternando diverse voci interne alla narrazione.

I personaggi non sono involucri vuoti o caratteri fissi, sono tutti dotati di un proprio spessore e di una propria storia. La caratterizzazione di tutti, inclusi quelli secondari, trasmette un forte impatto e tende a non farli passare inosservati. Un personaggio indimenticabile è sicuramente la collaboratrice di Betti, l’ispettore capo Luisa Genna, donna tenace e testarda nonostante le difficoltà in cui sta vivendo, pronta a tenere duro e a essere fedele a se stessa in ogni caso.

“Luisa Genna lo osserva per capire se parla sul serio. Alla fine decide per un sì. E comunque gliene importa poco, adesso ha solo voglia di sentirsi viva, desiderata. Ancora una volta.”

I due protagonisti, l’ispettore privato Marco Tanzi e il commissario Luca Betti, risultano vividi e reali nelle emozioni e nei sentimenti, non sono figure idealizzate in alcun modo, seppur dotati dei propri valori non rasentano la santità e si presentano perfetti proprio per le loro imperfezioni.

“Guardo la mia vita. Mi scorre davanti agli occhi come se fosse un film, interpretato da qualcuno che l’ha vissuta al posto mio.  (…) Le immagini dentro allo specchio si muovono veloci, come una giostra di cavalli che aumenta, inesorabile, il ritmo delle rotazioni. E anche il tempo vola via, mentre si assottiglia la riserva di quello che mi resta da vivere. (…) C’è chi sostiene che sia l’amore a dare un senso alla giostra. Ma io ho bevuto a quella fonte avvelenata, e non è stato un granché, grazie. È una trappola, una buca che ci scaviamo da soli e dove finiamo per cadere. I figli? Quelli sono una condanna biologica, un marchio indelebile impresso a fuoco dentro all’anima. E poi nient’altro. A parte la crudeltà umana, la follia, l’egoismo, la solitudine senza speranza. Solo queste sono le cose reali, indiscutibili. Sono così evidenti, così incontestabili. Nessuna scusa, quindi, solo un’ultima domanda: che ci faccio qui? Né futuro, né passato… e il presente non esiste.”

De Marco con maestria pone il proprio accento sull’introspezione dei suoi personaggi, in particolar modo di Betti e Tanzi, rappresentandoli nelle proprie sofferenze e frustrazioni, riuscendo ad esternarle in modo convincente ed incisivo. I suoi protagonisti non sono uomini al di sopra di tutto, ma segnati dalle proprie esperienze e assorbiti dai propri pensieri, ma ciò non esclude il fatto che siano profondamente in gamba e in grado di regalare forti emozioni e scene avvincenti.

“Per un attimo valuta la possibilità di lasciare la polizia e di chiedere a Marco di poter entrare in società con lui. Non ne hanno mai parlato e a Luca dispiace che l’amico non abbia pensato di proporglielo. Ma forse è proprio perché lo conosce meglio di chiunque altro e sa bene che, senza il distintivo, lui sarebbe perduto. La responsabilità di quel ruolo istituzionale, il potersi considerare un difensore ufficiale della legge, è forse l’unico motivo che gli permette di tenere ancora insieme i pezzi della sua vita.”

Marco Tanzi e Luca Betti sono legati da una forte amicizia basata su autentici e leali valori, si conoscono alla perfezione e sanno di poter ciecamente contare l’uno sull’altro. Nonostante i mestieri diversi gli strani episodi che si verificano a Milano li porranno sulla stessa strada.

Il commissario Betti dovrà affrontare l’omicidio di due coniugi carbonizzati in una villetta, ma il caso si rivelerà particolarmente difficile poiché non risulta l’unico episodio degno di attenzione verificatosi in quella famiglia.

«L’idea, dottore, è che una morte catalogata come accidentale, seguita da un suicidio con degli elementi poco chiari e un doppio omicidio plateale, avvenuti nell’arco temporale di un mese nell’ambito dello stesso nucleo familiare, non possono essere fatti scollegati fra loro. Vorrei indagare a trecentosessanta gradi per trovare delle connessioni.»

Betti si inoltrerà in un’indagine che svelerà elementi torbidi e raccapriccianti e che coinvolgerà una fitta schiera di personaggi privi di scrupoli. La risoluzione sarà complicata e sottoposta a continue messe in dubbio, il lettore ne viene assorbito e non riuscirà a distogliervi la propria attenzione.

 Dall’altra parte Marco Tanzi ha invece accettato l’incarico di ritrovare Davide Prandi, agiato e problematico diciottenne che è fuggito di casa per vivere come un clochard.

 “Sono come quel gatto, che vuol passare la vita a guardare il mondo degli uomini sapendo che non ne farà mai parte”

La ricerca del ragazzo però si scontrerà con la vicenda di un serial killer che in quel periodo sta disseminando il panico mietendo numerose vittime tra i senzatetto, ciò assicurerà una buona dose di trepidazione anche su questo fronte.

 “Ma, con un gesto rapido e preciso, il rasoio da barbiere che l’aggressore brandisce con l’altra mano gli apre un taglio netto sul collo, intaccando la carotide e recidendogli di netto un’arteria. Gianni stramazza a terra senza nemmeno portarsi le mani alla gola. E non riesce a comprendere le parole del suo carnefice, mentre tutto diventa sfocato e lo sguardo s’infrange contro un muro di oscurità.”

I senzatetto uccisi hanno un nome e una storia alle spalle, ciò tende a creare un forte e straziante impatto arricchito dalla descrizione di numerosi e cruenti dettagli inerenti gli omicidi. Ciò testimonia come davvero non si possa dire che all’interno del romanzo vi sia un solo elemento privo di cura.

Tale discorso vale anche per le numerose scene di azioni, scontri e inseguimenti, tutte tracciate con una minuziosità tale da visualizzarle dinanzi ai propri occhi e da destare forte tensione per gli esiti.

“Ci riprova ma stavolta so cosa aspettarmi. Gli blocco il polso con una mano, ruoto su me stesso di 180 gradi e lo colpisco duro con una gomitata in pieno volto. Sputa sangue e un paio di incisivi, gli cedono le ginocchia e si accascia al suolo come un sacco vuoto. L’altro, intanto, si sta riprendendo e rischia di strozzarsi col suo stesso vomito. Sollevo il piccoletto da terra, afferrandolo dal colletto della lurida camicia che indossa e dalla cintola, e glielo butto addosso. Rotolano entrambi bestemmiando, poi arretrano carponi come cani bastonati. Mi fissano con occhi feroci, indecisi sul da farsi.”

Unico teatro dell’intera narrazione è Milano esposta nei suoi vari quartieri tramite il lungo girovagare dei protagonisti. Le scene avvengono in zone precise e ben delineate, lasciando trapelare oltre a una forte attenzione nelle scelte compiute anche un’ottima conoscenza del capoluogo lombardo.

“Il convento del Sacro cuore di Gesù è collegato alla chiesa con lo stesso nome, che ha compiuto da poco cent’anni. A Milano è conosciuta anche come Tempio votivo del Sacro cuore o, più semplicemente, chiesa dei Cappuccini di viale Piave. Quando fu eretta, sulle rovine della cappella del convento di Monforte, si trovava in aperta campagna. Oggi, al posto dei campi, si estende un immenso stradone lungo il quale si alternano palazzi liberty e osceni fabbricati in stile anni Settanta. Nonostante il proliferare di banche, Compro oro e negozi di elettronica da due soldi, viale Piave riesce ancora a mantenere una sua signorilità, meno marcata rispetto alla parallela viale Majno.”

La trama è ben strutturata e mai lineare o banale, nessun particolare è tralasciato, l’impianto costruito risulta fitto e intrigante. A far da padrone sulla scena sarà la suspense, tutte le ipotesi sono destinate a crollare poiché i risultati dell’indagine saranno del tutto imprevedibili e lasceranno il lettore sorpreso e estasiato. Una volta terminata la lettura non si potrà che esprimere il proprio apprezzamento che tramite un “Wow!”.

La scrittura è scorrevole, limpida ma abbondante senza risultare in alcun caso appesantita. Il ritmo inizialmente pacato tende ad accelerare e a trascinare sempre più il lettore, come una corsa in moto che diventa sempre più spedita e ricca di adrenalina.

Nero a Milano è un romanzo scritto in modo scrupoloso e accurato, ogni elemento che lo compone concorre a creare un thriller travolgente ed emozionante come pochi, basta aprirlo per lasciarsi immediatamente conquistare.

«Sono solo un uomo e non conto un cazzo. Non ho mai pensato di poter fare la differenza nemmeno a casa mia, figuriamoci nel mondo. Viviamo in una giungla di convenzioni da rispettare, costretti a essere quello che gli altri si aspettano da noi. Facciamo finta di contare qualcosa, di seguire una strada, ma siamo allo sbando, senza una meta e senza un senso.»

Romano De Marco Cover

Romano De Marco

Classe 1965, è responsabile della sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Esordisce nel 2009 nel Giallo Mondadori con Ferro e fuoco, ripubblicato in libreria nel 2012 da Pendragon. Nel 2011 esce il suo Milano a mano armata (Foschi, Premio Lomellina in Giallo 2012). Con Fanucci pubblica nel 2013 A casa del diavolo e con Feltrinelli Morte di Luna, Io la troverò e Città di polvere (gli ultimi due finalisti al Premio Scerbanenco-La Stampa nel 2014 e nel 2015). I suoi racconti sono apparsi su giornali e riviste, tra cui “Linus” e il “Corriere della sera”, e i periodici del Giallo Mondadori. Vive tra l’Abruzzo, Modena e Milano. Per Piemme ha pubblicato L’uomo di casa (2017) e Se la notte ti cerca (2018)

Condividi:

Be the first to comment

Rispondi