Recensione: “Neverworld ” di Marisha Pessl

Neverworld

Marisha Pessl

Traduttore: V. Daniele

Editore: Mondadori

Collana: Chrysalide

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 26 marzo 2019

Pagine: 247 p., Rilegato

EAN: 9788804707844

Età di lettura: Young Adult

Recensione a cura di Chiara Mearelli

Martha, Whitley, Kipling, Cannon e i due fidanzati Beatrice e Jim sono l’inossidabile gruppo della Darrow-Harker School di Warwick, inseparabili fino alla tragica morte di Jim, avvenuta in circostanze misteriose. Beatrice si allontana dagli amici nel tentativo di elaborare il dolore, ma soprattutto nella certezza che gli altri sappiano più di quanto dicono. A un anno di distanza Whitley decide di riunirli tutti per il suo compleanno e inaspettatamente anche Beatrice accetta, nella speranza non espressa di saperne di più: i cinque ragazzi si ritrovano a condividere una serata di alcol e balli, cercando di superare un evidente imbarazzo e un’allegria forzata. Al ritorno, ormai ubriachi, sono coinvolti in un incidente dal quale sembrano uscire del tutto illesi. Sarà uno strano ospite, un uomo misterioso ed inquietante, a rivelare che quell’incidente li ha inchiodati in uno spazio tra la vita e la morte, il Neverworld, dal quale solo uno di loro potrà uscire vivo. Perché ciò accada dovranno decidere il nome del prescelto votandolo all’unanimità. Nel frattempo saranno condannati a rivivere a ripetizione sempre lo stesso giorno senza possibilità di fuga. Dopo un iniziale incontrollato rifiuto e tentativi individualistici e afinalistici di risoluzione, i ragazzi capiscono che devono cercare insieme la via di uscita e che potranno trovarla solo scoprendo cosa è successo a Jim la sera in cui è morto. In un percorso che si farà ogni volta più difficile, la verità si avvicinerà fino a rivelarsi del tutto, facendoli riscoprire uniti e fornendo la chiave per poter evadere finalmente dal Neverworld e liberarsi dalla dimensione in cui sono condannati.

Già dalle prime battute Neverworld è un libro che cattura. La voce narrante, in prima persona, subito parte svelandoci una morte misteriosa di un ragazzo amato e perfetto e serve a trascinarci direttamente al centro del romanzo, nel cuore della protagonista. Lo stile è vivace, ritmato fino ad essere vorticoso e la storia è coinvolgente fin dall’inizio. La figura del Custode viene a rivelare il primo colpo di scena a noi e ai protagonisti («Siete tutti morti») a romanzo appena iniziato.

E’ facile seguire la protagonista Bee, che presenta se stessa, il proprio scenario emotivo e il contesto che la circonda in maniera immediata, introducendo allo stesso modo gli altri personaggi, connotandoli senza svelarli, perché lascerà che lo facciano da soli: il tratteggio  si arricchirà di sfumature attimo dopo attimo, di pari passo con il paesaggio del Neverworld, mutevole e insidioso.

Il Neverworld: una dimensione in cui lo spazio e il tempo sono relativi ed elastici, ma vincolati alla costante di un giorno fisso, venerdì 30 agosto, che torna continuamente in una ripetizione infinita. Ancora. Ancora. E ancora. E non li libera e non ci libera mai.

Il lettore si trova sospeso nella spirale del tempo assieme ai protagonisti, attraversa i percorsi delle loro veglie, prova la loro stessa inquietudine di fronte al Custode, memento di un ultimatum terribile, implacabile: la condanna di quattro e la salvezza di uno solo. La possibilità di evadere sembra comunque assolutamente remota, perché presuppone un’unità che i ragazzi sono ben lontani dal poter ritrovare. Anzi, progressivamente diventantano evidenti tutte le omissioni e le finzioni che hanno caratterizzato il loro gruppo anche alla Darrow, accrescendo la nostra ansia di sapere come potranno superarle e come raggiungeranno l’epilogo.

Nel loop interminabile in cui sono costretti, facendo i conti con se e con gli altri, mentre emerge la verità sulla morte di Jim in mezzo alle molte verità sulle loro vite, seguendo un percorso molto simile a una catarsi, i ragazzi rappresentano una metafora di ciò che normalmente accade a tutti gli individui: di dover prima o poi fare i conti con i propri fantasmi per potersi riscoprire liberi.

“Lo guardavo e pensavo che in realtà non vediamo mai davvero gli altri. La memoria si rivela una lavoratrice pigra, che punta a fare il minimo sforzo possibile. Quando una persona è viva e ce l’hai sempre intorno, non si prende la briga di registrare tutti i dettagli; e quando muore, ti fotocopia lo stesso ricordo un milione di volte, così che i dettagli si perdono: le lentiggini, il sorriso malizioso, le rughe intorno agli occhi.”

“Crediamo di ricordare il passato esattamente, ma i nostri ricordi sono fantastici e fugaci come sogni. È facile odiare la più bella, adorare il genio, amare la rockstar, fidarsi della brava ragazza.

Non è mai l’unica storia.

Siamo tutti antologie.”

E mentre loro si smarriscono, il lettore non si perde mai: l’autrice è capace di mantenere un costante filo d’Arianna nella narrazione e non è costretta nemmeno a forzare troppo la mano. Ne risulta una fluidità di fondo che, senza scadere mai nel banale, è uno dei pregi maggiori di questo libro. La volata finale conduce ad uno scioglimento che quasi non ti aspetti e ti rendi conto di essere stato con il fiato sospeso per tutto il tempo.

Tornare alla realtà dopo Neverworld costa un certo sforzo. In parte perché è un libro che si divora e tiene legati senza possibilità di fuga fino alla fine. In parte perché l’atmosfera che si respira sembra rimanerti sospesa attorno anche dopo l’ultima pagina, come se ti aspettassi di vedere vetri che si incrinano, tempeste di pioggia e calendari che segnano sempre lo stesso giorno anche con il libro ormai chiuso sul tavolo. O un Custode che viene a bussare alla tua porta nella notte….

MARISHA PESSL

È una scrittrice americana che vive a New York con il marito e i figli. In passato ha pubblicato per Bompiani Teoria e pratica di ogni cosa (2006) e Notte americana (2015). Neverworld (Mondadori, 2019) è il suo primo romanzo young adult.

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