Recensione: “Paura a Milano” di Donata Scannavini

Paura a Milano. Un’indagine del commissario Brambilla

Donata Scannavini

Editore: ilmiolibro self publishing

Collana: La community di ilmiolibro.it

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 15 febbraio 2019

Pagine: 188 p., Brossura

EAN: 9788892355071

Recensione a cura di Rosa Zenone

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In un’apparente normale giornata di dicembre, il commissario Ernesto Brambilla, ormai di servizio a Milano, viene avvisato della presenza di un cadavere: un uomo giace morto in seguito a numerose coltellate che gli sono state inferte. Iniziano dunque i vari accertamenti del caso e le conseguenti indagini. La pista da seguire sarà per Brambilla lunga e impervia, ciò che non sa, infatti, è che quello che potrebbe sembrare il frutto di una banale rapina finita male, in realtà è solo il primo di una lunga serie di delitti. Vittime accomunate dalla stessa furia omicida senza nessun evidente contatto tra loro. Tra punti morti nell’investigazione e lunghi interrogatori, il commissario dovrà scavare in un passato lontano che sembra essere tornato fuori con forte violenza …

“Si aprì di colpo la porta dell’ufficio del commissario Ernesto Brambilla, il quale era seduto alla sua scrivania e stava tentando di riepilogare i dati relativi a un’indagine su un grosso giro di stupefacenti, che seguiva da tempo. Entrò come un fulmine la poliziotta Silvana Orlando…”

Si apre così il nuovo caso che coinvolge Brambilla. La narrazione comincia in medias res, nel momento in cui gli viene annunciata la notizia del ritrovamento del cadavere da parte di una collega, che entra come un fulmine, in effetti, rimanendo sempre in ambito metaforico, la sua ambasceria porterà tempesta nella vita del protagonista.

L’apertura senza preamboli introduce immediatamente il lettore nell’ufficio del commissario, cominciando così a delineare quel clima di confidenza ed empatica partecipazione nei confronti di Brambilla che si estende per l’intero romanzo.

D’altronde addentrandosi nella lettura, sarà impossibile non provare simpatia per il commissario, lodevole è la sua caratterizzazione. Egli, infatti, seppur ligio al proprio dovere e stoico nello svolgerlo, è delineato in tutta la sua semplicità d’animo e umanità.

“Chiuse gli occhi e si immaginò nelle sue valli, circondato da silenzio, alberi e fiori, con la sua Anna vicino.”

Amante delle valli e delle montagne della sua natia Clusone, Brambilla mal sopporta la frenesia e il grigiore di Milano. Il suo trasferimento, in seguito alla promozione ottenuta per aver risolto un precedente caso (narrato in una Vacanza pericolosa), è mal sopportato dallo stesso. Pur dedicandosi appieno e appassionatamente al proprio lavoro, non riesce a non rimpiangere l’assenza di tranquillità.

L’autrice ben chiarisce il carattere riservato e schivo del suo protagonista, soprattutto nel confronto con il medico legale Cassola che:

“…più volte aveva ironizzato sugli atteggiamenti del nuovo commissario del Fatebenefratelli, che rifuggiva da ogni personalismo e si concentrava sugli aspetti pratici delle vicende sulle quali era chiamato a indagare.”

La scrittrice, attribuendogli tali caratteristiche, ne fa il portavoce ideale all’interno di una diatriba attuale:

“Il commissario era molto infastidito dal rumoreggiare e applaudire- a suo avviso fuori luogo- da parte del pubblico. Stava assistendo all’ennesima spettacolarizzazione del dolore e delle tragedie altrui, cosa che aveva sempre deprecato.”

Ad avvicinare il lettore a Brambilla contribuisce anche la sua fragilità e il suo scoraggiamento da comune mortale. Non è infatti un uomo che si pone super partes rispetto alle vicende che si trova ad affrontare, senza alcun cinico distacco verso le stesse che, piuttosto, hanno una forte ingerenza sul suo umore. Più volte assisteremo, nelle varie sequenze, all’accensione dei suoi sigari per distendere i propri nervi provati.

Ci troveremo alle prese però con un instancabile commissario che non si sottrarrà dal girovagare in lungo e in largo. Nel suo dinamismo sarà possibile incontrare una folta galleria di personaggi, che ci si pareranno dinanzi grazie alle proprie specifiche caratterizzazioni. Allo stesso tempo ci sembrerà di scorgere i diversi paesaggi lombardi, descritti sapientemente con poche pennellate.

“Montisola può essere definita la perla del lago Sebino: è una montagna su un’isola, dove il tempo sembra essersi fermato secoli fa. Le automobili non possono percorrerla, vengono usate solo biciclette e un autobus che passa a fatica nei vicoli stretti. Lungo le sue sponde sono ormeggiati i naet, antiche imbarcazioni dei pescatori locali.”

Paura a Milano è un romanzo giallo – poliziesco dal ritmo lento inizialmente, ma che tende poi a divenire sempre più incalzante con lo scorrere delle pagine. Avanzando nella lettura, si succederanno numerosi colpi di scena all’interno di una vicenda che sembrerebbe non giungere mai alla fine.

La narrazione è in terza persona e segue le indagini di Brambilla e dei suoi collaboratori, soffermandosi a esplicare i pensieri del protagonista. Costante del romanzo risulta essere sicuramente lo stile scorrevole e lineare, sempre limpido.

Un romanzo che scorre velocemente tra le mani, da leggere magari davanti a una bevanda tanto cara a Brambilla, il caffè, così da evitare che la sua continua menzione ne faccia annusare l’aroma senza poterlo assaporare.

Donata Scannavini.

Donata Scannavini è nata a Milano nel 1967. Laureata in pedagogia, collabora con diverse realtà del no-profit. Attualmente ricopre la carica di presidentessa di Amalo- Auto Mutuo Aiuto Lombardia. Oltre a Paura a Milano, ha precedentemente scritto un altro romanzo giallo avente per protagonista Ernesto Brambilla, Una vacanza pericolosa nel 2016. È inoltre autrice di La donna nella Bibbia del 2011

Materiale fornito dall’autrice

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