Recensione: “Pensavo fosse un comico, invece era Troisi”

Carissimi lettori, è davvero con immenso piacere che oggi vi parlerò di questo libro, un’opera davvero speciale che ci permetterà di conoscere meglio e ricordare il meraviglioso Massimo Troisi, un uomo incredibile che ci ha lasciato tantissimo e che è andato via troppo presto. È davvero con commozione che vi chiedo di seguirmi in questo viaggio attraverso la sua vita.

Pensavo fosse un comico, invece era Troisi

Ciro Borrelli

Curatore: Anita Curci
Editore: Phoenix Film Production
Anno edizione: 2019
Pagine: Brossura
EAN: 9788894389654

Recensione a cura di Manuela Morana

Un vuoto incolmabile, ecco cosa ha lasciato Massimo Troisi quando, 25 anni fa, durante le riprese del film Il postino, si è spento all’età di 41 anni. Un vuoto incolmabile, nel cinema e nel cuore degli ammiratori. Resta il ricordo dell’ironia, del linguaggio, che gli erano propri; di quella singolare capacità di irridere ogni stereotipo, riuscendo così a farsi amare da tutti.

Questo libro, che porta la prefazione della sorella Rosaria, vuol essere un omaggio all’artista di San Giorgio a Cremano.

Questo libro può essere considerato un vero e proprio documentario a memoria del grande e mai dimenticato artista, Massimo Troisi.

Ciro Borrelli ci offre uno spaccato multifocale ricco ed emozionante sulla vita e la persona di Massimo, avverando ancora una volta la consueta magia che portava l’attore a non essere mai personaggio né maschera nonostante, grazie alla sua “napoletanità”, lo fosse costantemente sia nel linguaggio che nei modi e nel pensiero.

Già l’incipit del libro ci offre lo sguardo di un occhio che Massimo lo conosceva davvero bene, quello di sua sorella, Rosaria. A lei Ciro Borrelli affida l’apertura di questo spettacolo teatrale che, nei successivi capitoli, sarà condotto da più protagonisti, a partire dallo stesso Massimo che ci parlerà attraverso le sue testimonianze, le sue citazioni, e i suoi aforismi caratterizzati dalla sua elegante ironia, dalla sua acutezza e dalla dissacrante comicità che non è mai stata superficiale, banale, offensiva o volgare.

Leggerlo tra queste pagine strappa un sorriso che nasce dal cuore, la sua voce sembra tornare viva e lui presente. E, per gli stessi motivi, mentre si sorride gli occhi si fanno improvvisamente lucidi. Come dev’essere successo a chi ce lo racconta, gli amici, i colleghi e tutti coloro che hanno avuto il piacere di conoscerlo, riportandocene una nitida e fedele fotografia.

Abbiamo frequentato la stessa scuola dall’asilo alla quinta elementare e, siccome ero il suo dirimpettaio, abbiamo sempre percorso insieme la via verso casa. Durante quelle brevi, ma numerose passeggiate nacque tra noi un’intensa amicizia. Massimo è sempre stato un ragazzo pieno di idee, curioso e determinato. Pur essendo nato leader e pur essendo consapevole di ciò, non si è mai imposto sugli altri con la forza o il clamore, al contrario. Procedeva in punta di piedi, con molta discrezione, ma andava dritto all’obiettivo e nessuno riusciva a fermarlo. (Alfredo Cozzolino)

Quella determinazione priva di aggressività e arrivismo è la stessa che lo ha portato dagli spettacoli di quartiere alle esibizioni sui palcoscenici più importanti, alla partecipazione a programmi televisivi seguiti dal grande pubblico (tra tutti, Luna Park ed Effetto Smorfia nel 1979) e poi al cinema, come attore e regista.

Il successo però non gli ha mai dato alla testa, è riuscito a rimanere sempre lui, un ragazzo semplice, che oltrepassa le barriere dello schermo ed arriva a stringere la mano allo spettatore, come se fosse un amico al quale offrire da bere.

La stessa determinazione che l’ha sempre caratterizzato è anche quella che gli ha permesso di non farsi cambiare nemmeno dalla sua malattia cardiaca, restando fedele al suo modo di interpretare la vita attraverso una scanzonata profondità, tipica delle più belle e genuine persone napoletane, forse perché Napoli è il suo specchio e lui è specchio di Napoli.

Troisi non sente il bisogno di difendere la sua arte e di prendere le distanze dai cabarettisti; tuttavia, ribadisce più volte […] che, al di là dell’amicizia, della complicità, del desiderio di affermazione, del tentativo di distinguersi dalla massa, la vocazione del trio è squisitamente teatrale: “In un primo momento, ci era stata affibbiata l’etichetta di cabaret, perché pare che andasse tanto di moda: allora, tutti parlavano di cabaret. Anche in televisione cercavano i cabarettisti, per cui quando ci è stato chiesto: «Vuie che facite?» Noi subito abbiamo detto: «’O cabbarè!», per avere la possibilità di andare in televisione. Un anno dopo ce ne siamo liberati, o almeno abbiamo cercato in tutti i modi di liberarcene, non perché dovevamo liberarci del cabaret, ma perché non è vero che noi facevamo il cabaret… Noi volevamo fare teatro.

L’ultima parte del libro Borrelli la dedica ai film di Troisi, che considerava cinema e teatro alla stessa stregua. Il cinema permette a Massimo di esprimere molte delle proprie idee e riflessioni su grandi temi sempre con la consueta immediatezza: la vita, l’amore, la concezione della donna e del rapporto di coppia e perfino la propria morte (in “Morto Troisi, viva Troisi!”), affrontandone la complessità con la sua arma migliore, la comicità. Un prisma che illumina gli abissi senza provocare alcun senso di costrizione. Una magia che in lui si riscopre sempre.

Massimo Troisi ci ha lasciato 25 anni fa, perché ciò che albergava nel suo cuore, il suo entusiasmo, la voglia di vivere, non sono bastati a compensarne la struttura resa fragile dalla malattia e questo cuore generoso ha perduto il suo ultimo battito appena dopo il completamento del film al quale teneva di più, “il Postino”, un vero e proprio testamento, forse la sua espressione più alta in termini di sentimento e poesia.

Ciro Borrelli raccontandoci di lui, della sua vita, della sua espressione e produzione, riportandoci le sue parole e le parole di chi lo ha conosciuto, ci propone un momento di tregua dal senso di perdita che sempre si sente parlando di Massimo Troisi, perché ci regala tutto ciò che di lui è rimasto, che è davvero tanto. Lo fa in un testo che non è celebrazione, ma puro e cristallino ricordo. Chi ha amato Massimo Troisi non può non leggerlo, chi non lo conosce deve assolutamente leggere queste pagine e dopo averlo fatto non potrà fare a meno d’amarlo e stimarlo.

E soprattutto emerge, pieno, il senso più profondo della sua vita: “abbiamo lavorato, ma soprattutto ci siamo divertiti!”

Da queste pagine emerge l’amore per il proprio lavoro, per la vita, per la famiglia e le persone care. Leggendo questo libro ci si commuove ma allo stesso tempo non si può fare a meno di sorridere e sentirci grati per tutto ciò che questo meraviglioso uomo c’ha lasciato.

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