Recensione: “Piano concerto Schumann” di Paola Maria Liotta

Amici lettori, in queste ultime giornate estive ho il piacere di consigliarvi la lettura di un romanzo affascinante dedicato al mondo della Musica classica, e in particolare a una straordinaria composizione musicale: “Piano concerto Schumann”, di Paola Maria Liotta.
Breve ma intensamente lirico, il libro vuole essere un’ode all’arte dei suoni attraverso un coinvolgente accostamento di musica e parole, di musica e sentimenti, dando vita a una storia avvincente, quella di Fiamma Fogliani, che l’autrice racconta con estrema raffinatezza e con uno stile ricercato.


Piano concerto Schumann

Paola Maria Liotta

Editore: Il Seme Bianco
Collana: Magnolia
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 28 febbraio 2019
Pagine: 168 p.
EAN: 9788833611198

Recensione a cura di Maribella Tilenni

Il Piano Concerto Schumann e il dono di una spinetta precipitano la pianista Fiamma Fogliani in una spirale di emozioni e intrighi. La quête prenderà corpo dentro e fuori di sé, inducendola a riscoprire nell’amore per la musica la sua ragione di vita e la sola possibilità di affrontare la violenza e il male.

“Che quel concerto riemergesse dalla cortina dei ricordi più belli, le sembrò un arbitrio del caso.”

Così inizia il preludio di un romanzo criptico, il cui ritmo va di pari passo con quello della musica.

Fiamma, sfogliando le pagine di un noto periodico di musica classica viene a conoscenza del misterioso interlocutore che aveva scelto proprio lei come pianista solista nel concerto in La minore per pianoforte e orchestra Op. 54 di Robert Schumann. Nome che, Emma Herbert, la sua agente dal modo di fare un po’ vago, da giorni le stava tacendo per non caricare di aspettative la sua “protetta” mentre era alle prese con impegni importanti.

Dieci anni prima, a Parigi, sotto la direzione di Marni, l’esecuzione del Piano concerto Schumann era stata memorabile. Mai sintonia più indovinata era scattata fra pianista, orchestra e direttore, né melodia più romantica di quella aveva pervaso le volte del Teatro dell’Opera, da poco restaurato. Altrettanto inebriante la serie delle repliche, gli omaggi e i giudizi osannanti di esperti, critici e puristi. Negli anni, quelle incantevoli sonorità si erano andate appassendo e, di quella accoppiata leggendaria, nell’attesa che si riproponesse in altre esibizioni, tutti avevano man mano cominciato a disperare fino a ritenerla improbabile e, perciò, a dimenticarsene.”

“A riportarla a quei tempi andati, a Fiamma bastò la foto in copertina di Albert, il suo sguardo risoluto, la promessa di un nuovo Piano Concerto Schumann assieme. E fu come se il tempo non fosse mai trascorso.”

Albert Marni, uno dei più geniali direttori d’orchestra del tempo, uomo dal grande carisma e dalle capacità eclettiche, voleva lei e nessun altro: Paul Sleiter, curatore della rubrica Music in the World, stava diffondendo la notizia in anteprima. Eseguito per un pubblico selezionato, in occasione della visita di Lord Thomas Weiss, Ministro degli Esteri, l’incasso del concerto sarebbe stato interamente devoluto in beneficenza a favore di un principato del Vicino Oriente, devastato dalla guerra civile.

Ci sarà anche il Primo Ministro del Samarijiztan, per cui è stato organizzato l’evento. Il ricavato del nostro concerto servirà per fondare delle strutture di accoglienza ai suoi confini, dove, con saccheggi e devastazioni continue, imperversano i guerriglieri. Un nobile scopo, questo, che motiva la nostra partecipazione a titolo gratuito”.

Con la prestigiosa Orchestra Sinfonica giovanile, ma soprattutto con Fiamma, il maestro Marni avrebbe intrapreso un percorso affascinante per uno degli spartiti più amati nella storia della musica di tutti i tempi: il Piano concerto di Schumann. E non solo.

Fu allora che le note di Schumann tornarono a scorrerle dentro, magma che eruttava da una sorgente sottomarina, quasi rivivessero intrise di un segreto in cui ritrovare l’antidoto a ogni perdita, a ogni amarezza della vita.”

“Fra tutte le opere di Schumann, era il Piano concerto quello che, secondo lei, poteva meglio considerarsi un inno al talento di Clara. La grande pianista, giovane e innamorata, lo aveva eseguito per la prima volta a Dresda, nel dicembre del 1845, consacrandolo all’immortalità”.

La parte di Clara sarebbe stata sua! E lei l’avrebbe suonato come pensava che Clara Wieck lo avesse eseguito per il suo Robert.

 “Quel concerto avrebbe fatto rivivere l’anelito di due anime belle e appassionate e, così, la sostanza eterna del sentimento che le aveva unite.”

“Suonare era, per lei, un dare corpo alle gioie e alle speranze, alle cure e all’esaltazione che solo un grande amore poteva donare, come quello di Robert Schumann per Clara Wieck.”

Il romanzo, che racconta il passato e il presente della protagonista, tra Parigi, Torino e Londra, si divide in tre atti, proprio come i tempi in cui è diviso il Piano concerto di Schumann. L’autrice ripercorre i momenti che hanno determinato questo suo legame indissolubile con la musica attraverso i ricordi che, nella mente e nel cuore di Fiamma, divampano come incendi.

Nella prima parte, dal titolo: “Allegro affettuoso”, Liotta racconta con delicatezza il passato e la crescita talentuosa di Fiamma, giovane pianista dalla bellezza impenetrabile e delicata, che si avvicina alla musica sin dall’infanzia grazie alla madre, Donatella Lupi, una donna vitale e dal rigore teutonico, con cui ha un rapporto bellissimo nonostante la lontananza.

Per consentire a Fiamma di approfondire i suoi studi, Donatella si era trasferita a Parigi con i figli. Il marito, Adolfo Fogliani, che era spesso lontano da casa per motivi di lavoro, li raggiungeva ogni volta che poteva. I fratelli di Fiamma, Raimondo e Mariano, ebbero la possibilità di studiare alla Scuola Internazionale che permise loro di diventare due illustri medici. Fiamma, invece, venne seguita da un’istitutrice privata, mademoiselle Florence Dubois, che curava i suoi studi in lingua francese.

“Nel momento in cui si era resa conto di come Fiamma avesse ormai eletto il piano a compagno prediletto di svaghi e di sogni, aveva compreso che, per il suo bene, doveva essere assecondata in quella inclinazione. Forse un giorno non sarebbe divenuta una pianista di fama, ciononostante sarebbe stata una cittadina del mondo, gioiosa e libera di esprimersi nei modi a lei più congeniali.”

Dopo aver notato, infatti, la propensione della piccola verso una pianola musicale regalatale dagli zii a tre anni, la signora Fogliani, con la mediazione di una musicista, sua compagna di studi, si mise in contatto con uno dei più illustri docenti del conservatorio, un famoso interprete di Beethoven, esperto di pianismo romantico, un certo Jean Paul Rosen.

“Fu il piglio della bambina a convincerlo, più che l’esecuzione in sé. Le chiese: <<Perché ti piace suonare?>>. Lei gli rispose con vocina assennata: <<Perché sento cose bellissime, la musica mi prende tutta>>”.

Il talento della piccola era davvero innegabile. Il compito del maestro era quello di farlo sbocciare e consegnarlo all’umanità.

Il pianoforte e la pianista sarebbero dovuti diventare un’unica voce. In quel fiume di note, la stessa armonia della vita e l’Eternità si sarebbero rivelate in essenza, concatenati in un fluire indistinto.”

Le lezioni di monsieur Rosen, “ogni cui verbo era, per lei, più sacro dei testi biblici”, e di cui apprese quei segreti che l’avrebbero aiutata a destreggiarsi nell’uso delle mani e delle braccia, erano per Fiamma una fonte inesauribile di interesse, tale da lasciarsi inebriare ogni qualvolta eseguiva una concertazione lirica. Ma nonostante vivesse in maniera totale il suo rapporto con la musica, nonostante il suo attaccamento “esclusivo” al pianoforte e al suo docente, la sua non era rinuncia totale ad altri aspetti importanti della vita. La curiosità per tutto ciò che l’attorniava non la perdeva mai. Scopre di avere un’altra passione: l’arte.

Osservando i ritrattisti sul Lungo Senna, un giorno, di ritorno da una lezione di Rosen, Fiamma fu attratta da un’artista che, col “basco calato sugli occhi color dell’acciaio” le disse:

“<<Mademoiselle, voi dovreste dipingere, così sentireste il colore e l’oro della musica!>>”. Il pittore, soffermandosi sugli occhi trasparenti di Fiamma e sulle sue mani affusolate da pianista, ne aveva captato la delicata sensibilità”.

 “Tentare la tela” è una passione che continuerà ad accenderla di emozioni e a cui si dedicherà nei momenti di libertà perché dipingere le permette di scaricare ansie e preoccupazioni.

“Viveva benissimo della sua arte, e solo a essa, alla sua musica, sentiva di appartenere veramente. Quella ricchezza, le possibilità che le dava, le sembravano già un bene inestimabile.”

Il “Piano Concerto Schumann” è una storia dentro la storia, quella di Fiamma, divisa tra Torino, dove torna ogni volta che può, e Londra, dove vive, assieme alla gatta Camelia, in perfetto equilibrio tra impegni lavorativi e mondani. È un libro che parla di affetti, amicizia e soprattutto del potere universale, oltre che sensuale, della musica. Parla dell’amore che la lega a sua madre, che da anni soffriva di una malattia degenerativa, e l’amore per le note musicali, le stesse che, attraverso lei, vivono e pulsano tra le pagine di questo romanzo, scritto con arguta cognizione di causa da un’autrice che, traspare da ogni riga, è una vera appassionata.

Ma è anche la storia di una donna capace di amare allo stesso modo la solitudine e la folla, che si ritrova alle prese con alcune scelte sentimentali, sospinta dall’amore, divisa tra la passione per Sergio, affermato chirurgo e amico d’infanzia che incarna quei valori ai quali i suoi familiari l’avevano educata, e che rivede, non per caso, dopo dieci lunghi anni, e la dedizione e l’attrazione per Albert, il direttore d’orchestra che la turberà profondamente dopo un incontro a Londra.

L’autrice con una prosa sublime, ci porta indietro nel tempo, stimolando, però, continuamente la riflessione sul presente, in una storia che mai stanca.

Fu proprio a Parigi, durante un seminario, che Paul Rosen ebbe modo di presentare a Marni la sua corsista più brillante.

“L’occhiata penetrante che lei gli rivolse scatenò l’effetto delle prime quattro note della Quinta di Beethoven. Erano quelle del Primo Tema, il Tema del Destino, di tutti e quattro il più vulgato.”

“Non si dissero poi molto, quella sera, solo frasi spezzate in cui l’amore per la musica fu l’unica grammatica da seguire. Dall’emozione che le colorava le guance mentre gli rispondeva o ricambiava i suoi sguardi, Albert intuì che, un giorno, loro due si sarebbero ritrovati.”

Nella seconda parte, dal titolo “Intermezzo. Andantino grazioso”, il romanzo si tinge di giallo e assumerà un altro ritmo, più veloce, legato a un mistero che causerà un’ondata crescente di timore e angoscia, sullo sfondo di un attentato politico.

Paulette, sua amica e padrona di casa, che da sempre le riservava attenzioni quasi materne, aveva scelto per lei un regalo unico, un oggetto che non poteva essere ricambiato facilmente.

Fiamma si chinò per osservarla da vicino. Il marchio impresso a fuoco parlava chiaro, era uno strumento della Scuola del Cristofori. L’artigiano, un tale Francesco di Vanni Rinucci. Siccome esitava, Paulette le fece cenno che, si, poteva sfiorarla. <<Fiamma, ormai è tua>>”.

“Le sonorità della spinetta sembravano provenire dalle viscere di un essere di un’altra epoca, di un altro mondo. Il timbro rapì le due donne. Sentirono che, dentro quell’involucro, si celava un segreto, forse un sogno bellissimo”.

Entreranno in scena personaggi ben tratteggiati. Da Winston Grey, esperto d’arte, ad Adam Pendleton, abile uomo d’affari e personaggio singolare, e Mister Lawghton, che, insieme, hanno permesso il ritrovamento del Cristofori.

C’è un segreto più grande che però aleggia tra le pagine del libro: il ritrovamento della spinetta e la sua attribuzione, il fatto che la stampa non fosse stata informata della sua scoperta, e altri enigmi trascineranno Fiamma in un vortice di emozioni ed intrighi.

Il segreto di quella spinetta, passata per chissà quali vicende, l’attirava con insistenza verso i gorghi di un passato tutto da esplorare”.

Pendleton sarebbe stato disposto ad aiutarla per scoprire almeno il mistero della spinetta?

Da qui si sviluppa un’intricata vicenda in cui i molteplici tentativi di risalire alla verità vengono descritti con una suspence tipica da romanzo poliziesco.

Nell’atto finale, dal titolo “Allegro vivace”, Fiamma si ritroverà catapultata in un’intrigante storia di indagine che vedrà coinvolta anche la Sicurezza Nazionale e il cui mistero aleggerà per tutto il capitolo.

Un furto e un crimine da sventare che mette a rischio lo stesso concerto di Primavera. Si farà strada un interrogativo: la spinetta fiorentina ne è il trait d’union?

Quale segreto poteva celare quello strumento musicale, a parte il valore considerevole, benché non ne fosse certa l’attribuzione? Quale sarà la pista da seguire?

La sua quiete sarà stata scossa dalla brutalità di ignoti.

Ecco che allora la musica fa un passo indietro e resta di sottofondo, a raccontare una storia dai toni intensi e con un linguaggio narrativo colto e ricercato.

Fiamma tornerà ad essere una persona vera solo quando riprenderà il suo posto in orchestra e tornerà a vivere nella musica.

Piano Concerto Schumann” racconta non solo l’imprevedibilità della musica, ma anche della vita. E’ un elogio alla musica, ma anche all’amore e alla bellezza dei sentimenti, distillato di riflessioni, pensieri, e sensazioni: un insieme di ingredienti che l’autrice mescola saggiamente offrendo una lettura gradevole, ma allo stesso tempo impegnata a far riemergere i musicisti e compositori della storia della musica classica, coloro che hanno concepito il suono delle note come spettacolo. Da Schumann a Chopin, da Beethoven a Prokofiev, in queste pagine è la musica ad essere mediata dalle parole e Liotta lo fa meravigliosamente.

“<<La musica è energia, ma anche controllo; è rigore, ma anche avventura>>. La musica, sovrana di tutto, era armonia infinita. Dio e ritmo vitale, tempo eterno e puro respiro. L’Oriente e l’aria tersa di un continente immateriale. Così, in seno a quell’orchestra, lei stava imparando ad ascoltarsi ascoltando gli altri, dando la stura alle tante energie che quella musica ogni volta accendeva in lei.”

L’autrice riesce a catturare magneticamente il lettore e racconta, con scrittura sinuosa, emozioni così vivide da sembrare reali, così nitide che sembrano prendere vita e uscire dalle pagine sotto forma di note.

In “Piano Concerto Schumann”, la musica non viene solo descritta, ma anche ascoltata.

In certi momenti, calata nel crescendo delle note, ella aveva l’impressione di sentire accanto a sé Robert e Clara, di poterne spiare i volti innamorati e persi l’uno nell’altro, prima che la disgrazia si abbattesse sulle loro vite. Nel corso dell’esecuzione finiva con l’essere travolta dall’impeto di quelle armonie per cui si elevava verso vette sconosciute ai comuni mortali. Di quel trasporto ella viveva, di quei rapimenti, di quell’ebbrezza. Questo non era suonare <<ma sentirsi assieme>>, precisò Albert, la mano sinistra levata nell’attacco. <<Dobbiamo attingere il respiro stesso della creazione di Schumann nell’attimo in cui lo incarniamo.”

Una lettura forte, autentica, che ci ricorda quanto sia importante sapersi ancora emozionare, nonostante tutto.

Un libro per chi ama trovare la musica nella letteratura. Così straordinariamente attraente da volerlo leggere tutto d’un fiato.

Buona lettura, qualsiasi musica stiate ascoltando.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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