Recensione: “Piccola Sicilia” di Daniel Speck

Cari lettori
oggi vi parleremo del nuovo libro di Daniel Speck, anche in questo secondo romanzo dipinge una storia tra presente e passato alla riscoperta di uno dei periodi più bui e tragici della storia nazionale e internazionale. Ma non è solo un racconto dell’odio e della violenza che caratterizzarono quel periodo, è anche e soprattutto una storia di grande umanità e fratellanza che metterà il lettore di fronte a un tema, quello dell’odio tra diverse religione, estremamente attuale.

Piccola Sicilia

Daniel Speck

Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pandora
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 28 maggio 2019
Pagine: 550 p., Rilegato
EAN: 9788820067526


Collana: Pandora
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 28 maggio 2019
Pagine: 550 p., Rilegato
EAN: 9788820067526

Recensione a cura di Antonella Punziano

Sicilia, oggi. Dal fondo del mare emergono i resti di un aereo inabissatosi durante la Seconda guerra mondiale. Tra i reperti, una vecchia macchina fotografica con due iniziali perfettamente leggibili: M.R. Quelle di Moritz Reincke? Quando Nina era piccola, bastava menzionare quel nome perché calasse un silenzio di ghiaccio: in famiglia, il nonno Moritz era un tabù. Cineoperatore dell’esercito tedesco di stanza in Nord Africa, non aveva mai fatto ritorno a Berlino. Sul perché, solo tre parole: «Disperso nel deserto». Forse per questo Nina è diventata archeologa, per chiarire misteri irrisolti. Ma proprio ora che la verità sembra venire a galla insieme al relitto, una sconosciuta si fa avanti con una storia che stravolge ogni certezza. Nata a Tunisi, dice di essere figlia di Moritz – o meglio, Maurice: il nome della sua seconda vita. Tunisi, 1942. Nel quartiere chiamato «Piccola Sicilia» convivono da sempre ebrei, cristiani e musulmani. Tanti gli immigrati italiani, come la famiglia ebrea dei Sarfati: il dottor Albert e sua moglie Mimi; il figlio maggiore, Victor, affascinante pianista; e Yasmina, salvata dall’orfanotrofio e cresciuta come una figlia, animo inquieto che trova rifugio nei sogni e nell’adorazione per Victor. Con l’arrivo della guerra l’equilibrio del loro piccolo angolo cosmopolita inizia a vacillare. Tra gli invasori tedeschi, un giovane soldato filma quel mondo prossimo alla fine. Il suo nome è Moritz. Taciturno ma straordinario osservatore, preferisce restare ai margini dell’inquadratura, senza farsi coinvolgere dagli eventi. Non sa che una scelta di umanità sta per legare in maniera irreversibile il suo destino a quello di Victor e Yasmina. A costo della sua stessa vita. Perché non si può vivere senza scegliere, e non si può amare senza perdere l’innocenza. Sullo sfondo epico della Storia in cui affondano le radici del nostro presente, s’intessono le sorti di due famiglie, spezzate e unite a loro insaputa. Un intreccio sublime di destini in cerca di un luogo da chiamare casa, di un nome in cui trovare rifugio, di una storia in cui riconoscersi e sciogliere i nodi dell’anima.

Sicilia ai nostri giorni. Nina riceve dal suo vecchio amico Patrice un video in cui viene mostrato il ritrovamento di un vecchio aereo tedesco affondato in mare ai tempi della seconda guerra mondiale. Su quell’aereo, secondo quanto le avevano raccontato tempo prima sua madre e sua nonna, ci potrebbe essere stato il nonno Moritz mai conosciuto. A confermarlo è il ritrovamento di una macchina fotografica con quelle che sembrano le sue iniziali.

Cosa resta di una persona quando il suo mondo interiore si dissolve e il mondo esterno va in fiamme? Tutto ciò con cui ci identifichiamo – il nostro corpo, le nostre cose, le nostre amicizie – può cambiare dall’oggi al domani. Quella che consideriamo la nostra personalità forse è solo una delle diverse persone che vivono dentro di noi e, a seconda di dove ci conduce la vita, escono allo scoperto o si acquattano nell’ombra. Forse non dovremmo prenderci tanto sul serio, forse non dovremmo giudicare gli altri, se effettivamente è solo un capriccio del destino a separare le vite degli altri da quella che pensiamo essere la nostra. In verità, il nostro io è soltanto un castello di vecchie storie che alla prima tormenta cadrà. E cosa resta alla fine? Chi siamo noi veramente? Forse non lo sapremo mai, perché ogni nuovo io ci scivola dalle mani appena cerchiamo di afferrarlo. Ci resta invece solo la domanda: Che cosa diventerò?

Il desiderio di conoscere quel nonno sui cui sembra aleggiare un mistero, unito ad un periodo particolarmente difficile della sua vita, quello della separazione dal marito che lei non riesce ad accettare, spingono Nina a partire per la Sicilia. Sarà un viaggio alla scoperta delle sue origini e nello stesso tempo di sé stessa.

Già da piccola morivo dalla curiosità di sapere qualcosa su mio nonno, non so perché. Forse era proprio il mutismo della nonna a creare un senso di mistero. Tutte le volte che chiedevo di lui calava un silenzio di piombo tra gli astanti. Non un silenzio che metteva a proprio agio, e nemmeno triste, bensì un silenzio di ghiaccio, che mi lasciava con il fiato in gola e generava in me la paura di aver detto qualcosa di sbagliato, paragonabile soltanto al disagio profondo che mi colse la volta in cui, bambina di circa cinque anni, chiesi chi fosse quell’Hitler di cui gli adulti parlavano così a bassa voce, come se fosse meglio tenermene all’oscuro.

A Marsala lei scoprirà la vera storia delle sue origini e, attraverso quella storia, scaverà in sé stessa e nel proprio cuore, comprendendo finalmente tutte le paure che hanno inevitabilmente condizionato le sue scelte e la sua vita.

Nina è una donna forte e debole allo stesso tempo, realizzata in una professione, quella dell’archeologa, che le ha permesso di esplorare il mondo senza ancorarsi a nulla se non al marito: l’unica persona nella quale trova rifugio, alla ricerca di un affetto che né la madre né la nonna hanno saputo darle. Ma il troppo attaccamento non sempre crea legami duraturi e Nina deve imparare ad accettarlo.

In Sicilia non arriva solo Nina, ma tutti i parenti di quei militari presenti sull’aereo ritrovato, tra cui Joelle, che si presenta come la figlia di Mortiz. Dapprima incredula, Nina si lascia vincere dal desiderio di sapere e così ascolta una storia mai raccontata prima: quella di Yasmina, Victor e Moritz.

Yasmina è la vera protagonista del libro: le sue storie ed i suoi sentimenti popoleranno i sogni del lettore, perché la prosa di Speck sa essere così coinvolgente da non poter fare a meno di entrare nel libro in prima persona ed immergersi nella storia come se a viverla fosse lui stesso.

L’amore che in tutte le sue forme si spiega davanti al lettore rappresenta il messaggio cardine: l’amore passionale, l’amore dolce e fedele, l’amore filiale, l’amore per Dio, l’amore per la patria e l’amore per l’altro. Tutti sapientemente amalgamati a ricordarci che, quando tutto sembra perduto, nell’odio e nella violenza, esso può superare ogni limite.

Ogni personaggio di questo libro ne è intriso, ciascuno a modo suo.

Quello di Yasmina è un amore potente disperato e folle, che va al di là di ogni ragione e che non si piega al dolore, al pregiudizio e nemmeno alla morte.

Ma si può amare senza impazzire? Chi vive soltanto il lato luminoso dell’amore probabilmente si garantisce un’esistenza tranquilla, ma è monotona, come un anno senza stagioni. Chi non conosce il lato oscuro dell’amore non vive veramente.» «Non esiste più nessun mondo ordinato, Yasmina. Tornerò in un cumulo di macerie.» Aveva ritrovato le parole. Era facile. Doveva solo dire quello che pensava. «E chissà se Fanny è ancora viva. O se ha un altro. O se mi ha dimenticato. L’amore non è per sempre. Per quanto possa suonare bello, in questo mondo non può esserci un amore eterno. Cerchiamo tutti solo di sopravvivere. E possiamo dirci fortunati se ci riesce almeno questo.»

Quello di Albert, il padre di Yasmina, è un amore filiale che sa travalicare i limiti della cultura e a volte della fede stessa, è un amore per gli altri, per la propria professione, è un amore che va oltre ogni tipo di credo, perché sa che ogni uomo ha bisogno di credere a un Dio, a prescindere da come esso venga chiamato. Albert ci insegna l’importanza della solidarietà e della generosità che travalicano il colore della pelle, il sesso, la razza e la religione perché dall’altra parte c’è un uomo come noi.

Perché lui, che aveva sempre navigato controcorrente, traeva una conclusione diversa dalla catastrofe rispetto alle altre persone. Ovvero che il nazionalismo era la radice di tutti i mali, non la loro soluzione. «Siamo riusciti a fare della diaspora un arricchimento», disse Albert. «Noi ebrei siamo cosmopoliti, il nostro spirito non conosce limiti, perché adesso dovremmo tracciare dei confini intorno a noi?»

E poi c’è Victor che è fatto della stessa pasta di Yasmina, ma impulsivo e spesso poco razionale, si abbandona ai sentimenti da cui si fa travolgere, per seguire un sogno, quello della terra promessa che farà di lui un vero e proprio eroe.

Infine Moritz, il soldato tedesco, il nemico, che in realtà non lo è mai stato perché non sa nulla del disprezzo e dell’odio razziale: le circostanze della guerra e della vita lo porteranno ad abbandonare un futuro certo e programmato e a sfidare la sorte in cambio di qualcosa di più profondo e vero, l’amore vero e potente per una donna.

Si era sporcato le mani, era diventato parte della vita, si era reso colpevole. Forse non si può amare e restare innocenti. Non esistono decisioni senza conseguenze, e non esistono amori senza decisioni prese. «Vieni», dice Joëlle. «Aspetta! Dove sono andati?» «Questa è un’altra storia. Dai, ho freddo, e ho finito le sigarette.» «Non vuoi raccontarmelo?» «Si sono amati, davvero, tutti e due, se è questo che vuoi sapere. Perciò devi perdonarlo, cara. Quando si fa una cosa per amore, non si è mai colpevoli. La si deve fare e basta. Siamo colpevoli soltanto quando non agiamo con il cuore. Colpevoli verso noi stessi».

Che il tuo amore sia ricambiato conta meno del fatto che il cuore ti batte, pensò. Amare significa rendersi visibili. Essere visibili significa essere visti. Essere visti significa esserci.

Sullo sfondo una Tunisi ricca di colori, quelli della gente che la popola e del mare che la bagna, la cui bellezza si riversa davanti agli occhi di chi legge proprio come se fosse lì: la descrizione è così reale che il lettore riesce quasi a sentire gli odori e i rumori di questa città. Città che purtroppo non verrà risparmiata dalla guerra, ma che dalla sua devastazione saprà riemergere in modo fiero.

Speck sa narrare egregiamente anche il mondo che popola questa splendida città: ebrei, musulmani e cristiani convivono pacificamente in un posto che è un mosaico di civiltà antiche. Persone che, al di là della religione in cui credono, sanno amorevolmente aiutarsi tra di loro, in nome di una fede che va oltre i nomi, ma che, purtroppo, sono intrisi di un retaggio culturale che non sempre sa essere messo da parte.

E poi c’è la storia, che l’autore sa raccontare in maniera impeccabile, narrando particolari poco conosciuti, che renderanno al lettore nuovi tasselli di un periodo da dimenticare ma che, in fondo, ci ha insegnato tanto.

Sembra quasi superfluo aggiungere, ma va detto, che il libro è straordinario non solo per la storia in sé, ma anche per la potenza della sua scrittura, semplice e accattivante e, in alcuni tratti, pura poesia che lascia il lettore ammaliato.

Dopo averlo letto sembra di essere ancora lì, riluttanti a lasciare i suoi personaggi perché si vorrebbe ancora attingere alle loro storie, che forse sono anche un po’ le nostre, perché tutti in fondo, ciascuno a modo proprio, abbiamo vissuto e conosciuto l’amore autentico.

Ricordo una frase di Saint-Exupéry che diceva, più o meno: «Amore non è guardarsi l’un l’altra, ma guardare insieme nella stessa direzione». Ma noi ci eravamo davvero visti? Era proprio lui quello che amavo, ero davvero io quella che lui voleva? A separazione avvenuta, mi chiedo se non ci siamo presi in giro, se io non mi sia creata un’immagine ideale di lui, a cui ho affiancato una versione ideale di me, una coppia da sogno non solo per gli altri, bensì anche per noi stessi, un’illusione, un inganno.

Per una stessa persona si possono scrivere tre diversi curricula. A seconda di quello che tralasci, sei un vincitore o un perdente, un uomo baciato dalla buona sorte o uno sfortunato, una vittima o un carnefice.

«La vita non è né fortunata né sfortunata», ribatte Joëlle. «È semplicemente tutto quello che abbiamo. Non devi cambiarla, devi prenderla com’è e raccontarti la storia giusta.»

Daniel Speck (Monaco di Baviera 1969) è uno sceneggiatore di successo, docente e scrittore. Ha studiato storia del cinema presso l’Università di Monaco e la Sapienza di Roma – città in cui ha vissuto per alcuni anni – e alla Scuola di cinema di Monaco. Per il suo lavoro di sceneggiatore ha ottenuto premi prestigiosi, come il Grimme-Preis, definito «l’Oscar della tv tedesca». Volevamo andare lontano (Sperling & Kupfer 2018) è il suo primo romanzo, diventato subito un bestseller in Germania, dove è stato l’esordio più venduto nell’anno di uscita e ha svettato per oltre dodici mesi nella Top 10 di «Der Spiegel». È ora in corso di traduzione in altri Paesi europei, ed è già diventato una serie tv, girata in gran parte in Italia.

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