Recensione: “Pizzica amara” di Gabriella Genisi

Pizzica amara

Gabriella Genisi

Editore: Rizzoli

Collana: Nero Rizzoli

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 2 aprile 2019

Pagine: 360 p., Brossura

EAN: 9788817112307

Recensione a cura di Chiara Mearelli

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Nel cimitero di un paesino vicino a Lecce, terra incantata battuta dal vento e incendiata dal sole, viene profanata la tomba di Tommaso Conte, un ragazzo morto qualche anno prima per un sospetto incidente. Poco tempo dopo, lì vicino, vengono trovati due cadaveri: una ragazza di origini balcaniche dall’identità sconosciuta e la liceale Federica Greco, figlia di un senatore. Annegata sulla spiaggia la prima e impiccata a un albero la seconda. A indagare c’è il maresciallo Chicca Lopez, giovanissima salentina e carabiniera ribelle. Appassionata di moto e fidanzata con Flavia, una compagna piuttosto esigente che, come i più genuini mariti pugliesi, la aspetta a casa pretendendo la cena, Chicca ogni giorno lotta per farsi spazio in un ambiente di soli uomini come quello della caserma. Determinata, cocciuta, sfrontata, è alla ricerca della verità costi quel che costi, anche la vita. Cosa lega quei cadaveri e la serie di inspiegabili sparizioni degli adolescenti della zona? E chi è quella donna che si dice possegga gli antichi poteri delle macare, le streghe del Salento? Combattendo l’omertà di una comunità che non vuole incrinare l’immagine di terra da sogno, Chicca Lopez si troverà invischiata in una vicenda dai contorni sempre più inquietanti, tra rituali sanguinosi, magia e loschi traffici.

Salento. Mattina. Una donna intraprende un rituale compiuto mille volte: la pressione da controllare, il caffè da bere, la preparazione al consueto pellegrinaggio presso la tomba di famiglia, dove riposa il figlio Luca. Tra la consuetudine dei gesti familiari si insinua però il volo di un moscone nero: Lucia Casolaro lo interpreta come un messaggio infausto e si ripara dietro il segno della croce. Non basterà ad allontanare il verificarsi del cattivo presagio. All’arrivo alla cappella del cimitero si trova di fronte il cancelletto forzato e, soprattutto, la sottrazione di ciò che resta delle spoglie del figlio.

Torre Chianca, a due mesi di distanza. Il corpo di una ragazza nuda, probabilmente straniera, uccisa forse per strangolamento viene ritrovato da un pescatore.

Di entrambi i casi deve occuparsi Francesca Lopez, Chicca. Non ha ancora terminato di dare un impianto all’indagine, che si aggiunge un’altra morte: Federica Greco, liceale di buona famiglia che annovera persino un senatore tra le sue parentele, viene trovata impiccata, forse suicida, nel cuore di Lecce.

Non sembra esserci legame tra i casi, che riguardano tre giovani così lontani tra loro per estrazione, vissuto e collocazione. Il maresciallo Lopez dovrà vincere le apparenze per scoprire che questi tre nodi sono parte di uno stesso filo e scoprire a quale gomitolo conducono. E nel dipanare la matassa, scoprirne altri, nascosti nel passato.

Chicca ha dimostrato già una volta il suo intuito portando a termine con determinazione e pertinacia una difficile indagine sullo stoccaggio illegale di rifiuti tossici in terra salentina. Nella sua vita ha dovuto nascondere le fragilità di un’infanzia di figlia abbandonata dietro un carattere d’acciaio, a dispetto dell’aspetto minuto e della giovane età, facendosi strada in un mondo a prevalenza maschile, quello dell’Arma, di cui si è guadagnata il rispetto.

E’ salentina ed ama la sua terra, ne conosce il volto nascosto, l’anima aspra che nelle vetrine del turismo non viene esposta.

“Agli occhi dei più, l’essenza del luogo era nel paesaggio da cartolina costruito a uso e consumo dei turisti che ogni estate affollavano le spiagge, ballavano la pizzica nelle piazze sbiancate dal sole e restavano incantati davanti alle maestose masserie. Difficilmente in una settimana al mare arrivavi a capire che sotto quei ricci barocchi di pietra leccese e oltre la dolcezza dei pasticciotti alla crema c’era una crosta dura da grattare via. Esisteva un Salento più oscuro e profondo, fatto di rituali di salvezza e patti con il maligno, che affondava le radici in un passato antico, un cattivo passato che risaliva dalle viscere fino alla terra rossa come il sangue delle campagne salentine.”

Mentre prosegue con le indagini, esponendo la propria razionalità all’assalto della magia e di antichi rituali, Chicca dovrà mettere in discussione anche se stessa, la propria natura. Il legame con la compagna Flavia, una roccaforte, un  porto sicuro, comincia infatti declinare, con mareggiate sempre più frequenti e violente.

E poi c’è lei, “la Pizzica Nera”, Maria Cafaro. La macara, figlia di una tarantolata, che conosce i segreti più nascosti tra le linee delle mani, nelle musiche ritmate dei tamburelli quando servono ad altro che a far ballare i villeggianti e soprattutto quelli celati dal denaro e dal potere.

“In Salento tutti sapevano cosa fossero macare e macarìe. In una terra magica imbevuta dal rito delle tarantolate e dal ritmo ipnotico della pizzica si viveva sempre sospesi tra la saggezza contadina e la superstizione, nell’estenuante lotta tra il bene e il male.”

E tra bene e male si snoda questo avvincente romanzo, che rapisce e cattura senza soluzione di continuo, innamorando il lettore non solo di un libro, ma di una terra intera. Al punto che, una volta terminato, lascia una gran voglia di andare subito in quel Salento reso così bene nei suoi ritmi, nelle sue atmosfere, nei suoi personaggi, ma soprattutto nelle sue tradizioni e contraddizioni grazie allo stile narrativo vivace, con il frequente ricorso al dialogo e ai piccoli cammei caratterizzanti il contesto, che lo avvicinano e lo valorizzano.

“Alla categoria degli Inquirenti, ovvero quelli che seguivano, interpretavano e a volte anticipavano le mosse delle forze dell’ordine e i progressi nelle indagini, se ne aggiunsero altre. Gli Indignati, quelli che: «Non hanno rispetto neanche per i morti: ci vorrebbe la pena capitale», gli Apocalittici ovverosia: «Non hanno rispetto neanche per i morti: l’umanità fa schifo, ci meritiamo l’estinzione»; gli Struzzi: «Non hanno rispetto neanche per i morti, di sicuro non è gente del posto» e gli immancabili Idioti: «Non hanno rispetto neanche per i morti: sono immigrati, clandestini, senza Cristo»”

Gabriella Genisi incastona così una storia ben costruita e incalzante in uno splendido contesto, regalandoci un libro che ha un unico limite: quello di terminare troppo presto. Per gli amanti del noir, ma soprattutto per chi ama la bella scrittura, è un libro irrinunciabile.

Gabriella Genisi

Gabriella Genisi è nata nel 1965. Ha scritto numerosi libri e ha inventato il personaggio del commissario Lolita Lobosco, la poliziotta più sexy del Mediterraneo, protagonista di alcuni romanzi pubblicati da Sonzogno: La circonferenza delle arance (2010), Giallo ciliegia (2011), Uva noir (2012), Gioco pericoloso (2014), Spaghetti all’assassina (2015), Mare nero (2016) e Dopo tanta nebbia (2017). Ha inoltre scritto: La teoria di Camila. Una nuova geografia familiare (Perrone, 2018) e Pizzica amara (Rizzoli, 2019).

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