Recensione: “Sei sospetti per un delitto” di Raffaele Malavasi

Cari lettori immaginate oggi vi presentiamo l’ultimo attesissimo libro di Malavasi. I suoi fans lo stavano sicuramente aspettando con ansia e non rimarranno delusi perché, anche questa volta, lo scrittore genovese ci regala un thriller ad alta tensione.

Sei sospetti per un delitto

 Raffaele Malavasi

Editore: Newton Compton Editori
Collana: Nuova narrativa Newton
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 9 luglio 2020
Pagine: 448 p., Brossura
EAN: 9788822740663

Recensione a cura di Antonella Punziano

Mentre la folla defluisce dal salone nautico di Genova, un fuoristrada invade il sottopassaggio pedonale di accesso al polo fieristico e investe decine di persone. Quando cessa la sua corsa, due uomini escono dall’abitacolo e, armati di coltelli, lasciano dietro di sé una scia di morte. A fine giornata si contano sette vittime e ventotto feriti. Tra questi un poliziotto, casualmente presente durante l’azione terroristica, colpito mentre tentava di salvare due bambini. Si tratta di Riccardo Giustini, il collaboratore più alto in grado nella squadra coordinata dall’ispettore Gabriele Manzi. Sono passati due mesi dalla tragedia, quando alla squadra di Manzi viene segnalata la sparizione di Nino Barbieri, un giovane convertito all’Islam che in passato è stato indagato per il suo coinvolgimento nella causa fondamentalista. L’ispettore Manzi avrà ancora bisogno dell’aiuto dell’ex poliziotto Goffredo-Red Spada e della giornalista Orietta Costa per ritrovare Nino, prima che una nuova ondata di terrore si abbatta su Genova.

Questa volta l’ispettore Manzi e la sua squadra si troveranno a fare i conti con un’indagine che sembra affondare le sue radici in una matrice terroristica.

Tutto parte dalla scomparsa di un giovane ragazzo, Nino Barbieri, che si è convertito all’Islam e che sembra aver abbracciato la causa jihadista. La sua scomparsa però non è l’unica: poco dopo l’ispettore si troverà a fare i conti con un’altra sparizione, quella di Gharib, un ragazzo del Gambia che frequentava spesso la casa di Nino Barbieri. E’ fin troppo facile pensare che tutto ciò sia legato e che i due ragazzi abbiano deciso volontariamente di allontanarsi dalle loro famiglie per unirsi a cellule terroristiche. Questo è almeno il pensiero dei grandi capi che seguono con ansia l’evoluzione delle indagini.

Manzi, però, non si lascia abbindolare dalle apparenze convinto com’è che preconcetti e pregiudizi impediscano di arrivare alla verità

«Baldù, lo vuoi sapere?», sospirò dopo aver buttato un occhio verso la porta d’ingresso. «Questi mi stanno sul gozzo. Hanno la loro tesi già preconfezionata con tanto di nastrino rosso, e io non gliela voglio dare la soddisfazione di essere costretto a convincerli del contrario. Avete deciso che il ragazzo è scappato per arruolarsi? Va bene, tenetevi la vostra convinzione. Noi andiamo avanti per la nostra strada senza pregiudizi o soluzioni scontate. E cerchiamo di capire come sono andate davvero le cose. Può darsi che la loro tesi sia giusta, per carità, ma dobbiamo arrivarci tramite l’indagine, non ancor prima di averla cominciata. Giusto?».

La domanda finale non era indirizzata soltanto al poliziotto più anziano, ma estesa anche a Santamaria e a Orsola Weiss che, seduti al proprio posto, avevano seguito con gli occhi sgranati la clamorosa esternazione.

E non a torto perché, dietro le apparenze di una indagine facile ci cela un mistero tutt’altro che scontato.

Pagina dopo pagina il lettore verrà catapultato in una storia ricca di azioni e di suspence: un ritmo adrenalinico che coinvolge sempre di più per arrivare ad un finale del tutto inaspettato che, come nei precedenti libri, riesce a sorprendere per la sua originalità.

Lo sfondo è la città di Genova, descritta magistralmente, con il suo dedalo di viuzze e di personaggi poliedrici che la popolano. Lo scorso anno mi sono ritrovata a leggere il precedente libro di Malavasi mentre ero a Genova per lavoro: sono rimasta letteralmente affascinata dal suo modo di presentarla perché, in effetti, è una città con una conformazione particolare che, senza una guida locale, difficilmente riesci ad apprezzare.

In questo secondo libro ho ritrovato la stessa magia e non ho potuto fare a meno di riandare con il pensiero alle sue strade strette, buie di notte ma colorate di giorno, multietnica e ricca del fascino della storia che ancora vive e si respira.

Genova assassinata, come le sette vittime innocenti che le erano appartenute. Genova ferita e sfregiata ma non rassegnata, come le ventotto persone colpite e, per fortuna, sopravvissute all’attentato.

La città si riuniva nei pressi dell’epicentro del sisma, dove il mostro si era scatenato. Un rito di purificazione collettiva, una forma di esorcismo contro il demone che si era impossessato dell’anima della Superba.

E Orietta non poteva mancare.

Come nel precedente libro, ciò che colpisce di più sono i personaggi estremamente umani e realistici: non ci sono supereroi, ma uomini e donne che combattono con i loro demoni del passato, fragili e con le loro debolezze, ma allo stesso tempo perseveranti. E così ritroviamo la dinamica Orietta, Goffredo alle prese con un figlio che si affaccia all’adolescenza con il suo bisogno di essere autonomo ed allo stesso tempo capito da un padre che sembra però troppo preso dalla perdita della moglie, Riccardo Giustini, personaggio decisamente singolare e l’ispettore Manzi che, in questo libro impareremo ad apprezzare ancora di più.

E’ una storia nella storia, perché il thriller finisce per intrecciarsi con le storie personali dei suoi tanti protagonisti: racconti che non appesantiscono e nulla tolgono al ritmo dell’azione, anzi si fondono abilmente con essa, rendendola ancora più appassionante.

L’altro aggiustò il bavero del giubbotto e sprofondò nella sedia, assorto in un pensiero eroico. Scrollò gravemente la testa e disse: «Costretto in ospedale, ho potuto meditare su parecchie cose, Red. Ogni tanto è utile fermarsi, prendere una pausa nella maratona che siamo obbligati a correre. Fare il punto della situazione, non dico un bilancio della propria vita, sarebbe prematuro a trentanove anni, ma una sorta di pit stop tra i frenetici giri di circuito».

Goffredo sorrise. «Cazzo, Ricky, non ricordavo questa tua vena filosofica».

«Neanch’io. Però, credimi, se non mi fosse capitato quello che mi è capitato non so se sarei arrivato a fare certi ragionamenti, a soffermarmi su alcune cose che sono successe. Le metti lì da parte, in un angolo della tua testa, e ti dici che prima o poi verrà il momento di approfondirle, di dargli un verso, ma poi quel momento non viene mai…»

Lo stile narrativo è semplice ma curato in ogni dettaglio con una scrittura fresca e scorrevole che rende piacevole la lettura del romanzo.

Un libro dai ritmi intensi e avvincenti del thriller intercalati a scorci di vita quotidiana con spunti e rimandi continui alle questioni spinose della modernità e dei rapporti umani.

Materiale fornito dalla Casa editrice

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