Recensione: “Shinsetsu. Il potere della gentilezza”

Carissimi lettori,

vi succede mai di iniziare a leggere un libro completamente diverso dal vostro genere preferito solo per avere un’ulteriore conferma che non c’è nulla di più interessante di ciò che siete soliti leggere e che le vostre scelte letterarie sono infallibili perché il vostro sesto senso non sbaglia mai?

Se non siete egocentrici e arroganti la risposta sicuramente sarà negativa, ma se, come me, iniziate a leggere con molta diffidenza le pagine del testo che avete ingiustamente condannato in partenza, vi potreste trovare in una situazione molto imbarazzante per voi stessi perché il libro in questione potrebbe invece rivelarsi il migliore che abbiate mai letto.

Shinsetsu. Il potere della gentilezza. Per migliorare te stesso e il rapporto con gli altri

Clóvis Barros Filho

Traduttore: Marta Lanfranco
Editore: Newton Compton
Collana: Grandi manuali Newton
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 7 novembre 2019
Pagine: 223 p., Brossura
EAN: 9788822736116

Recensione a cura di Iryna Ilkiv

Shinsetsu è una parola giapponese che indica ben più che la semplice gentilezza. Shinsetsu indica una natura profondamente umana, capace di mettersi a disposizione degli altri, di curarne gli interessi, mossa da un intimo e autentico rispetto. Il professor Clóvis de Barros Filho parte da questo concetto che appartiene alla cultura nipponica e prova a interpretarlo in chiave occidentale. Si può conciliare la shinsetsu giapponese e il nostro concetto di morale, ovvero i principi di condotta che una società decide liberamente di adottare? È possibile, per esempio, imparare a dialogare con shinsetsu, cambiando radicalmente la modalità di scontro che oggi caratterizza il confronto nei nostri Paesi? Questo libro ci aiuta a capire come trasformare la mancanza di ascolto e la rabbia che ci portano a calpestarci in riconoscimento degli altri, per favorire “una coesistenza armoniosa tra tutti”, come direbbero i giapponesi. E ci mostra l’efficacia e il potere della gentilezza se vogliamo realizzare una convivenza migliore e più utile per tutti.

Quando ho scelto questo libro ho pensato che il sottotitolo “Per migliorare te stesso e il rapporto con gli altri” fosse una trovata per attirare gli ingenui con la promessa di rivelare la soluzione a tutti i mali.

Vi parlo con schiettezza, perché ciò che mi ha insegnato questo libro, scritto con altrettanta sincerità e leggerezza di parole a prima vista comuni ma profonde, è che prima di parlare, prima di compiere un’azione, un gesto, prima di pensare, bisogna “guardarsi allo specchio”, vedere i propri difetti, non nasconderli, uscire con la nostra vera faccia perché solo così si può migliorare.

Giudicare un libro dal titolo (o sottotitolo) è come giudicare una persona per una mezza frase che ha pronunciato. Troppo spesso ci fraintendiamo, ci interpretiamo male e non diamo tempo all’altro per confermare o smentire i nostri pregiudizi, ma spesso non abbiamo nemmeno la voglia di sapere la verità perché ci fidiamo troppo di noi stessi e le nostre opinioni ci sembrano le più giuste. La citazione che segue me ne ha dato conferma:

Suntsu e Shinsetsu non sono concetti filosofici. Questo libro non è filosofico. Il suo autore non è, non è mai stato e mai sarà un filosofo.

Suntsu e Shinsetsu sono i due termini, rispettivamente cinese e giapponese, sui quali si concentra l’autore. Suntsu insegna l’arte della guerra, è il mezzo attraverso cui compiere le azioni belliche. Shinsetsu, è l’arte della pace e quindi il mezzo efficace per fare pace. Essi non sono uno il contrario dell’altro, ma sono complementari.

Shinsetsu è sostantivo, aggettivo e avverbio. È, per esempio, soggetto nella seguente frase: “Shinsetsu è uno dei più importanti concetti della cultura giapponese”. Nel secondo caso, come aggettivo, una persona può essere definita “molto Shinsetsu”. Infine, come avverbio, sono piuttosto frequenti frasi del tipo: “Mi ha aiutato a trasportare shinsetsumente il mio bagaglio fino al treno”.

A questo punto potreste chiedervi cosa c’entri l’arte di fare la pace con il trasporto dei bagagli.

Shinsetsu evoca un mosaico di significati che devono essere riuniti. Un puzzle. […] Quando va presa una decisione, colui che agisce deve tenere conto di molte cose: i suoi punti di forza, le competenze, la posizione, i punti di debolezza, se sta piovendo, se c’è traffico, se è buio, se è pericoloso, eccetera. […] Si tratta di un modo ben preciso di pensare e muoversi nella convivenza con gli altri, in base al quale l’esistenza di ognuno – quando interagisce in modo reale o potenziale con l’altro- diventa un fattore cruciale nella definizione dei limiti che chi agisce s’impone per evitare di causare negatività, tristezza o preoccupazione.

Ritornando ai pregiudizi che spesso abbiamo sul mondo che ci circonda, dobbiamo capire che essi nascono da uno stato di “guerra” interiore, un’agitazione quasi impercettibile, che ci costringe inconsciamente a dare un’immediata definizione di ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, senza concederci tempo per osservare da più angolazioni una situazione, un oggetto, una parola. È un like a portata di click. È come se questo tumulto interno, per la fretta, estraesse piccole parti della vita e le esaminasse singolarmente, fuori dal contesto, sfiorando solo la superficie perché il tempo corre troppo in fretta per permetterci il lusso di “sprecarlo” per analizzare un mondo che di noi non si accorge nemmeno. La continua lotta per la sopravvivenza, per aggiudicarci un “posto sotto il sole”, infatti ci trascina in un vortice di egoismi.

Shinsetsu è fare pace con il mondo che ci circonda, ascoltare ogni vibrazione di foglia, concedere più tempo alla persona che incontriamo per rivelarsi, perché anche un bocciolo di rosa ha bisogno di tempo per aprirsi. Shinsetsu è ridurre le nostre pretese e offrire la nostra disponibilità, la nostra comprensione a chi è più fragile, più timido, chiedere al passeggero che sta seduto dietro di noi in un pullman o in un aereo se proverà disagio qualora volessimo abbassare il sedile. Shinsetsu è prestare attenzione ai bisogni degli altri, considerare ciò che potrebbe ledere la loro sensibilità e invadere i loro spazi.

“Qualsiasi decisione ha a che fare con l’altro. […] In fondo, quando si prende in considerazione l’altro, non lo si fa soltanto per proteggerlo o evitargli un dolore. Anche chi odia prende in considerazione l’altro. Quando infliggiamo consapevolmente sofferenza, prendiamo sempre in considerazione l’altro. Per questo, Shinsetsu, che è l’opposto di infliggere sofferenza, va ben oltre la semplice considerazione. Ha a che vedere con la gentilezza. Con un gesto che lenisce. Con una parola di conforto. [..] È comportarsi in modo amabile. Abbastanza da trasformare colui che agisce in quell’istante in un essere amato da qualcuno. Implica il riconoscimento affettivo da parte dell’altro. Agire amabilmente è creare le condizioni affinché ci sia amore.”

“Tuttavia, Shinsetsu non è soltanto limitazione. […]  È anche iniziativa. Positiva. È azione. […] È offrirsi di portare dei pesi. Dare un passaggio. Accompagnare alla porta. […] Uscire a comprare il pane. Un farmaco. Per qualcun altro.”

L’altra faccia della medaglia, in Occidente, è la Morale, che viene personificata dall’autore e così descritta:

A Morale interessano i grandi temi della vita. I doveri più indispensabili. Gli imperativi più assoluti. Le questioni gravi. […] Morale ha sempre saputo che le persone meschine rimangono affascinate da ciò che è straordinario. Mentre i saggi, come Shinsetsu, si lasciano incantare dalle cose comuni.

La morale, però, è “labile” perché nella maggior parte dei casi siamo ipocriti. Shinsetsu, al contrario, è universale, si applica indistintamente a tutto. Il tratto comune a entrambe è la convinzione che ogni vera trasformazione del mondo inizia da noi stessi. […] Dall’intima convinzione. Ignorando le occasioni che richiedono la loro violazione.

L’autore, con un linguaggio estremamente colloquiale ma nello stesso tempo sobrio e limpido, parla di concetti che sembrano quasi banali, ma che celano uno spessore mai notato prima. Le parole sono simboli, hanno sostanza, sono materia, sono volti; il carattere è svincolato dalla volontà; la vita è simile a una partita di scacchi; chi tradisce lo fa quando nessuno può scoprirlo perché è un “mascalzone”. Mentre tanti pensieri profondi nascono, invece, dalle quotidiane azioni, dai gesti scontati e quasi noiosi.

Un libro unico per la fluidità del suo linguaggio, una guida indispensabile nel museo delle opere d’arte umane, un vero e proprio bugiardino per pillole di dolcezza e umanità. Il libro da leggere per non essere statue impassibili, per non essere Narcisi, per imparare la gentilezza, mostrarla e insegnarla attraverso i gesti.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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