Recensione: “Tre sorelle, tre regine” di Philippa Gregory

Cari amici lettori, oggi poniamo alla vostra attenzione un romanzo storico, Tre sorelle, tre regine, libro da poco pubblicato in Italia dall’autrice di bestseller n.1 del New York Times, Philippa Gregory. Tre sorelle, tre regine è un accurato resoconto di alcune vicende della prima metà del ‘500 inerenti la famiglia Tudor, ma da un punto di vista femminile e inedito, quello di Margherita Tudor.

Tre sorelle, tre regine

Philippa Gregory

Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pandora
Anno edizione: 2019
Pagine: 420 p., Rilegato
EAN: 9788820067120

Recensione a cura di Rosa Zenone

Caterina D’Aragona, infanta Spagnola, giunge alla corte inglese dei Tudor per sposare l’erede al trono Arturo. Da subito il suo arrivo scatena nella protagonista, Margherita Tudor, acerrima rivalità e gelosia. Altra opinione invece avrà la minore delle principesse Tudor, Maria, il cui affetto verso la cognata è invece palpabile da un primo momento. La morte prematura di Arturo dopo poco tempo dal matrimonio, ricondurrà però Caterina a corte, dove sarà promessa all’altro fratello e nuovo erede, Enrico. In attesa del suo destino ella vivrà rassegnata in miseria. Intanto la giovane Caterina promessa al re Giacomo di Scozia, abbandona la propria terra per salire al trono designatole. Le due donne divengono regine, rispettivamente di Scozia e di Inghilterra, destino a cui sarà chiamata anche la piccola Maria in Francia. Per quanto le loro vite sembrano essersi separate definitivamente a causa delle lontananze territoriali, un filo invisibile le terrà unite, non solo si troveranno a fronteggiarsi nelle vicende di Stato, ma si troveranno accomunate di volta in volta in faccende di vita privata, in un continuo e altaleneggiante status di rivalità e sorellanza, nell’alternanza di eventi favorevoli e non….

“La esamino senza lasciar trasparire i miei pensieri. Penso che sia fortunata a essere venuta qui, fortunata a essere stata scelta da mio padre come moglie di mio fratello maggiore, Arturo. Fortunata ad avere una cognata come me, una suocera come mia madre e, soprattutto, una nonna acquisita come lady Margaret Beaufort, che farà sì che Caterina non superi la posizione che le è stata designata da Dio. (…) Non si sente respinta, ma mi fissa direttamente negli occhi. Nata e cresciuta in una corte competitiva con tre sorelle, sa cosa è la rivalità. Peggio ancora, mi guarda come se trovasse la mia espressione severa più che raggelante, un po’ comica. In questo momento capisco che non è una giovane donna come le mie dame di compagnia, che devono essere gentili con me qualsiasi cosa io faccia, o come Maria, che deve fare ciò che dico. Questa giovane donna è mia pari, mi valuterà, potrebbe addirittura criticarmi. «Siete la benvenuta in Inghilterra», la saluto in francese. «Sono felice di salutare mia sorella», risponde in un inglese formale.”

La voce narrante da cui si genera l’intera narrazione è quella di Margherita Tudor, la focalizzazione è interna e rispecchia il punto di vista della stessa. Apprendiamo così dalle sue parole del suo primo incontro con Caterina. L’ammirazione e l’invidia che la sua vista le suscitano sono attenuati dal forte orgoglio di appartenenza alla famiglia Tudor, sentimento rinvenibile in buona parte del romanzo. Margherita tende di elevarsi al di sopra della principessa spagnola, ma questa non accetta la sfida, anzi si pone amichevolmente e la spiazza definendola da un primo momento sorella. Allo stesso tempo nella testa della protagonista comincia a farsi strada la dura consapevolezza che in realtà quella straniera è sua pari. L’antipatia suscitata dalla cognata è ravvisabile nel soprannome che le attribuisce, “Caterina D’Arroganza”.

“Portano Maria, affinché le faccia una riverenza, e Caterina si rende ridicola inginocchiandosi alla sua altezza per ascoltare il suo infantile mormorio. Naturalmente mia sorella non capisce una parola di latino o spagnolo, ma le cinge il collo con le braccia e la bacia e la chiama «folella». «Sono io tua sorella», la correggo, strattonandola. «Questa lady è tua cognata, una sorella acquisita. Sai pronunciare la parola cognata?» Naturalmente non ci riesce. Balbetta e tutti ridono. Ci rendiamo conto che è tardi e usciamo tutti con torce oscillanti per accompagnare Caterina, come se fosse una regina incoronata e non semplicemente la figlia minore del re e della regina di Spagna, che ha la fortuna di imparentarsi con la nostra famiglia: i Tudor.”

Maria, ancora bambina, invece non assume alcun atteggiamento superbo e distaccato verso Caterina, anzi subito chiama la neo arrivata sorella, suscitando l’irritazione della sorella maggiore già infastidita dalla sua presenza.

“Non si può fare ciò che si vuole quando si è una principessa. Dovete obbedire a Dio e al re e alla regina, vostra madre e vostro padre. Non siete libera, Margherita. Non siete la figlia di un villico. Voi eseguite l’opera di Dio, sarete madre di un re, siete a un passo sotto gli angeli, avete un destino. (…) «Resisterò. Sopravvivrò a entrambi. Perché so che il mio destino è quello di essere regina d’Inghilterra.»

 «Vorrei essere come voi», ammetto sinceramente. «Io non sono sicura di niente.»

«Lo diventerete. Quando sarete messa alla prova, anche voi sarete sicura. Siamo principesse, siamo nate per essere regine, siamo sorelle.» Mi allontano dalla casa sul mio costoso palafreno, il mantello in pelliccia abbottonato fino al naso e penso che riferirò a mia nonna che Caterina d’Arroganza è fiera e bella come sempre, (…) Non riferirò a mia nonna neppure che, per la prima volta, Caterina mi piace. Non posso evitare di pensare che sarebbe una regina d’Inghilterra meravigliosa.”

Ben presto, però, nell’animo di Margherita si fa sempre più spazio l’ammirazione verso Caterina, soprattutto constatando la determinazione di questa nel perseguire il proprio cammino nonostante, in seguito alla vedovanza, sia priva di ogni bene e viva in miseria. Nel romanzo la componente religiosa è sempre presente e viva, testimoniandone l’importanza. In un’epoca fortemente legata al culto e in cui si ottiene il trono per investitura divina ciò non può sorprendere. Il legame con Dio è ben delineato e trasmette perfettamente le idee dell’epoca in merito, laddove ogni evento risulta essere la manifestazione di un disegno divino.

“«Piccola principessa Maria», sussurra dolcemente. «Una sorella vi sta lasciando, ma una è arrivata. Ci sono qui io. E ci scambieremo lettere e saremo sempre amiche. E un giorno, andrete a sposarvi in un meraviglioso Paese e noi ricorderemo sempre le nostre sorelle reali.» Maria solleva il viso rigato di lacrime e cinge il collo di Caterina, abbracciandoci entrambe. È quasi come se fossimo saldate insieme da un amore fraterno. Non posso staccarmi e neppure lo voglio. Cingo le spalle di Caterina e Maria e le nostre tre teste dorate si avvicinano come se stessimo facendo un giuramento. «Amiche per sempre», dice Maria solennemente. «Siamo le sorelle Tudor», dichiara Caterina, anche se, ovviamente, lei non lo è. «Due principesse e una regina», ribadisco io. Caterina mi sorride, il suo viso vicino al mio, gli occhi scintillanti. «Sono sicura che un giorno saremo tutte e tre regine», sostiene.”

Il legame tra Margherita, Maria e Caterina è sancito alla partenza della prima alla volta della Scozia. Durante il loro abbraccio è delineato quanto le tre siano in realtà più simili e unite di quanto si possa pensare. Margherita pur precisando di essere l’unica regina tra le tre, non può comunque fare a meno di cedere a quell’abbraccio di sorelle, nonostante il proprio impettito orgoglio di prossima regnante della Scozia. Le parole di Caterina suonano premonitrici, infatti un giorno tutte le sorelle saranno regine. Tale destino le unisce, ma in realtà le porterà anche più volte a osteggiarsi. Inoltre, nonostante il profondo legame, Margherita si sentirà più volte gravare sotto il peso del paragone con le due sorelle, in una infinita e ambigua rivalità.

“<<Io sono cresciuta in una casa piena di sorelle e le apprezzo ogni anno di più. Forse anche tu scoprirai che le amicizie femminili sono le più vere, che le sorelle sono le custodi dei tuoi ricordi e delle tue speranze per il futuro. >>”

Non sempre riuscirà a realizzarsi quello stato di “sorellanza” prospettato e consigliato dalla madre di Margherita, quel sodalizio che si riserva quale privilegiata via di fuga è difficile da mettere in atto, soprattutto quando troppo spesso vi saranno invischiate altre questioni derivanti dalla sfera maschile.

 Il romanzo pone la propria lente d’ingrandimento sulla vita femminile di quegli anni. Le donne in realtà sono mere pedine di una politica spietata e basata sulla convenienza, merce di scambio per instaurare legami utili di cui disfarsi e dimenticarsi al primo cambiamento di rotta, poco importa delle loro emozioni o sentimenti. L’altro compito principale a cui assolvere è quello di incubatrici di progenie maschile da destinare al trono, è la fertilità a distinguere una donna vantaggiosa da una che non lo è, relegando le sterili nel campo dell’inutilità.  

“<<Riccardo aveva detto che era stata lanciata una maledizione sulla testa di chi, chiunque fosse, aveva ucciso suo fratello, il giovane re. L’aveva posta la strega bianca, la madre di vostra madre, la regina Elisabetta Woodville. Aveva giurato che chiunque aveva portato il giovane re alla morte avrebbe perso il proprio figlio e il figlio del figlio e così via fino a che la stirpe terminava con una ragazza sterile.>>”

Sulla testa dei Tudor pesa una potente maledizione destinata ad annientare la loro stirpe. Di tale maledizione Margherita ne viene a conoscenza tramite il proprio consorte, Re Giacomo di Scozia. La difficoltà nel concepire un erede e l’amore filiale ferito sarà sorte condivisa per un po’ di tempo sia da Margherita che da Caterina, dove ambedue manifesteranno ampia e sincera compartecipazione all’altra. Ma allo stesso tempo, anche tale ambito sarà terreno di scontro, comportando l’orgoglio di una a discapito dell’altra.

“Come può Dio perdonarle tanta ferocia? Deve di certo amare più la vedova dell’assassina. Non mi stupisce che conceda a me un bambino robusto e a Caterina un figlio morto. Che altro si merita?”

Il libro è propugnatore di una sorta di “sorellanza” basata sull’autocoscienza e la compartecipazione empatica, tema molto caro al Femminismo. Tale soluzione è proposta quale alternativa e via di scampo di un mondo al maschile, in cui le donne sono esseri assoggettati al volere degli uomini.

Tre donne, tre regine è un libro profondamente femminista. Esempio di ciò, sono anche le rivendicazioni di un matrimonio fatto per amore, e non per interesse, da parte di Margherita e Maria. La tematica femminista diviene sempre più frequente nell’avanzare delle pagine, evidenziandosi in diverse affermazioni.

“È così che vengono trattate le donne: quando agiscono per conto loro vengono chiamate peccatrici, quando hanno successo vengono chiamate meretrici.”

Philippa Gregory ha creato un’opera suggestiva, che non è solo romanzo, in sé ingloba anche i generi della cronaca storica, poiché delle vicende narrate vengono precisati luoghi e date, in un resoconto storico attento e dettagliato, e dell’epistolario, in quanto vengono riportate le lettere scambiate dalla protagonista con gli altri personaggi.

La scrittrice ha saputo dare rilievo e sentimenti a una figura poco conosciuta, quella di Margherita Tudor. Sarà proprio la sua voce a parlare del divorzio più importante della storia che condurrà alla formazione della Chiesa Anglicana, tale scelta fornisce un punto di vista privilegiato e inedito, fornendo una prospettiva differente da quelle a cui siamo abituati.

L’abilità della Gregory si palesa anche negli scorci descritti, che siano inerenti la sontuosità della corte e dei beni materiali, o dei paesaggi, il suo tratto dettagliato risulta maestrale e seducente.

Un romanzo accattivante che sa inchiodare il lettore alle sue pagine, in grado di far provare sentimenti contrastanti grazie alla creazione di mirabili e indimenticabili personaggi. Un libro completo, dove davvero non manca nulla per far breccia nel cuore dei lettori. Dopo aver letto questo libro i Tudor vi appariranno più affascinanti e maestosi che mai. Un libro che delinea quanto labile fosse in quell’epoca il confine tra affari di Stato e affari di letto.

Ma Tre donne, tre regine è soprattutto l’avvincente storia di donne apparentemente potenti ma in realtà inchiodate ai propri posti e vittime dei continui rovesci della fortuna.

“In questo mondo le donne non hanno alcun potere: non possiedono nulla, neppure i loro stessi corpi; non hanno niente, neanche i loro figli. Una donna deve vivere con il proprio marito e lasciarsi trattare come vuole lui, mangiare alla sua tavola, dormire nel suo letto. Una figlia è proprietà del padre, una moglie al di fuori del matrimonio non ha nessuno che si occupi di lei. Legalmente non possiede nulla e nessuno la proteggerà. Una donna che contrae matrimonio senza la certezza di conservarlo fino alla morte non può trovare sicurezza. “

PHILIPPA GREGORY

Scrittrice e giornalista radiotelevisiva, Philippa Gregory si è laureata in Letteratura all’Università di Edimburgo. Scrive per The Washington Post, il LA Times, e il UK newspapers. Tra i suoi libri spiccano numerosi romanzi storici di grande successo internazionale. Vive con la famiglia nello Yorkshire, in Inghilterra.

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