Recensione: “Trovami un modo semplice per uscirne”

Salve lettori, oggi abbiamo l’immenso piacere di presentarvi un libro finalista al premio Calvino 2018, Trovami un modo semplice per uscirne di Nicola Nucci, un’opera particolare che merita di essere letta e in grado di coniugare riflessioni e ironia.

Trovami un modo semplice per uscirne

Nicola Nucci

Illustratore: Momusso
Editore: Dalia Edizioni
Collana: Dalia narrativa
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 11 marzo 2019
Pagine: 176 p., Brossura
EAN: 9788899207373

Recensione a cura di Rosa Zenone

Cosa possono fare due ventenni annoiati in una settimana di ferie? La rivoluzione. Nick e il suo amico trascorrono le giornate sul divano di uno scantinato a parlare di musica, a bere e a fumare ma, nel momento indefinito in cui questo dialogo prende forma, qualcosa in loro cambia. Nick, il più audace tra i due, cerca di trascinare l’indolente amico, operaio di un’azienda conserviera, in un progetto che, a suo dire, li farà alzare finalmente dal divano e che cambierà il mondo: “Rivoluzione!” si chiamerà. Sarà una sorta di grande varietà, un bel “prodotto”: corpi che ondeggiano, belle ragazze, cuochi famosi. Ci siamo, la rivoluzione è pronta. Se non fosse per un temporale…

Due amici ventenni si ritrovano in uno scantinato a bere, fumare e chiacchierare, argomento particolarmente quotato tra i due è la musica, è proprio da lì che prende avvio la narrazione.

– Per palati fini.
– Su questo non ci piove.
– Roba come si deve, no?
– Sì. No.
– Per quelli come noi, no?
– Gli altri mica la capiscono ’sta musica.
(…)
– Tutta colpa della grande distribuzione.
– L’hai detto, fratello. L’hai detto.
– O vendi o sei fottuto.

I loro discorsi sulla musica immediatamente li inquadrano all’interno dell’“ambiente alternativo” che rigetta con forza ciò che è estremamente commerciale, in primis la musica. L’importanza che ricopre quest’ultima all’interno del libro è anticipata già dal titolo, Trovami un modo semplice per uscirne, famosa e bellissima canzone dei Verdena, che viene ad assurgere nel contesto quasi a un inno generazionale. Infatti i due ragazzi cercano proprio un modo semplice per uscire da quella situazione di stasi in cui sono attanagliati.

– Oggi è tipo il gran giorno, no?
– Ma se non faremo altro che starcene qui seduti a parlare di non-so-cosa!
(…)
– Cioè… oggi, oggi si fa la rivoluzione, no?
– Ancora con ’sta storia?
– Rivoluzione sempre, rivoluzione adesso, rivoluzione da tutte le parti.

La situazione e lo stato d’animo dei personaggi riflette appieno quello delle nuove generazioni, seppur tracciata con pochi tratti si sente tutto il peso precario che attraversa la gioventù di oggi. Ma i due amici, durante una giornata uggiosa uguale a tante altre, decidono che è il momento di trovare una risoluzione e di attuare un cambiamento madornale: di fare la Rivoluzione!, una parola chiave con tanto di punto esclamativo.

I ragazzi sono gli unici personaggi del libro, altri individui vengono solo menzionati. Abbiamo poche informazioni su di loro, quelle che apprendiamo dalle loro parole. Il primo a parlare è Nick, il più intraprendente dei due e il più convinto, è lui a tenere le redini del discorso; il secondo è anonimo, poiché non viene mai menzionato il suo nome, sappiamo solo che lavora in una fabbrica di pomodori ed è molto più incerto, come si evince dalle sue tipiche e ambigue risposte: Sì.No.

– Non sei talmente infelice da…? Ma come cazzo parli, ti senti?
– La mia infelicità è tipo sotto controllo.
– Del tipo?
– Niente canna del gas, ancora.
– Ancora.
– Già. Ancora.
– Mica mi vorrai far credere che non percepisci anche tu quel brividino che…
– Niente.
– Impossibile. Impossibile!
– Va bene così, davvero.
– Che mi pigliasse un colpo, cazzo.
– Non mi manca nulla, davvero.
– Ma se ti manca tipo… il mondo intero.
– Tiriamo avanti ancora un po’ e…

L’amico senza nome è molto più pacato e disposto a compromessi, molto meno megalomane di Nick. Ma nonostante possa apparire più pragmatico si farà trascinare ed entusiasmare dal suo discorso, un discorso confuso dai risvolti pindarici, ricco di mille contraddizioni, e continuamente ritrattato. Una conversazione alterata e distorta che sembra dettata dai fumi e dall’alcol.

L’impianto del libro è ardito e originale, Nicola Nucci ha avuto il coraggio di osare e il suo prodotto si può dire ben riuscito. L’intera opera, che entra subito in medias res, è incentrata sul dialogo dei due protagonisti, un dialogo mai interrotto che si legge tutto d’un fiato, non interviene a inframezzarlo nessuna voce fuori campo, né azioni né descrizioni. Lo stile è colloquiale, ricorrono numerosi intercalari fissi e modi di dire, ma allo stesso tempo ammicca ai testi di gruppi indie fatti di accumulazioni, deformazioni e riferimenti.

– Merito della rivoluzione.
– Un genio tra i fornelli.
– Tipo: La rivoluzione in cucina!
– Quel che vuoi.
– Mica Robespierre.
– Lascialo stare quel Robespierre.
– Il cuoco della tv: televisivamente più appetibile, no?
– Di Robespierre?
– Di lui e di tanti altri.
– Una follia!
– Faremo un sacco di nuove conoscenze.
– Tipo una festa, eh?
– Rosce dappertutto, capito?
– La facciamo, eh?

Inizialmente si potrebbe pensare che i presupposti di base siano buoni e che la tematica centrale sia la voglia di rivolta di due giovani, ma tali pensieri sono destinati a crollare e a scontrarsi violentemente con le loro parole. La loro rivoluzione in realtà comincia ad avere sempre più l’aspetto di un varietà, con tanto di brand e logo sottoposto alle regole del mercato. Il miglioramento auspicato diventa sempre più collegato alla voglia di fama e di donne, assumendo sempre più i contorni di una propria egoistica e superficiale ambizione piuttosto che di una riscossa destinata a cambiare il mondo.

Nessun Robespierre, né tantomeno Marx con la sua rivolta del proletariato, piuttosto fanno riferimento a personaggi alla moda. Quelle stesse regole imperanti nel mondo musicale e tanto rigettate da loro, in realtà saranno le coordinate su cui intendono muoversi, non realizzano di averle fagocitate a tal punto e di essere profondamente incoerenti. Sotto questo punto di vista possiamo leggere una feroce critica nei confronti di quegli individui che tendono a voler apparire per forza anticonvenzionali nonostante siano conformi al mondo che tanto criticano, ognuno di noi sicuramente ne avrà incrociati parecchi sulla propria strada e li rivedrà nei due protagonisti.

Una libro mordace, in grado di far sorridere ma anche di riflettere, che porta non solo a voler arrivare fino in fondo per sapere se i due ragazzi che “giocano a fare la rivoluzione” giungeranno davvero a una svolta, ma anche a domandarsi se davvero oggigiorno si riesca ad avere degli ideali e se in questi tempi, nonostante la legge del marketing, della tv e del web, sia davvero possibile una rivoluzione in senso classico.

Trovami un modo semplice per uscirne è semplicemente un’intuizione geniale.

Nicola Nucci

Nicola Nucci, nato a Sinalunga in provincia di Siena nel 1987, ha collaborato con numerose testate giornalistiche occupandosi di sport e musica; ha lavorato come sceneggiatore in ambito teatrale e attualmente si sta dedicando ad alcuni progetti in campo cinematografico, settore nel quale si è già distinto arrivando in finale al concorso bandito nell’ambito di Uno Sguardo Raro – Festival Internazionale di Cinema sulle Malattie Rare (2018).

Grande ammiratore di Irvine Welsh, Roddy Doyle e John Niven, ha ottenuto importanti riconoscimenti: la segnalazione al Premio InediTO (2013) al Salone Internazionale del Libro di Torino, due volte in finale al Premio Mario Luzi (2014 e 2015), il premio della giuria al concorso La Città di Murex (2013), il secondo posto al concorso Under 29 di Modena (2013).

Nel 2018, con il suo primo romanzo, Trovami un modo semplice per uscirne, centra la finale del prestigioso Premio Italo Calvino.

Materiale fornito dall’autore

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