Recensione: “Tutte le strade che portano a te”

Tutte le strade che portano a te

Giovanni Fabbri

Editore: Catartica

Collana: In quiete

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 12 febbraio 2019

Pagine: 136 p., Brossura

EAN: 9788885790193

Recensione a cura di Chiara Mearelli

Luca è in ospedale. La sua vita sta volgendo al termine, spezzata dalla malattia. Consapevole della propria fine, decide di lasciare alla moglie Clelia uno scritto, un piccolo testamento in cui dimostrarle cosa abbia rappresentato lei per lui. Attraverso tutte le possibilità scartate nel corso della vita, Luca racconta le sue antiche aspirazioni e lascia a Clelia un luogo dove poterlo ritrovare: il manoscritto diventerà però un misterioso canale perché la sua presenza resti con lei anche al di là delle pagine. Fino al messaggio conclusivo, che sigillerà il loro amore, oltre il tempo e la separazione della morte.

“ Cara dottoressa del mio cuore, lo sai che quando ti chiamo così è sempre per un motivo importante.
Io sto morendo.
I medici lo sussurrano fra loro, a te lo si legge negli occhi malgrado le tue maldestre dissimulazioni e io, in fondo, lo so che mi resta poco tempo.
Sono cose che si sentono.
Quando capirò di essere davvero vicino alla fine ti darò questa lettera e ti pregherò di aprirla solo quando me ne sarò andato per sempre.
Ora che starai leggendo, dunque, io mi sarò messo di nuovo in cammino. Ma non ti devi preoccupare: ci rincontreremo, ne sono sicuro.”

Luca e Clelia. Un matrimonio riuscito, una figlia, una vita tranquilla. A sconvolgerla una malattia che, a fronte di qualche remissione e speranza, quando attacca lo fa in maniera definitiva. Nell’affrontarla sono insieme, come sempre hanno fatto. Quando Luca muore, però, Clelia rimane sola, nonostante la sollecita presenza della figlia Stefania. Luca sa che accadrà e decide di farle un ultimo regalo: un manoscritto lasciato nella loro casa, in una piccola cassetta rossa.

In quei fogli Luca racconta la storia della sua vita come sarebbe stata se non l’avesse incontrata, quando aveva ancora ventiquattro anni, se non l’avesse sposata e avesse invece coltivato le sue precedenti aspirazioni, come partire per Londra “zaino in spalla e barba sfatta”, con la sua chitarra.

“Così, avrei tirato avanti a questo modo per un po’ di tempo. La metropolitana e la mia chitarra e forse un lavoro in un pub fino a notte tarda.”

Luca lascia sei capitoli, l’unica regola che detta a Clelia è di leggerli uno alla volta. Nelle pause lei tenta di riorganizzare la propria realtà di donna sola, ma con il pensiero rivolto costantemente a questo lascito, che le serve per non concentrarsi sul dolore, sulla mancanza. E in questi momenti si trova di fronte ad accadimenti singolari, episodi in cui la presenza del marito sembra essere molto più concreta, reale, delle parole che le ha lasciato sulla carta. Strane manifestazioni che non possono essere solo immaginate, né casuali.

Clelia non ne fa parola, neppure con Stefania, per non interrompere l’inaspettata magia che le è toccata, di sentirsi ancora insieme a lui anche oltre la morte.

Arriverà infine il termine di quelle pagine a spiegarle qualcosa che lei ha già capito: la morte non serve a cancellare ciò che c’è stato, soprattutto se è un grande amore. E nel messaggio finale di Luca sarà chiaro quanto questo amore sia stato irrinunciabile, tanto che Clelia potrà, nell’ultimo saluto, rendersi conto che lei non è una vedova, ma sua moglie per sempre ed agire di conseguenza. Il fiorentino Giovanni Fabbri tocca, in questo breve ma intenso romanzo, le delicate corde del lutto e della perdita. Lo fa offrendoci una storia di profonda speranza e dolcezza, nell’univeralità di un tema che tutti tocca e tutti sconvolge, senza banalismi. Questo libro è leggero come una carezza, ma profondo ed essenziale. La tematica della morte, che sottrae gli affetti e spezza i legami,viene svestita della sua freddezza dal fuoco di ciò che rimane: la certezza che ciò che si costruisce in vita, il sentimento che unisce le persone, è più forte. E non ci abbandona, mai, nemmeno quando è necessario proseguire da soli.

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