Recensione: “Un nido di vespe” di Davide Longo

Cari lettori, oggi scopriremo la bellissima provincia di Varese, con i suoi paesi, i suoi panorami, le sue abitudini, ma anche i suoi vizi e i suoi segreti, alla ricerca di un assassino.

Un nido di vespe. Indagine tra Varese e il Lago Maggiore

 Davide Longo

Editore: Frilli
Lunghezza stampa: 189

Recensione a cura di Maria Ruggieri

Valerio Guerra è un ragazzo invecchiato precocemente. Laureato in Archeologia, si è ritrovato a rincorrere una serie di stage non pagati in giro per l’Italia e ad essere silurato alla Scuola di Specializzazione. All’alba dei trent’anni la vita gli ha portato via un padre e tutti i sogni di gioventù. Si ritrova disoccupato, senza un soldo, a sopravvivere in un paesino disteso sulle rive del Lago Maggiore. Per sbarcare il lunario fa i più svariati lavori, che di solito si risolvono in contratti di pochi mesi, e con un paio di amici fidati svuota le cantine delle ville della sponda lombarda, rivendendo quello che è ancora in buono stato nei mercatini della zona. A tempo perso lavora anche come detective in nero, senza licenza: casi di corna, per lo più, o liti tra vicini di casa. Valerio non vive, sopravvive, e la sua unica gioia è osservare il suo gatto, Robespierre, che governa il loro piccolo appartamento come se fosse una magione vittoriana. Finché un giorno René, commissario di polizia e vecchia conoscenza del padre di Valerio, gli mette sotto il naso la foto di un anello longobardo e il caso di omicidio ad esso collegato. Da quel momento il ragazzo si ritroverà invischiato in una rete di omertà, silenzi e violenza che pulsa sotto la superficie della provincia sonnolenta come una rete di organi cancrenosi: un nido di vespe in cui convivono politica, imprenditori e polizia, nel quale Valerio Guerra proverà suo malgrado a mettere le mani.

“Un nido di vespe” è il primo di una serie di romanzi che ha come protagonista Valerio Guerra, “disoccupato cronico e laureato con il massimo dei voti in archeologia alla Statale di Milano”, giovane disilluso alla soglia dei trent’anni che si adatta a fare i più disparati lavori.

Valerio vive a Laveno, un tranquillo paesino sul lago Maggiore, in cui si conoscono tutti e non capita mai nulla di particolare.

Un giorno, invece, qualcosa accade e riguarda una giovane della buona borghesia, che viene ritrovata morta sulle rive del lago.

E Valerio, che i guai se li vorrebbe scansare tutti, stavolta si ritrova coinvolto nelle indagini su richiesta del commissario che le dirige, il suo amico Renè.

Commissario di polizia impiegato nella questura … era stato soprattutto amico di suo padre. Valerio lo conosceva da quando era bambino, e si ricordava che lui e suo padre andavano a pescare insieme quasi ogni domenica.”

Il Commissario sa che Valerio, a tempo perso, si diletta a fare il detective privato senza licenza, alla ricerca di mariti e mogli traditi e, in nome della vecchia amicizia che li lega, lo “ingaggia” per aiutarlo a portare avanti delle indagini parallele a quelle ufficiali della polizia sulla giovane “Ileana Rocchi. 22 anni, residente a Velate, figlia del noto imprenditore e architetto Roberto Rocchi. … parliamo di una ragazza normale, dicono tutti.”

Un po’ malvolentieri, Valerio si mette al lavoro. Spulcia i social per cercare il profilo della ragazza su facebook e quando lo trova ne osserva le foto, prende mentalmente appunti su nomi e visi e inizia le sue ricerche. E le sue personali riflessioni sulla vicenda.

Pensa che quando uno muore, tutti ne parlano sempre bene e ne tessono le lodi. E così accade anche per Ileana, di cui tutti dicono un gran bene, di cui tutti tratteggiano le caratteristiche più buone, il suo esempio di generosità cristiana, la sua bravura, la sua bontà.

E Valerio, ormai disilluso dalla vita,  “davanti a quella fiera dell’ovvietà a buon mercato non riuscì a trattenere una risata.”

Ma le sue indagini non si fermano e continuano senza sosta, in lungo e in largo tra i paesini del varesotto.

Seguendo alcuni indizi, Valerio arriva ad individuare e conoscere alcune persone vicine a Ileana, che la frequentavano e la conoscevano bene, e ne emerge un suo ritratto molto particolare, non proprio da “brava ragazza”.

I suoi sforzi, però rischiano di essere vanificati quando improvvisamente l’assassino viene trovato in un centro di accoglienza per migranti. E’ un uomo di colore, e solo per questo viene già condannato, ancor prima di un regolare processo.

“Lo sai qual è la cosa più difficile al giorno d’oggi, Guerra? …far assolvere un innocente.”

“Nessuna presunzione di innocenza:un arresto equivale alla colpevolezza. Nessun distinguo: se un negro violenta una donna, allora tutti i negri violentano le donne. Un bianco che violenta una donna è un violentatore. Un negro che violenta una donna è un negro.”

Valerio è disgustato da quello che vede e scopre addentrandosi nei meandri dei segreti della città.

Gli sembrava una città serena e tranquilla, “eppure allo stesso tempo la città fremeva, pulsava di una vita sotterranea che nessuno poteva vedere a occhio nudo. Ma che esisteva. Valerio osservò la gente che sciamava attorno a lui: quante storie, tragedie personali, piccole gioie e grandi amori stavano sfilando davanti ai suoi occhi in quell’istante? Non avrebbe saputo dirlo. Centinaia, migliaia di teste, ognuna con il suo turbinio di solitudini. Gli sarebbe piaciuto fermare qualcuno a caso, fargli un sorriso, chiedergli come stesse andando la sua giornata. Nutrirsi della forza di quegli uomini e quelle donne che ogni giorno ingaggiano una lotta senza quartiere contro la vita. E la vincevano.”   

In tutto quel nauseante spettacolo, nel susseguirsi di falsità e segreti, nei misteri che si nascondono nella città, però, Valerio ne esce vincitore. Riesce a trovare un motivo per andare avanti e non viene risucchiato da tutto il marciume che vede sotto le belle apparenze.

“Alla fine la provincia di Varese era come quel favo, all’apparenza innocuo… appena la si tormentava un momento, appena si scavava al di sotto della superficie, la provincia rivelava la sua vera natura. Un pericoloso nido di vespe.”

Un romanzo avvincente, dalla trama scorrevole e dallo stile giovanile e asciutto. Il suo finale non è affatto scontato e i colpi di scena non mancano, per questo si fa leggere volentieri e il lettore non si stacca dal libro per sapere come va a finire.

Attendiamo con ansia gli altri romanzi con le avventure di questo detective senza licenza che sicuramente non deluderanno il lettore.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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