Recensione: “Un treno per Berlino” di Luca Granato

Cari lettori,
con “Un treno per Berlino” ha inizio un viaggio nel viaggio, un percorso all’interno del quale l’autore ci conduce per mano tra un tempo prossimo e un tempo remoto e che vede quali protagonisti due uomini che casualmente si incontrano e che casualmente diventano destinatari ciascuno della storia dell’altro. Un romanzo che tocca le corde più sensibili del cuore e che conquista sin dalle prime battute.
Buona lettura!

Un treno per Berlino

Luca Granato

Editore: IoScrittore
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 9 luglio 2019
EAN: 9788867201365

Recensione a cura di Nelide

Due sconosciuti, un incontro casuale. Il passato che morde nella vita di uno dei due. La vita, si sa, è un incrocio di coincidenze e di incontri casuali. Sul treno che porta da Monaco a Berlino, una mattina come tante altre, seduti nello stesso scompartimento, si trovano due uomini. Cosimo Beningarda è un giovane colto e appassionato, che insegna italiano all’università. Bertfried Ziegler è invece un anziano signore, malato e forse consapevole della propria fine imminente, cresciuto nella Germania nazista degli Anni Trenta. Tra i due occasionali compagni di viaggio si crea una sorta di strana complicità. Così, Ziegler racconta di sé, del suo passato: gli anni in cui lavorava come correttore di bozze con l’ambizione di diventare giornalista, il difficile rapporto con un padre che sognava per lui solo il meglio, l’incontro con Hanne, la donna già sposata che ha cambiato per sempre il corso della sua vita. Mentre il treno corre verso Berlino, Cosimo diventa senza volerlo il testimone della vita di Ziegler, un doloroso cammino personale dove si mescolano entusiasmi e delusioni, gioie e ferite brucianti; con il rimorso di non aver saputo opporre all’onda crescente dell’orrore nazista nemmeno il suo amore per Hanne e per la sua bimba, finita nel programma di eliminazione delle persone ‘imperfette’. Ziegler, con il suo racconto, confida in qualche modo al giovane che il viaggio a Berlino è fatto per ritrovare Hanne, il suo perdono e finalmente la pace.

«È strano, ma è più difficile ricordare la Storia quando la si è vissuta, che non quando la si è studiata»

Cosimo Beningarda vive a Berlino da un anno. È un lettore di lingua italiana alla Freie Universität Berlin. È in stazione alla ricerca della sua carrozza, la numero 8. Un anziano signore lo precede, ha difficoltà a salire, il suo corpo non è più giovane, barcolla una volta giunto al terzo gradino. Cosimo lo sostiene da dietro per poi, poco dopo, scoprire che alloggiano nello stesso scompartimento. Questo vecchio che ha di fronte con le sue guance scavate, gli occhi persi in chissà quale passato, i suoi modi gentili ed educati, è stato un nazista. Non sembra esserne orgoglioso eppure lo dice con semplicità. La sua voce ha un ritmo cadenzato che affascina e ammalia, la storia che racconta ha dello straordinario.

«I sogni, allora come oggi, erano spesso destinati a rimanere tali. Non me ne dispiaccio, con il senno di poi sarei finito a ricopiare parole di altri

Il ricordo riaffiora, la narrazione prende forma. Torniamo agli anni ’30 e a parlare è niente meno che Bertfried Ziegler un uomo che è stato protagonista di quegli anni del nostro tempo così bui e misteriosi, un uomo che ha amato una donna e che è preda del senso di colpa.

«Pagine che diventano racconti. Racconti che diventano capitoli. Capitoli che diventano una storia. La Storia. Guardo il libro che ho tra le mani ma non riesco a vederlo»

Battuta dopo battuta questa prende sempre più consistenza e riesce a ricostruire un puzzle più grande che parla di vite di uomini e donne sullo sfondo del periodo storico che li vede nascere. E anche adesso che così tanti anni sono trascorsi, quei ricordi sono vividi nella mente.

Due sconosciuti su un treno che da Monaco conduce a Berlino, due compagni di viaggio occasionali con il loro bagaglio di vita, con quei sogni rimasti nel cassetto, con quei segreti che chiedono di essere ascoltati. E così, mentre Bertfried rivela il suo più grande rimorso, Cosimo ne diventa testimone ed esecutore testamentario.

Il tutto con una penna magnetica, preziosa, ricca che accompagna e conduce. Un elaborato di grande forza introspettiva, capace di suscitare molteplici riflessioni, di invitare smuovere le corde più intime. 

«Ho sempre amato i libri. Non capivo come tutta quella gente potesse vederli come nemici. Li vedevo gioire, ammassarsi intorno a quel grande falò in cui milioni di pagine si accartocciavano, come volessero ritrarsi e nascondersi a quel pubblico immeritevole.»

Luca Granato nasce a Sanremo, sulla Riviera ligure di Ponente nel 1972. Lascia gli studi a 16 anni, per riprenderli solo in tarda età. Ama frequentare gli ambienti teatrali perché «… indossare maschere nella finzione aiuta ad abbandonare quelle imposte dalla società». Ha vissuto in diverse città tra cui Roma, che gli rimarrà nel cuore, fino a stabilirsi nel quartiere di Hackney, nell’East London.

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