Recensione: “Una furia dell’altro mondo” di Lisa De Nikolits

Amici di mille e una lettura, ho venduto un pezzetto della mia anima per Una Furia dell’Altro Mondo di Lisa de Nikolits. Pieno di pathos, un romanzo che affonda nell’inconscio e vaga nei meandri dell’aldilà fino a scatenare sete di giustizia … Lo adoro!

Una furia dell’altro mondo

Lisa De Nikolits

Traduttore: Tiziana Prina
Editore: Le Assassine
Collana: Oltreconfine
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 17 marzo 2019
Pagine: 398 p., Brossura
EAN: 9788894979169

Recensione a cura di Elisa Mazza

Un thriller divertente, sentimentale, un po’ filosofico e allo stesso tempo ironico, surreale, ma anche un po’ truce. Non potrebbe essere diversamente con la protagonista Julia Redner, un prototipo di donna in carriera stile “Il diavolo veste Prada”, che si ritrova in un Purgatorio molto simile a un aeroporto, dotato di tutti i comfort che si possano desiderare. Non sa perché sia finita lì, ma quando finalmente comprende chi era sulla Terra e cosa le è successo, le si aprirà una seconda chance di riscatto e di vendetta.

Il Paradiso non conosce furia maggiore dell’amore che volge in odio né l’Inferno una furia pari a quella di una donna ingannata. William Congreve (1697)

A Julia non le è mai fregato niente di nessuno. NESSUNO. Le persone erano solo utensili o decorazioni per la sua vita vissuta nella più totale indipendenza ed egocentrismo. Faceva un lavoro perfetto nel campo della moda, pieno di stimoli e di omaggi che si teneva puntualmente invadendo la casa di pile e pile di roba, e soprattutto, aveva potere. Poi un giorno si sveglia, ma non è più qui ma LÌ, una specie di sala d’aspetto aereoportuale.

 Che cavolo è successo? Non ricorda, si sente solo stanca, sperduta, e incavolata. Inizia a conoscere le persone che vi sono come lei intrappolate, a rendersi conto che quella specie di posto era il purgatorio. Quindi era morta?! La permanenza porta a galla verità e storie; Julia inizia a ricordare eventi precedenti: quando incontra Junior, altra mega-testa della compagnia: è sempre il potere che naturalmente li unisce, il sesso, la famiglia di lui, l’affetto, sono dettagli marginali che vanno a coronare l’effimera superbia di essere al di sopra della normalità, intoccabili, predatori in cima alla catena alimentare. Peccato che Junior non la pensasse allo stesso modo: stufato di esporre sempre il solito giocattolo o “mangiare la stessa minestra”, assume un taglia-teste e la fa fuori. Julia è sotto Choc. Ma sa già perché le è successo. Ora i ricordi piano piano ritornano tutti a galla. Un grido primordiale le inonda la testa, le viscere e il cuore. Vendetta. Deve uscire subito, deve riprendere in mano la sua vita, deve fargliela pagare…

“«Come si fa ad andare là fuori?» – «Non esiste” dice Grace con gentilezza. »È come il fondale di un film. «Nessuna delle porte conduce fuori?» – «Si comporta sempre così» spiega Agnes alle altre. «Non fa che chiedere la stessa cosa in mille modi diversi, come se così ottenesse la risposta che vuole. Julia, apri bene le orecchie: non esiste un fuori, non esiste il cielo, non ci sono aerei o nuvole. C’è solo questo strano edificio in cui siamo: dove sia, non ne abbiamo la più pallida idea.»

Questo purgatorio disegnato dalla De Nikolits è interessante, confortevole ma subdolo: varie stanze ludiche come relax, trucco, bowling, ma utilizzabili a tempo e labirintiche, quindi per la protagonista difficilmente rintracciabili. Nessun contatto con il vero esterno, e un’atmosfera spersonalizzata, asettica. La stanza della pioggia è l’unico ambiente pseudo-naturale, mortalmente triste, ideale per non piangere da soli, come cantava De Andrè. In questo luogo sospeso, avviene il miracolo, Julia inizia a valutare gli altri “viaggiatori” con gli occhi veramente aperti e a svelare una, seppur disordinata, empatia. Altri relitti umani, come lei… lei che finora era fiera di essere una stronza.

“Mi interrogo su noi sei, e mi chiedo come mai abbiamo creato un simile legame. C’è un denominatore comune che ci unisce o è successo per caso? Siamo una strana e curiosa mescolanza di persone. E perché mi occupo di loro? E poi da quando mi preoccupo di qualcuno che non sia io? In realtà dovrei cercare chi comanda qui per capire come uscire da questo posto, ma nello stesso tempo sono ossessionata dai problemi di tutte le altre.”

Ho amato leggere le storie di queste anti-eroine, reiette e tormentate, totalmente sballate nelle scelte di vita per colpa di droga, bruttezza, servilismo: donne arrese e schiacciate.  Il romanzo tocca corde intime, introspettive, nei tanti dialoghi tra loro; le pagine trasudano un caleidoscopio di sensazioni che si diramano e che si insinuano sotto pelle. Il lessico è versatile, delicato, elegante nei momenti di maggior intimità per poi trasformarsi in mordace e crudo negli scoppi di rabbia, frustrazione. Uno stile superbo per un thriller atipico, surreale, dove l’ironia copre lo schiaffo bruciante dell’esclusione, della sospensione tra inferno e paradiso e la femminilità è vagliata in tutte le sue sfumature, specie le negative.

“«Perché sono qui e non all’Inferno? Dovrei essere là. Mi sono un po’ guardata dentro, Cedar, e non mi è piaciuto».  Annuisce e mi indica una sedia. Mi siedo. «È facile essere presi dentro gli ingranaggi della vita» dice con dolcezza.”

A sostegno di questo soggiorno forzato, compaiono figure di gestione e riequilibraticri come Cedar, una sorta di psicoterapeuta filosofo che aiuta Julia a scavare nel suo stato emotivo; emergono i particolari, e il carattere di Julia si delinea lucidamente e intensamente. I flash-back mostrano i punti salienti della sua vita: il suo unico affetto era una gatta neanche tanto amabile, la famiglia invece una debolezza, una ferita profonda da sanare. Poi l’inganno, il tradimento di Junior e la violenza che l’ha portata in fin di vita, la eleveranno alla consapevolezza di voler rimediare: una seconda chance per cambiare il risultato, per punire il sopruso e la veemente brutalità, per riportare equilibrio, giustizia e pace interiore. Il testo con il suo contenuto è realmente in grado di creare un pugno allo stomaco grazie alla suspense e al senso di trionfo nell’esorcizzazione dei demoni interiori.  È un processo di maturazione moralmente complesso ma così coinvolgente da inchiodare il lettore con il naso tra le pagine, è così originale la scelta di puntare alla vendicativa guerra piuttosto che al più mite perdono, che consiglierei senza indugio di farci un film.

“«E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad avvelenare e infine distruggere i miei fratelli. E tu saprai che sono il Signore quando farò calare la mia vendetta su di te.» Si siede. «Tu eri l’arma della vendetta del Signore» aggiunge. «Accidenti» dico «Mi impressioni, Agnes.» – «Conosci la Bibbia?» Tracey è incredula. «No, sciocchina, ho visto Pulp Fiction. È uno dei momenti migliori di Samuel L. Jackson. Ma la questione è che Julia non si deve sentire colpevole.»”

Quindi, a monito di chi si arroga il diritto di prevaricare sugli altri e anche a chi non trova mai il coraggio di reagire e di difendere il proprio io; a chi cerca la via più facile o non pensa con attenzione, a chi si diverte nell’umiliare gli altri, ricordate: ci sarà un attimo, anche in una frazione di un battito di ciglia, in cui vi accadrà qualcosa, e cambierà tutto. Non indugiate, non aspettate mai troppo per essere la furia di voi stessi. Vivere è il viaggio più arduo ma bello che si possa fare, e le seconde chance lo sono ancora di più. Buona lettura!

Materiale fornito dalla casa editrice

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