Recensione: “Una storia che parla di te” di Desirèe Cognetti

Salve appassionati lettori, oggi vogliamo rendervi partecipi di un romanzo particolarmente toccante e che divorerete, Una storia che parla di te di Desirèe Cognetti, un libro autobiografico scritto con lo scopo di ritrovare l’amato fratello Zakaria, da parte nostra speriamo vivamente che l’autrice possa ottenere tale auspicato lieto fine.

Una storia che parla di te

Desirèe Cognetti

Editore: DeA Planeta Libri
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 1 ottobre 2019
Pagine: 238 p., Brossura
EAN: 9788851174194

Recensione a cura di Rosa Zenone

A dodici anni, Dèsirèe ha dovuto imparare in fretta. Preparare il latte in polvere, cambiare i pannolini, infilare e sfilare tutine, tagliare le unghie, interpretare le mille sfumature del pianto. È stata lei a prendersi cura di Zakaria nei suoi primi mesi di vita. Se chiude gli occhi, lo rivede. È «un chicco di caffè» con le mani grinzose e qualche ricciolo «disegnato a carboncino sulla testa rotonda». Ha i suoi stessi occhi a mandorla – anche se la pelle di colore diverso – e la stessa madre che, trincerata dietro la porta del bagno, cede ogni giorno di più al ricatto della dipendenza per «guardare il mondo sottosopra, la testa rovesciata all’ingiù». Questo libro Dèsirèe lo ha scritto per lui, Zakaria: per trovarlo, ovunque sia oggi. Per raccontargli la storia della sorella che non sa di avere e che lo ha accudito prima che una famiglia per bene lo adottasse. Il racconto di una bambina che ha conosciuto la violenza, l’abbandono e la morte mentre i suoi coetanei dismettevano il quaderno con i quadretti grandi per passare a quello con i quadretti piccoli; di una ragazza cresciuta in una comunità, poi in un centro diurno e poi in un progetto di autonomia guidata; di un’adolescente che ha trovato il coraggio di amare ed essere amata, nonostante tutto; di una donna che ha avuto paura di non farcela, e ce l’ha fatta. Una storia difficile, che nelle parole di Dèsirèe diventa il racconto vivido dell’Italia a cavallo tra gli anni ’80 e ’90; un inno alla capacità degli uomini di superare i dolori più grandi, imparando a guardarli in faccia fino a che non diventano preziosi.

“Questo libro, Zakaria, è la risposta, se tu avrai voglia di fare la domanda. Cresciamo per scelta e ora che hai diciotto anni puoi decidere di sederti e leggere queste parole, oppure di chiudere il libro. Dimenticare il punto interrogativo nascosto nel tuo nome. La prima volta, sono diventata tua sorella per caso, oggi vorrei farlo per scelta.”

L’autrice, Desirèe Cognetti, racconta nel libro quella che è stata la sua vita, un inferno di solitudine senza una famiglia alle spalle, ma non lo fa con mera intenzione autobiografica ma con il fine di riuscire a ritrovare il fratello Zakaria e di fargli conoscere le proprie origini, poiché lo stesso è stato adottato e la sorella ignora da chi. Il distacco e la rottura forzata non danno pace a Desirèe, nonostante siano passati tanti anni ella non ha messo il proprio cuore a tacere seppellendo il desiderio ardente di rivederlo.

“Ho imparato in fretta: preparare il latte in polvere, controllare la temperatura con il polso, cambiare i pannolini, fare il bagnetto, infilare e sfilare tutine, farti fare il ruttino, tagliare le unghie, massaggiare il pancino, interpretare il pianto di un neonato, che può essere lungo ed esasperante come una camminata nel deserto senza cibo né acqua. È stata la mamma a insegnarmi come si facevano queste cose: lei invece non se ne occupava quasi mai. Fu chiaro fin da subito che si aspettava che d’ora in avanti fossi io a occuparmi di te. D’altra parte avevo insistito tanto per averti, no? Quindi toccava a me farti da sorella e da madre. Una madre bambina, una bambina senza madre. A me andava bene così. Non vedevo l’ora di coccolarti e di stringerti, la pelle così tenera, come di mandorla, e quel profumo zuccherino e pulito che ora si diffondeva per tutta la casa (…)”

Dalle sue parole apprendiamo tutto l’affetto che ha nutrito e continua a nutrire verso il fratellino, in alcuni tratti sarà difficile evitare il picco della commozione, poiché ha la capacità di trasmetterne l’intensità e di trasferirla nelle viscere del lettore. Desirèe quando nasce il fratellino è ancora una bambina, ma nonostante ciò si sostituisce alla madre nelle cure da riservare al neonato. Ella stessa avrebbe necessità di una figura materna che si occupi di lei, ma la madre Flavia non è in grado di adempiere ai propri doveri né nei suoi confronti né in quelli del bambino nato dalla sua nuova e losca relazione con Hassan. Desi dunque diventa completamente assorbita da Zakaria e dal costante pensiero di proteggerlo, una situazione che a lei non dispiace poiché sospinta da un immenso amore nei suoi confronti che lo rende il suo centro di gravitazione prediletto.

Desirèe parla in prima persona e si rivolge al fratello, che è un interlocutore privilegiato dell’opera, più volte menzionato come tale. Ella non narra solo le vicende in cui lo stesso è presente, bensì comincia da prima che lui nascesse e continua anche nel tempo posteriore all’adozione.

“Mia madre si chiamava Flavia. Non me la ricordo bene e anche nella foto di lei che preferisco il suo volto è sfuocato, ma la s’intuisce rilassata e sorridente, anche se non le si vedono i denti. Quella che sto per raccontare è la sua storia e, inevitabilmente, la mia. Ma se ti capiterà di leggere questo libro, Zakaria, devi sapere sin dal principio che è anche la tua storia.”

È la storia di Desi, ma inevitabilmente della sua famiglia e dello stesso fratellino, ella fornisce una panoramica completa e accurata: ricostruisce le loro radici ma soprattutto spiega quale fosse la loro situazione e quali fattori abbiano inciso sulla loro vita. Nel farlo l’autrice si apre completamente, si mette a nudo con coraggio raccontando le esperienze devastanti vissute. Si ravvisa un tono confidenziale che non si astiene dal commentare rivolgendosi a Zakaria e a esplicare pensieri, sensazioni e stati d’animo.

“Mi piace guardare l’album quando sono da sola, magari mentre aspetto che Davide rientri dalla fine del turno al ristorante. Carlotta, la nostra gatta nera che non porta sfortuna, mi annusa, mi salta in braccio, infila il muso tra le pagine per farmi contenta. A volte le parlo a voce alta, faccio le prove con la nostra storia per preparami a raccontarla a te (…) “

La narrazione prende il via con un’immagine toccante, la protagonista sfoglia l’album di fotografie di famiglia esercitandosi a commentarle con la propria gatta, in attesa di poterlo fare un giorno con Zakaria. Tale scena dà l’idea del clima che attraversa le pagine: emozioni e partecipazione sono assicurati.

 “È la foto del matrimonio di mamma e papà. (…) Sono giovani per sempre e felici come non lo saranno mai.”

Con una prosa semplice, veloce e scorrevole la Cognetti coglie nel segno narrando episodi della propria vita che graffiano e si incidono nella pelle: la vita in comunità, la tossicodipendenza della madre e l’alcolismo del padre, i parenti e il confronto con gli altri nella società. Tutti gli individui che compaiono nella storia e interagiscono con la protagonista sono accuratamente descritti nei caratteri e nei pensieri, ciò dà un senso massimo di compiutezza e consente al lettore di farsene un’idea, portandolo di volta in volta a provare una svariata gamma di sentimenti, talvolta anche miscelati: dalla simpatia all’odio e alla compassione. Abile è la scrittrice nel filtrare i personaggi, poiché né tende ad edulcorarli né a giudicarli in un modo esasperatamente moralista, pur ponendoli in modo soggettivo ella adotta una messa a fuoco altamente riflessiva.

Inoltre la sua scrittura senza tanti fronzoli è d’impatto e trasmette rapidamente e in modo incisivo il suo stato d’animo così come i difficili rapporti con i genitori. Utilizza frasi brevi ma di effetto garantito servendosi di immagini suggestive ed esaurienti.

 Nonostante i dolori e le sofferenze narrate, il libro si configura non solo come una storia d’amore fraterno, ma anche come un grido di speranza. Forte trapela la resilienza della protagonista, quella attitudine che conduce le persone a superare le proprie vicissitudini, senza arrendersi, in prospettiva di un finale migliore.

“Ma non mi vergogno di portare segni indelebili sotto i vestiti, perché è la mia storia ad avermeli lasciati, Zakaria, la nostra storia, e non importa come è iniziata: importa come scegli di vivere ogni giorno, come rimetti insieme le foto nell’album e quali decidi di scattare per riempire le pagine ancora bianche. Sorridi, Zakaria, la prossima è per te.”

Dèsirèe Cognetti,

Dèsirèe Cognetti, ha 34 anni vive a Torino dove lavora in un ristorante. Fa parte dell’associazione “Agevolando”. 

Materiale fornito dalla casa editrice

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