Recensione: “Voci nella nebbia” di A. E. Pavani

Buongiorno Lettori!
Oggi voglio consigliarvi un bellissimo thriller nostrano, prima produzione nel genere di una autrice che promette grandi cose, A. E. Pavani, “Voci nella nebbia”.
Un consiglio: scaricate Spotify e cercate le playlist creata dalla Mondadori appositamente per fare da sottofondo alla lettura di questo libro, sarà una esperienza indimenticabile.

Voci nella nebbia

 A. E. Pavani

Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 21 gennaio 2020
Pagine: 283 p., Rilegato
EAN: 9788804721932

Recensione a cura di Francesca Simeoni

Immagina un’isola rigogliosa, e cinque bambini che rubano una barca per visitarla. Immagina una nebbia improvvisa, che tutto avvolge. E lì, nello strano sottobosco, immagina un albero illuminato dal sole, e le foglie che scintillano e vibrano alla brezza, riempiendo l’aria di un suono crepitante. Solo che non sono foglie: sono fotografie. Fotografie di occhi. Gli stessi occhi che, diciannove anni più tardi, affollano gli incubi di Lisa Harding, detective della Omicidi di Londra. Delle ultime settimane Lisa ricorda poco. I colleghi le raccontano che è stata assalita, che ha rischiato di morire, ma mentre cerca di ricostruire l’accaduto, riesaminando il caso di omicidio su cui stava indagando, Lisa si rende conto che i lampi frammentari nei suoi sogni sono più antichi, memorie sopite di un’estate lontana in riva a un piccolo lago fra le montagne del Trentino, che portano con sé dettagli sempre più inquietanti: il cadavere di una donna su un’isola tetra e una bambina mai più tornata. Lisa è certa che anche quei ricordi siano legati al killer a cui sta dando la caccia, e decide così di tornare in segreto al paese di quella lontana vacanza, senza immaginare che qualcosa di terribile si agita ancora nelle acque del lago.

“La barchetta scivolava sull’acqua. Nell’aria solo il lieve sciabordio dei remi e il respiro, quasi impercettibile, dei bambini aggrappati ai bordi. L’isola emergeva, immota e buia, tra impalpabili strati di foschia. Alla luce del sole, e da lontano, faceva di certo un altro effetto. Nel chiarore che preannunciava l’alba, con il buio della notte che andava tramutandosi in ombre, appariva più minacciosa di quanto suggerisse il suo nome. «Non sono più sicuro che sia una buona idea» sussurrò Matteo, remando piano per non fare rumore, gli occhi puntati sulla massa nera che si lasciava intravedere a tratti, all’aprirsi invitante della nebbia. «Adesso hai paura?» lo provocò Lisa. La pronuncia strascicata tradiva la sua ansia, non solo le origini anglosassoni.”

È il 1999, siamo in Trentino, cinque bambini si spingono alla scoperta dell’Isola della Strega, un luogo dalla sinistra nomea e dal passato nefasto. Quante volte i loro genitori li avevano avvisati, da quell’isola bisognava stare lontani…

Quella che doveva essere una fantastica avventura, una prova di coraggio da raccontare al termine delle vacanze ad amici e compagni di scuola diviene però un vero e proprio incubo: l’uomo nero, il cadavere di una donna, tante foto di occhi, una tragica perdita.

““… continuano le indagini sulla morte di Eve Chandler… ed è ancora riservata la prognosi sulle condizioni del detective della Omicidi Lisa Harding, ferita gravemente due settimane fa…” Ero io. La prova me la diedero i bip del monitor parametrico, abbastanza forti da superare il ronzio che mi riempiva le orecchie. Ero in un letto d’ospedale, ma come ci ero arrivata? Spostai lo sguardo, esplorando la stanza attraverso le ciglia, fermandolo su mia madre. Mia madre? Avvertii un involontario senso di fastidio. In diciannove anni aveva rimesso piede in Inghilterra solo in un’occasione: la mia laurea. Ferita gravemente due settimane fa… Appariva più pallida e magra di come la ricordassi. Seduta su una poltroncina con il busto piegato in avanti, era intenta a seguire il notiziario alla tv; il volume bassissimo, ma sufficiente perché mi arrivassero stralci di informazioni. Mi guardai le braccia, bianche come gesso, posate sulle lenzuola. Provai a muovere un dito. Mi costò uno sforzo immane. Presi respiro.”


E’ il 2018, siamo a Londra,Lisa Harding, giovane detective della polizia londinese si risveglia in un letto di ospedale dopo due settimane di coma. Non ricorda nulla di quanto successo, dell’aggressione subita. Unico spunto per ricostruire le ultime ore prima del brutale attacco che l’ha lasciata in fin di vita, Lisa lo trova tra le pagine del fascicolo dell’ultimo caso su cui lavorava nei giorni precedenti: una foto, un paio di occhi…

“Lo fissai per un minuto buono, prima di riuscire ad allontanare il pensiero che quel corpo avrebbe potuto essere il mio. Nonostante fossi abituata a esaminare scene come quella, persino peggiori, era chiaro come, a un qualche livello, tutto ciò mi sconvolgesse, perciò non dovevo fare altro che insistere. Così andai avanti. Tirai fuori il referto dell’autopsia, i rapporti della Scientifica. E poi… mi sentii svenire. Occhi. Foto e carte mi scivolarono dalle mani, sparpagliandosi sul pavimento. Mi sentivo il cervello trafitto da centinaia di piccoli chiodi. Mi piegai su me stessa, prendendomi la testa tra le mani, serrai le palpebre su un’esplosione di macchie rosse e di lampi. I fuochi d’artificio. Cosa avevo visto? E l’avevo visto davvero?”

Quella foto, quegli occhi riportano Lisa in Trentino: lei era una di quei bimbi e quegli occhi le ricordano quella maledetta isola e quel giorno che ha segnato per sempre la sua infanzia e la sua vita.

Inizia così per lei un viaggio nel passato per scoprire le verità del di quei terribili gironi e di questo pauroso presente.

“Voci nella nebbia” è un libro suggestivo, ben articolato, capace di creare quel filo di suspense che tiene il lettore attaccato alle sue pagine sino all’ultima parola. In questo, un ruolo fondamentale gioca la scelta dell’autrice di usare la prima persona nella narrazione, viaggiamo così nei ricordi di Lisa e nelle sue emozioni accompagnandola nel viaggio che cambierà per sempre la sua vita.

È piacevole quando un thriller è così sapientemente costruito da lasciare nel lettore un senso di inquietudine profonda anche quando si abbandona l’ultima riga; questo è esattamente quello che cerco quando decido di affrontare una lettura del genere.

Che dire, perdetevi anche voi sull’Isola della Strega assieme a Lisa, fidatevi non ve ne pentirete!

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