Recensione: “Cuore di Jagoda” di Irene Catocci

Buongiorno amici,
oggi voglio presentare il romanzo Cuore di Jagoda, un racconto in cui si parla di amore, razzismo e disparità sociali.

Cuore di Jagoda

Irene Catocci

Recensione a cura di Arianna Beacco

ROMANZO AUTOCONCLUSIVO

Ambientato in Norvegia, tra lo splendore verdeggiante del fiordo di Olden e l’impervio ghiacciaio che lo sovrasta, Cuore di Jagoda è la storia di un amore contrastato, quello tra Aase e Lhase, due ragazzi come tanti. L’unica loro colpa è quella di essere nati dalla parte opposta del bosco. 
Due mondi divisi dalle rispettive culture. Da una parte i norvegesi e il loro scetticismo, e dall’altra il popolo nomade, chiamato barbaramente “zingaro”, pieno di orgoglio e tradizioni ormai lontane nel tempo. 
Due innamorati in cerca della libertà. 
Due cuori che battono all’unisono in un unico petto. 

“Di che cosa hai paura, Jagoda?” 
“Che l’amore non basti.”

Irene Catocci è una scrittrice che non solo ha saputo ben descrivere le usanze dei popoli rom,  ma è riuscita anche a delineare dei paesaggi mozzafiato, ossia i magnifici fiordi norvegesi,  inoltre è stata in grado di creare personaggi molto realistici. Un racconto a tratti pesanti, a tratti delicati.

Caratterizzante all’interno dell’opera il tema delle disuguaglianze che viviamo anche ai nostri tempi.

La storia si svolge nelle affascinanti terre di Norvegia, tra gli anni ’80 e ’90.

Aase è una ragazza norvegese, biondissima, dalla carnagione candida, un carattere forte, con la passione del disegno e della scrittura. È imprigionata da genitori troppo apprensivi che la fanno sentire spesso una reclusa, ma lei ha voglia di libertà.

Tuttavia per non deludere la madre e il padre si presta alle loro rigide regole, pur infrangendole per stare con il Lhase, il suo miglior amico.

Il carattere di Aase appare in un primo momento timido e schivo, infatti non instaura facilmente relazioni, ma procedendo nella lettura si rivela una ragazza forte e determinata. 

Lhase è un ragazzo appartenente al popolo rom, un esiliato per questo.

Vive al campo con la sua grande famiglia. È forte, bello e molto affascinante: fisico scolpito, carnagione scura, capelli sbarazzini.

Abita alle periferie del paese e, come gli altri rom, non può interagire molto con i cittadini, poichè mal visti, nonostante non facciano nulla per farsi odiare. La società semplicemente li vede come persone di poco conto, gente da evitare.

L’amicizia con la bambina del Paese è rischiosa per lui, non dovrebbe starle vicino.

“La sera, mentre sta osservando le stelle dal suo giaciglio di coperte e cuscini, non riesce a smettere di pensare alla bambina e alle loro vite così differenti. Lhase ripensa al piccolo dono che le ha portato e alla gioia nei suoi occhi. Jagoda, che cosa stai facendo ora?

Si è ritrovato a chiamarla così, nelle sue fantasie, jagoda. È pericoloso interagire con i gagè, ma lei è così diversa che sembra una del suo popolo, non assomiglia alle persone descritte da suo padre.”

Aase e Lhase si conoscono da bambini nel bosco dove nasce un’amicizia che con gli anni si trasforma in qualcosa di più forte.

Trascorrono assieme il loro tempo in segreto, perchè per la società un rom e una gagè ( persona non rom) non devono interagire, ma i due protagonisti non pensano alle regole dei rispettivi popoli e vivono le loro giornate spensierati e felici, imparando l’uno dall’altra, confrontandosi in molte cose e trascorrendo dei momenti che risultano normali tra due ragazzini.

“Ogni giorno, alla stessa ora, fino alla fine dell’estate, i due bambini si incontrano alla radura, al riparo da occhi indiscreti e lingue malevole. Loro soli, isolati da tutto il resto. A volte rimangono assieme soltanto pochi minuti, il tempo di salutarsi, per poi tornare alle loro vite così diverse. Altre volte, invece, riescono a passare più tempo insieme, giocando a rincorrersi e ascoltando la natura mutare. Lhase, ora, parla con più spigliatezza il norvegese. Aase lo aiuta, chiamando per nome tutto ciò che li circonda.”

Crescendo la loro attrazione diventa più intensa e si innamorano.

Un amore puro, profondo, tale da andare contro le regole sociali pur di stare insieme.

“Aase ostenta indifferenza ma, in realtà, il cuore le batte a perdifiato nel petto. Lhase sembra cresciuto, dall’ultima volta che lo ha visto, solo una settimana fa: ha il viso con il profilo più squadrato, come gli uomini, e sembra più alto, con le spalle larghe. La giovane lo guarda togliersi la giacca e appoggiarla sul divanetto. Lo osserva disporre i rametti secchi per formare una piccola capanna e inserirci all’interno pezzetti di corteccia e licheni.

Ogni volta che si ritrova da sola con lui, si sente le orecchie andare a fuoco e suda sotto le ascelle. Prima, il suo amico non le faceva questo effetto ma, da un paio di mesi, si sente strana.”

Ma innamorarsi nel loro caso porta a contrasti e conseguenze tra le famiglie.

Durante la storia non mancano colpi di scena e tensioni da parte delle stesse. 

La storia si fa maggiormente interessante nel momento in cui i Aase e Lhase decidono di stare insieme, dopo aver seriamente riflettuto sulla loro condizione. La paura li porta a non dire immediatamente della loro relazione, infatti in un primo tempo la tengono segreta…ma per avere un futuro devono aver il coraggio di affrontare i rispettivi popoli.

Un coraggio che non li aiuta, perchè l’ignoranza, il razzismo e l’odio sono troppo radicati tra le due famiglie.

Le usanze rom impongono certe regole, come un comportamento rispettoso, lavoro rigido, e matrimoni combinati. Nello svolgimento del racconto ci troviamo a vivere i contrasti familiari dei due ragazzi, le ideologie, i problemi derivanti da silenzi troppo prolungati, ma anche la voglia di cambiare e di libertà.

 Ricorrenti sono i punti di vista di altri personaggi che ci fanno capire meglio certe abitudini e decisioni. Una scelta intelligente che la scrittrice adotta e che rende più ricco il romanzo.

La narrazione del tempo è stata ben gestita, equilibrata.

Cuore di Jagoda è stata una lettura carina e abbastanza interessante perchè ho inaspettatamente appreso alcune tradizioni e usi del popolo nomade, inoltre consente di immergersi nelle incantevoli terra di Norvegia, nei suoi boschi , negli inverni innevati e magici, nei laghi e nelle abitudini della gente nordica.

L’autrice è stata molto brava nelle descrizioni, ciò assieme alla  storia e alla scrittura scorrevole, mi ha fatto apprezzare molto il racconto.

Un libro che consiglio!

“…forse è vera la teoria della anime gemelle, di quell’amore trascendentale che annulla tutto il resto. Possono passare cento vite prima di ritrovarla e tornare un tutt’uno, ma quando la trovi…non esiste altro, solo lei….

…la riconosci subito l’anima gemella; ne sei attratto, avvinto, e la sua energia ti calamita verso di lei..”

” Dicono che siamo noi a forgiare il nostro destino, che tiriamo i fili della vita per plasmare il futuro che vorremmo ardentemente vivere. E io non vedo l’ora di iniziarla questa vita …”

Materiale fornito dall’autore

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