Recensione: “Fili Sottili – Lo Sguardo della Morte”

Buongiorno a tutti, lettrici e lettori, quest’oggi vi parleremo del primo romanzo, thriller nella fattispecie, di Natasha Cavallo, giovane insegnante di sostegno, che con il suo “Fili sottili – La morte ha uno sguardo” fa un esordio di quelli col botto.
Un libro che vi prenderà l’anima, e non la lascerà più andare…
Buona lettura!

Non esiste verità assoluta,
non esiste un piano predefinito:
le scelte che compiamo hanno
conseguenze spesso irreversibili.”
Natasha Cavallo

Fili Sottili – Lo Sguardo della Morte

Natasha Cavallo

  • Lunghezza stampa: 187
  • Editore: Dario Abate Editore (26 maggio 2019)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Thriller e suspense

Recensione a cura di Pamela Mazzoni

Dorian è un poliziotto sulla quarantina, sposato, ma con un matrimonio che si trascina esanime verso la parola fine. Affiancato dall’amico e collega Fox, sta seguendo il caso singolare dell’omicidio di una ragazza incinta, Sophie; le indagini procedono a rilento, non ci sono testimoni, fatta eccezione per una vecchietta strampalata che abita al piano inferiore. Interrogatorio dopo interrogatorio, tracciato dopo tracciato, l’inchiesta prenderà svolte imprevedibili, che lo condurranno a verità sconcertanti: il viaggio di ricerca lo accompagnerà in un lungo, devastante flashback, in cui i ricordi torneranno a galla inesorabili. Ventiquattro anni e un passato mai passato, Dorian scoprirà come la sua vita sia indissolubilmente legata a quella della giovane Sophie, e si ritroverà a dover fare i conti con la consapevolezza di come la nostra mente sia composta da fili estremamente sottili, facili da spezzare, ma altrettanto facili da sostituire…

Intenso. Coinvolgente. Devastante.

Un carico di emozioni ti pervade leggendo il libro “Fili sottili-La morte ha uno sguardo” della bravissima Natasha Cavallo, che con la sua scrittura delicata ma incisiva e suggestiva ti incolla alle pagine di questo thriller psicologico, accompagnandoti con mano sicura negli sconosciuti ed oscuri meandri della mente umana, tra gli ingarbugliati fili sottili di cui è formata.

Tutta la storia ruota intorno all’omicidio di Sophie, una giovane donna incinta, trovata morta nel suo appartamento. A condurre le indagini Dorian e Fox, colleghi ma soprattutto amici, che si ritroveranno tra le mani un caso dove niente è quello che sembra ed il confine tra verità e menzogna si fa sempre più labile.

Chi ha ucciso Sophie, dolce studentessa colpita duro dalla vita, ma a cui la scoperta di aspettare un figlio aveva donato nuova linfa?

Sophie è incinta di un mese e si sente madre da una vita. Pensava che non avrebbe mai più ritrovato la felicità, ed eccola nuovamente adagiata sul suo grembo (…).Non sa quanto tempo sia rimasta accovacciata sul pavimento freddo del bagno con davanti allineati i test di gravidanza (…). Le sue ancore di salvezza. La sua ancora alla vita. Il suo ancora.”

Inizia così la ricerca dell’assassino, con un Dorian sempre più deluso dalla mancanza iniziale di indizi, ma che mette nel suo lavoro un infaticabile impegno, dato che rappresenta la valvola di sfogo al suo tedium vitae, con un matrimonio quasi fallito ed una moglie chiusa nella sua silenziosa delusione ad attenderlo a casa.

Unico presunto colpevole Thomas, l’ex fidanzato di Sophie, incapace di reagire al suo abbandono e che ha intrapreso una spirale di auto-distruzione causa l’utopica speranza di farsi amare.

Dorian e Fox brancolano nel buio, considerato anche il fatto che l’unica testimone è Margaret, arzilla vecchietta padrona di casa di Sophie, ma che risulta piuttosto inattendibile vista la sua incipiente demenza senile.

Sarà proprio lei però, fintamente svasata e dotata di un’empatia non comune, lo scrigno umano custode fino alla fine dell’unica e sola verità, che si svelerà in un  drammatico e tragico faccia a faccia definitivo.

Mi aiuti a capire. Mi aiuti lei, Margaret, la prego.”

“Siamo fili sottili. Basta uno strappo leggero e subito ci spezziamo. La tua mente è stata esposta a dei traumi, pesi troppo grandi da portare per dei fili così sottili. Non ha retto. Non ha potuto fare altrimenti che cedere.”

Via via che si susseguono i capitoli, ognuno con un titolo che richiama frasi tratte da canzoni italiane e poesie che con poche parole centrano immediatamente il focus concettuale di quello che leggeremo, quello che sembrava un semplice caso di omicidio diventa una discesa negli abissi dell’anima, ed i punti cardine del racconto diventano proprio i  personaggi, la cui accurata disamina ce li rende emotivamente molto vicini, le loro sofferenze interiori così vivide che sembra quasi di percepirne tutte le sensazioni più intime.

Con una narrazione che utilizza l’analessi, l’autrice ci svela un passato dove le scelte fatte diventano funesto presagio e, come macigni, ricadono sul presente, innescando una sciagurata catena di eventi, fino al twist finale, inesorabile ed ineluttabile, ma non per questo meno pervaso di tristezza.

Un racconto denso, forte, che apre scenari inimmaginabili sui meccanismi di difesa

della mente umana.

Perché a volte il destino beffardo gioca con la nostra vita e ci costringe ad affrontare situazioni che creano dolori insopportabili che, come un fiume in piena, rischiano di travolgerci portandoci ad un passo dalla follia.

Ed ecco allora che la nostra mente pone degli argini a quel fiume, resettando quel dolore, per proteggerci da noi stessi e dal quel baratro in cui potremmo finire, estirpando i fili avvelenati e mettendoli da parte, per utilizzare nuovi fili che celano i dolorosi fatti accaduti e  ci fanno vivere una vita parallela,  non reale ma sicuramente meno penosa.

Ma questo teatrino delle menzogne a cui ci aggrappiamo per non scoppiare è destinato a crollare, e quando arriva questo momento siamo costretti a guardare diritto negli occhi la sconvolgente realtà che sembra assumere i contorni di un prisma attraverso cui si  rinfrangono gli eventi accaduti, divenendo così lo specchio  che riflette la drammatica dispersione di sé.

“Perché noi siamo la nostra mente e il nostro passato. Perché il caso e le scelte che compiamo decretano chi siamo. O chi non siamo. Fili sottili parla di questo, degli inganni che noi stessi ci creiamo per poter sopravvivere, d’amore e di rimpianti, dell’ombra e della luce che ognuno di noi si porta con sé.”

Libro consigliatissimo nell’attesa, spero a breve termine, di ritrovare l’autrice con un nuovo lavoro. 

Materiale fornito dall’autore

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