Recensione: “I viaggi segreti di Carlo Rossmann”

Cari lettori, oggi vi porterò alla scoperta di un libro molto particolare e coinvolgente. Elena Corti ha saputo dar vita a un’opera originale che si può e si deve leggere usando più chiavi di lettura e livelli d’interpretazione perché questo romanzo, che inizialmente vi farà letteralmente morire dal ridere, in realtà è anche un’opera di denuncia della società nella quale viviamo e insegna ad andare oltre le apparenze senza mai fermarsi alle prime impressioni che spesso possono essere incomplete o sbagliate.

I viaggi segreti di Carlo Rossmann

Elena Corti

Editore: IoScrittore
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 27 maggio 2019
Pagine: 288 p.
EAN: 9788867201341

Recensione a cura di Manuela Morana

Carlo Rossmann è archivista di un ente pubblico. Trascorre le sue giornate immerso nella penombra del seminterrato, tra migliaia di faldoni gonfi di carte ufficiali. È un uomo schivo, molto riservato, e quando è alla sua scrivania si sente al riparo dalle insidie del mondo esterno. Carlo è abituato alla solitudine, sia sul lavoro, dove non ricorda nemmeno il volto dei colleghi, sia a casa, dove vive in compagnia del suo adorato gatto. Poche parole, pochi incontri, tra cui l’indiscreta anziana dirimpettaia che passa le giornate spiando tutti i condomini, le loro abitudini. Un giorno, inaspettatamente, Carlo viene licenziato. Inizia così la sua personale epopea alla ricerca di un nuovo posto di lavoro. Lontano dalle scaffalature ingombre dell’archivio, via dal suo abituale rifugio, lo attende un mondo variegato e per lui folle e incomprensibile, fatto di personaggi bislacchi e pittoreschi. Da animatore per le feste a impiegato per un’azienda farmaceutica, da cameriere a dipendente del cimitero comunale, l’ingenuo protagonista di questo romanzo grottesco e surreale si ritrova coinvolto in una serie di avventure rocambolesche e colpi di scena inattesi. Fino all’epilogo.

Carlo è un tipo tranquillo, subito dopo il diploma ha trovato lavoro come archivista in un ente pubblico, è felice. Tutto procede senza grandi scossoni, né particolari emozioni, ma a lui va bene così, gli piace lavorare nel suo piccolo ufficio e vivere insieme al suo gatto Rufus, non chiede niente di meglio o di più e si sente soddisfatto della sua vita.

Il momento più bello della giornata, quello più atteso, era alla sera, quando il clamore del giorno finalmente si acquietava, e Carlo poteva rifugiarsi nel silenzio dei suoi pensieri, con la compagnia discreta di Rufus ad accompagnarlo.

Il gatto color tartaruga era la sua famiglia. Si era installato in casa qualche anno prima e, avendo trovato buon cibo e una poltrona comoda, aveva pensato bene di non muoversi più da là. Era un gattone grasso, affettuoso, e perennemente affamato. Passava la maggior parte del tempo a mangiare e dormire, e aveva l’abitudine di infilarsi dappertutto: nel frigorifero, negli armadi, e persino nel lavello, alla ricerca non si sa di cosa. Riempiva la casa di peli e non era né un buon conversatore né un buon ascoltatore, ma per Carlo era ugualmente un buon amico.  

Un giorno però inaspettatamente e senza nessun valido motivo trova la sua scrivania sgombra e gli consegnano una lettera di licenziamento. A Carlo crolla il mondo addosso, va alla disperata ricerca di spiegazioni e motivazioni ma tutto ciò che ottiene sono scuse banali e campate in aria.

Secondo i suoi superiori, infatti, con l’informatizzazione non servono più gli archivisti, deve farsene una ragione e guardare avanti, costruire il suo futuro.

Carlo decide di non arrendersi e di impugnare il licenziamento ma questo complica notevolmente la sua, già precaria, situazione economica.

Così inizia la ricerca del “lavoro giusto” anche se nel frattempo Carlo si adatta a tutto, non si tira mai indietro, nemmeno quando deve travestirsi da uno dei sette nani per fare l’animatore ai compleanni degli anziani.

Passando tra le più disparate professioni seguiamo il nostro protagonista e ci accorgiamo sempre più che forse le cose non sono proprio come sembrano.

Carlo inizialmente fa il promoter, poi il distruggi-documenti notturno per una misteriosa azienda farmaceutica, viene quindi promosso a cameriere/cuoco in un fast-food che si chiama il “Chiosco del pollo felice” che ha davvero dell’incredibile (vi consiglio vivamente di non mangiarci, credetemi sulla parola!).

Ed è proprio mentre lavora al fast-food che Carlo conosce due persone che diventano molto importanti per lui, il suo collega Freddy, che sogna di sfondare nel mondo della musica, e Marvin, un ragazzo che non potrete fare a meno di amare.

Marvin è un cuore pure, una persona estremamente buona e leale con un dolorosissimo passato alle spalle. È la prima persona che riesce davvero a vedere Carlo per quello che è e i due hanno diversi dialoghi molto belli e profondi. Carlo riesce anche a confidare al suo amico il fatto che ha delle allucinazioni, gli capita spesso, infatti, di vedere la gente deformata e piena di pustole e Marvin non lo giudica e anzi gli fornisce una bellissima spiegazione.

«Tu non sei pazzo» lo rassicurò Marvin, smettendo di addentare una delle ciambelle al formaggio che lui e Carlo stavano sbocconcellando seduti su una panchina del Luna Park. «Solo, vedi le persone come sono davvero».

«Che vuoi dire?»

Marvin si strinse nelle spalle.

«Vedi quello che hanno dentro… ad esempio… quando vedi le persone piene di pustole o roba simile… secondo me vuol dire che quelle persone, nel loro animo, sono grette e meschine… oppure quando vedi le persone enormi… magari hanno un ego ipertrofico… sono piene di sé stesse… arroganti…»

Carlo scrutò Marvin, indeciso se prendere per buona la sua teoria.

“Purtroppo” però il fast-food chiude e Carlo si ritrova a fare l’operaio in una strana azienda di elettrodomestici, sotto un capo che ricorda in modo inquietante il Sergente Hartman di Full Metal Jacket, ma mentre lavora qui si accorge di “strane sparizioni” e a questo punto il libro si trasforma in un vero e proprio thriller che vi terrà incollati alle pagine per scoprire se il nostro protagonista riuscirà a venire a capo della verità.

Tra giochi di parole, carni dalla dubbia provenienza, nebbia all’interno dei capannoni, delegati sindacali a dir poco bislacchi, uomini e donne delle pulizie che hanno visto e sanno troppo e strane e misteriose consegne notturne si snoda una storia che ha dell’incredibile. La voglia di andare fino in fondo a questi misteri è più forte anche della felicità che il nostro protagonista prova per aver riottenuto un posto per un ente pubblico forse anche perché questo nuovo incarico è abbastanza diverso da quello inziale.

Questo libro, scritto da una penna che sa sapientemente amalgamare momenti divertenti a momenti carichi di emotività, sa davvero parlare al cuore. Seguire Carlo nei suoi “viaggi segreti” non solo non vi annoierà mai ma vi porterà alla scoperta di voi stessi, vi farà apprezzare il valore dell’amicizia, vi insegnerà che a volte quello che apparentemente desideriamo non è quello che veramente vogliamo.

È un’opera che vi parlerà del coraggio di sfidare dei grandi colossi e dell’audacia che a volte serve per scegliere la libertà, scegliere di infrangere gli schemi e decidere di essere ciò che si è realmente. È un libro che mi è entrato dentro, quando l’ho chiuso, dopo aver letto l’ultima pagina, mi è sembrato di salutare un caro amico al quale, sinceramente, auguro il meglio.

Elena Corti nasce a Como, è laureata in giurisprudenza ma ama la letteratura, il trekking e la natura. Ha una gatta che si chiama Perla che le tiene compagnia mentre scrive le sue splendide opere.

Materiale fornito dall’autore

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