Recensione: “Il bardo e la regina” di Paola Zannoner

Cari lettori,
Il bardo e la regina è un romanzo storico che mixa al piacere della narrazione una Londra lontana nel tempo e avvolta nel mistero della personalità di uno dei più grandi letterati di sempre: William Shakespeare.
Buona lettura!

Il bardo e la regina

Paola Zannoner

Editore: DeA Planeta Libri
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 15 ottobre 2019
Pagine: 425 p., Rilegato
EAN: 9788851173074

Recensione a cura di Alessandro Properzi

Stratford-upon-Avon, 1585. È una notte scura, carica di nuvole, quella in cui un giovane attore scompare nel nulla alla fine di uno spettacolo. Si sentono ancora gli applausi e le urla del pubblico, quando il ragazzo viene incappucciato e trascinato via da un manipolo di uomini neri come corvi. Si tratta di William Shakespeare. La testa piena di sogni, il cuore pieno di passione, Will ha poco più di vent’anni quando guadagna una notevole fama con le sue commedie, attirando su di sé le attenzioni sbagliate. Quelle di Lord Walsingham, capo delle spie di Sua Maestà Elisabetta I. È proprio Lord Walsingham, con l’aiuto dell’affascinante e misteriosa Lady Anne, ad assoldare Will tra gli informatori della Regina. Will si trova così catapultato nella grande, caotica, multiforme Londra e impiegato nella compagnia teatrale di James Burbage. La sua vera missione, però, non è sul palco: è tra i vicoli bui, nelle taverne affollate. Sarà gli occhi e le orecchie di Elisabetta, un uomo al servizio del regno. Quello che Will ancora non sa è che, da quel momento in poi, il suo destino sarà legato a doppio filo a quello della Regina. Per sempre.

«Già dal mattino i segnali erano infausti. Il cielo scurissimo, chiuso come un pugno, su cui volteggiava un nero stormo di corvi, poteva essere perfetto per lo scenario di una fuga verso luoghi più ospitali, ammesso che ve ne fossero».

Questo è l’incipit di Il bardo e la regina, che, assieme al titolo, suggerisce una discesa in un clima oscuro dalle sfumature quasi goticheggianti della Londra a cavallo tra XVI e XVII secolo. La storia di William Shakespeare è narrata in effetti su due livelli: uno si può dire pubblico, che rivive e immagina l’affermarsi dello scrittore più celebre della storia inglese, e un altro nascosto nell’ombra, che, non privo di fondamento storico, prova a ipotizzare una vicenda di intrighi, spie e complotti che arriva a toccare la stessa casa reale. Lo sfondo è quello di una Londra all’apparenza in fioritura sotto la guida sicura di Elisabetta I ma scossa nelle pieghe della sua società da anni di instabilità politica, pericolo di guerra civile e una riforma anglicana che ancora deve assestarsi.

Il racconto prende però piede nel dimesso paesino di Stratford-upon-Avon, dove William Shakespeare, poco più che ventenne e ben lontano dall’essere quel gigante che è passato alla storia, si improvvisa attore per un pubblico di campagnoli scorbutici ma ben disposti all’evasione della rappresentazione:

«la gente non aveva bisogno di essere spaventata: quei poveretti lo erano già dalla loro vita grama. Invece, avevano bisogno di sognare, di evadere da quei cortili sporchi e fuligginosi, dalle loro catapecchie buie e fredde. Avevano bisogno di meravigliose storie antiche mai udite prima, le storie degli eroi e degli dei, anzi, delle bellissime dee che un tempo guidavano la vita di popoli più felici, più liberi, che li proteggevano e li amavano al punto da mescolarsi a loro, a volte per corteggiarli, farne i propri compagni. Avevano bisogno di storie lontane nello spazio e nel tempo, che li riscattassero da mestieri quotidiani e che sapessero però parlare anche a loro.»

A dare il via alla vicenda, un gruppo di misteriosi agenti statali lo fa prigioniero, colpevole di recitare senza una protezione nobiliare (atto visto come sovversivo all’epoca). Nel racconto dell’interrogatorio, la penna dell’autrice fa emergere l’abilità dell’artista in grado di interpretare il mondo, che riesce in modo naturale a intercettare e carpire il significato nascosto dietro a ogni parola, al leggero variare del tono della voce, persino a ogni singolo gesto. Quest’abilità affiora nel romanzo da piccoli passi come questo, dove le parole dell’agente sono rivelatorie di fosche trame e il discorso è previsto passo passo come fosse un copione teatrale:

«“… una casa è dove ci rifugiamo stanchi, dove accogliamo gli amici in pace, creiamo alleanze, dove mettiamo al mondo figli e dunque disegniamo il nostro futuro”. Questa era la premessa, o anche il prologo per chi masticava teatro. Ora doveva esserci il pezzo forte. Sir Francis aumentò un poco il volume della voce e sembrò declamare: “Una patria è come una casa, dove una grande famiglia vive accettando le regole stabilite dagli avi e fatte rispettare dal capofamiglia…”»

Questo talento naturale di leggere la realtà, unito al talento dell’attore di plasmarla, sarà il motivo del suo enorme successo, della capacità di scrivere storie che tocchino l’animo delle persone, siano esse commedie o tragedie.

Rilasciato, a William viene imposto di andare a Londra con l’incarico segreto di servire la corona come spia, usando a copertura il suo lavoro di attore. Fa quindi conoscenza di James Burbage, impresario del Theatre, primo teatro per il quale lavorerà, e del figlio Richard, che si rivelerà compagno di avventure da osteria e amico fidato.

È durante lo svolgimento di questi primi incarichi che farà la conoscenza dell’altro grande drammaturgo a lui contemporaneo, Christopher Marlow, inserito anch’egli in quella fosca realtà di spie e intrighi che, storicamente, è una delle possibili cause del suo omicidio. La Zannoner riporta nelle sue pagine la leggendaria rivalità tra i due artisti, domandola però col realismo di una possibile loro collaborazione che avrebbe dato vita a I due gentiluomini di Verona.

L’inesorabile scalata al successo porterà Shakespeare a entrare in contatto con diverse personalità dell’alta aristocrazia, come Lord Henry Wriothesley, giovane conte di Southampton suo ammiratore che gli garantirà risorse e protezione, e Lady Anne, temibile fémme fatale, a lungo contatto tra Will e i potenti che richiedono in segreto i suoi servizi.

Oltre a lei, sono molte le figure femminili che compaiono nel romanzo, a partire dalla moglie lasciata a Stratford coi figli, molto amata ma anche presto dimenticata dal travolgente vortice dello spettacolo della vita a Londra. Helen è invece vedova di un libraio di fiducia, per la quale Will proverà un amore intenso ma breve, il cui finale agrodolce sarà causa dell’evasione del Sogno di una notte di mezz’estate, e infine comparirà la graziosa Gillian, che con la sua purezza e il suo sentimento assoluto ispirerà la figura di Giulietta e l’intera tragedia. Nel vivere i suoi amori, William non rinuncerà mai alla passionalità evocata dalla sua arte, sempre più indistinguibile dalla sua vita.

«Questo era il suo mestiere: incantare la gente»

Ritratto nell’arco dei dieci anni che lo portarono al successo, lo scrittore più celebre della storia inglese viene colto sempre nell’atto di incantare qualcuno: dai semplici paesani di campagna, alla moltitudine variegata della città di Londra fino agli aristocratici nei loro salotti nobiliari. Teatro e vita sono mescolati nel romanzo come nel personaggio, che deve il suo talento alla sua volontà e capacità di non distinguere questi due mondi, fino all’atto di incantare anche sé stesso, come al primo incontro con Helen, andando al mercato in cerca di informazioni su un editore. Nel vederla dimentica in un istante i suoi impegni:

«Fu forse il furor poetico su cui ironizzava che lo fece insistere: “il vostro nome potrò almeno saperlo?” “Helen” replicò lei, aggrottando la bella fronte. Helen, Elena, la bellissima moglie di Menelao rapita da Paride: ecco chi doveva incontrare lui, al mercato dei libri! La personificazione della bellezza, la causa della follia maschile, la distruttrice di navi e città! Gli sembrava di delirare.»

L’intreccio tra realtà e finzione, l’alternarsi nella vita tra dramma e commedia, il teatro come specchio delle vicende umane sono integrate dall’autrice non solo nella stessa personalità di Shakespeare («Il suo credo e l’intera sua vita: il mondo come palcoscenico»), ma nello stesso stile del racconto, che riesce a diluire questa componente durante la narrazione degli eventi senza rallentamenti o bruschi stacchi, come l’innamoramento per Helen che avviene d’un tratto, tra una pagina e l’altra, senza soluzione di continuità ma con naturalezza. Il romanzo è inoltre integrato da brevi passi poetici presi dalle traduzioni delle opere dello scrittore, contributo a questa volontà di integrare tra loro prosa della storia narrata e poesia dei sentimenti.

L’abilità dell’autrice emerge anche nell’aura di sospensione e di attesa che creano le vicende di spionaggio e di intrighi di corte durante tutto il libro. All’aumento della celebrità corrisponde un evolversi di sottofondo di queste fosche macchinazioni che arrivano a coinvolgere anche gli ambienti più vicini alla regina, oscure allo stesso William che si ritrova ad essere strumento nelle mani di altri. Alcuni passaggi di trama sono direttamente causati da una volontà sentita come potente ed esterna, che sembra decidere le sorti del protagonista come un fato inesorabile, lasciandolo impotente di fronte alle sue fortune o sfortune. Quest’impressione accompagna tutta la lettura in parallelo alla crescente consapevolezza dello scrittore del potere illimitato della sua arte, una forza che fa da controcanto e che assieme all’amore illumina l’oscurità in cui è avvolto.

La tensione creata dalla contrapposizione di queste due forze sfocia nel densissimo finale che, nonostante si avvicini ad alcune teorie storiche, lascia comunque sorpresi. Gli ultimi capitoli contengono anche l’elogio diretto della Zannoner al grande scrittore: l’aver prodotto un’arte che vive in una dimensione assoluta, oltre le vicende degli uomini. In conclusione, Il bardo e la regina è un libro storico che al piacere della fantasia della narrazione di una vita eccezionale vuole apportare un’ipotesi plausibile sui misteri che avvolgono quella Londra lontana e le ombre che ancora oggi coprono la figura e l’opera di William Shakespeare.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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