Recensione: “La bambina nel buio” di Antonella Boralevi

Buongiorno compagni di letture, oggi vi presento la recensione de “ La bambina nel buio” della poliedrica Antonella Boralevi, scrittrice, conduttrice televisiva, giornalista, autrice…

Un compito non facile il mio…ci sarebbe tanto da raccontare su questo libro, ma il famigerato spoiler è lì, pronto ad infiltrarsi fra le parole.

Ed allora eccomi qua a cercare di trasmettervi soprattutto le tante e forti emozioni che il racconto mi ha regalato.

Buona lettura.

“Ricordare vuol dire anche rinnovare le esperienze dolorose.
Ma se il passato non lo ritrovi, se non lo rivivi, non te ne libererai mai.”
Antonella Boralevi


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La bambina nel buio

Antonella Boralevi

Editore: Baldini + Castoldi
Collana: Romanzi e racconti
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 19 aprile 2018
Pagine: 594 p., Brossura
EAN: 9788893881005

Recensione a cura di Pamela Mazzoni

1985. In una splendida villa della campagna veneta, Paolo e Manuela festeggiano i loro venti anni di matrimonio. Hanno una bambina dolcissima di undici anni, Moreschina. Tutta la buona società di Venezia è accorsa alla loro festa. Camerieri in guanti bianchi, champagne nei calici di cristallo, danze, flirt, pettegolezzi, allegria. Eppure, dentro la gioia, vibra una nota di inquietudine. Un’ansia che cresce a ogni pagina. La festa finirà con una tragedia indicibile. 32 anni dopo, una inglesina di trent’anni, Emma Thorpe, sbarca a Venezia. Si porta dietro un segreto. E finisce in un Palazzo sul Canal Grande, che nasconde più segreti di lei. Il proprietario è il Conte Bonaccorso Briani. Un uomo durissimo, solitario e misterioso. Il destino mette sulla strada di Emma un seducente commissario siciliano, incallito sciupafemmine. Indagano insieme in una Venezia affascinante e insolita, avvolta dalla nebbia, frustata dalla pioggia di novembre. In un crescendo di tensione e colpi di scena, il mistero di tanti anni prima trova finalmente soluzione. È il mistero del buio che tutti ci abita.

“La bambina nel buio” è un thriller ad alta tensione tutto al femminile, a partire dalla sua autrice, Antonella Boralevi, fino ad arrivare alle protagoniste della storia, siano esse  primarie o secondarie.

Donne ben caratterizzate, di notevole spessore, figure non scevre di colpi e lati oscuri, ma non negative in assoluto.

Regine senza corona di una perversa partita a scacchi che non avrà vincitori.

Cosa succederebbe se il confine tra bene e male sparisse?

Cosa potrebbe scatenare in noi un amore malato?

Già dalla prima pagina la Boralevi ci scaglia di peso dentro la storia e, squarciando quel sottile velo che separa la normalità dalla follia, ci fornisce una visuale orrorifica sugli abissi più oscuri dell’animo umano, dove si nascondono pulsioni scellerate, che ristagnano lì, tenute a bada dalla morale, ma pronte a salire in superficie e causare danni irreparabili.

Inizierebbe così un viaggio allìinferno.

Solo andata.

1985 – Campagna veneta

Tutto ha inizio una sera d’agosto nella villa di Paolo e Manuela Zanca, dove si festeggiano con un party sfarzoso i loro vent’anni di matrimonio.

Moreschina, l’adorabile figlia undicenne della coppia, accoglie fiera gli invitati accanto al suo orgoglioso papà.

Lei gli arrivava alla vita e lo contemplava adorante da sotto in su. Aveva i capelli scuri raccolti sopra la nuca, ma qualche ciuffo era scappato via e  le ricadeva sulla guancia pienotta, color rosa tenue. (…) Aveva un vestitino azzurro, con lo scollo a barchetta, con la gonna larga, corto sulle gambette sottili. Sembrava un fiorellino, staccatosi per sbaglio dai disegni di porcellana.”

La loro vita sembra una fiaba.

Sono belli, giovani, ricchi, il mondo li guarda con invidia.

Paolo è un uomo che si è fatto da sé, partendo dal nulla con un’idea geniale, e costruendo un impero.

Manuela la moglie bella, passionale, lussuriosa, sfrontata quel tanto che basta per sottolineare che lei, di origini contadine, ha il nullaosta per far parte del bel mondo, è un diritto acquisito.

E’ lei che inchioda lo sguardo di tutti, primadonna indiscussa della festa.

Passava tra i tavoli sculettando, nel suo vestito rosso con troppa pelle nuda, baciava, rideva, abbracciava, scuoteva i lunghi capelli arricciati.”

Intorno a loro una schiera di amici nobili, tracotanti e snob, pronti ad ossequiare con finte moine la coppia festeggiata.

Ma una piccola crepa si affaccia su questa parete perfetta e luccicante, che sarà destinata col tempo a diventare una voragine.

Al termine della festa, la svolta.

Moreschina scompare.

Ingurgitata dal buio.

2017 – Venezia

Emma Thorpe, ex avvocato inglese, arriva a Venezia, portandosi dietro bagaglio ed uno strappo nell’anima così potente che la sta annientando.

“Cerco l’inglesina.(..) Quella che piange appena può, e che pianti.(..)Ma intanto mi rendo conto che sto pensando a lei. A tutte quelle lacrime. Al suo collo bianco che spunta dal giaccone scuro. Al modo in cui ti guarda in fondo all’anima, e poi scappa”

E’ ospite nel palazzo di Lucrezia, moglie del Conte Bonaccorso Briani, morta però qualche giorno prima in un incidente stradale alquanto misterioso.

Il Conte è un uomo burbero, ambiguo, solitario.

Vive nel suo tenebroso palazzo con la sola compagnia di Edna, la governante strettamente legata a lui da incrollabile dedizione, all’apparenza figura inquietante e strana, ma che con lo scorrere delle pagine acquisterà un notevole spessore.

Edna apparteneva alla casa. C’era entrata a servizio che era poco più di una bambina e aveva dedicato alla famiglia tutta la sua vita, senza cercarsi un destino differente. Era il cane da guardia del Conte. Lo venerava.”

Emma, con il suo passato carico di dolore, con la sua  ricerca alla Galleria dell’Accademia del quadro di Giorgione, la Tempesta, che racchiude il suo essere, con i suoi pianti continui, troverà la forza di affrontare il suo passato.

Si getterà infatti a capofitto nei misteri che avvolgono palazzo Briani ed il Conte stesso, tra le calli e i sestieri di una Venezia fredda e nebbiosa, malinconica, ma affascinante come non mai.

In mezzo a questo turbinio di segreti, l’inglesina avrà al suo fianco il bel commissario catanese Alfio Mancuso, attirato come una falena dalla luce dalle belle donne, ma allergico alle storie serie, anche lui inchiodato ad un muro da un evento del passato che gli ha spezzato il cuore.

Insieme risolveranno l’enigma vecchio di 32 anni, scoperchiando un vaso di Pandora che contiene atrocità inimmaginabili, riuscendo però anche a riportare in superficie la loro vera essenza, tenuta troppo a lungo nascosta dentro di loro.

Un libro intenso, forte, crudo, che scorre come un fiume in piena.

Due piani temporali che si alternano tra i capitoli, due storie apparentemente slegate tra loro, una mole di nomi, informazioni, segreti, misteri.

Un enorme puzzle che sembra impossibile da completare, poi all’improvviso le tessere cominciano ad incastrarsi tra loro, fino allo scioccante epilogo, un pugno diretto allo stomaco che ti lascia senza fiato.

La Boralevi è bravissima a raccontarci una storia usando repentini cambi di rotta,sterzate improvvise che ti destabilizzano, ma anche pronta a riportarci sul giusto binario con la forza di una sola frase.

Un libro dove il giudice supremo non è la legge, ma la coscienza, la nostra vocina interiore che ci accusa e ci punisce senza concederci appelli.

Ci ammonisce, ci corrode dall’interno e ci condanna.

A vita.

ANTONELLA BORALEVI

Antonella Boralevi è scrittrice, giornalista, autrice e conduttrice di talk show televisivi, opinionista, saggista, titolare di un sito internet, ideatrice di progetti di comunicazione. Laureata all’Università di Firenze in Filosofia del Linguaggio, ha collaborato con Oggi, Il secolo XIX, AD., New York Times Style, Donna Moderna, il Messaggero. Ha pubblicato diversi libri con Mondadori, Rizzoli, Il Mulino e Mondadori Electa.
Fra i suoi titoli ricordiamo: Il lato luminoso (2007), con il quale ha vinto il Premio Internazionale Penne, Una vita in più (2010), con il quale ha vinto il Premio internazionale Cimitile, I Baci di una notte (2013), La Locanda delle Occasioni Perdute (2014), Gli uomini e l’amore (2015), Essere Parma: La musica del caso (2016), Byron, storia del cane che mi ha insegnato la serenità (2016).


Ho vinto nel 2009 il con “Il lato luminoso” e nel 2011 il  con “Una vita in più”.

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