Recensione: “La libertà possibile” di Margaret Wilkerson Sexton

Cari lettori, quello di Margaret Wilkerson Sexton è un esordio che non lascia indifferenti e che anzi invita i lettori ad interrogarsi su quelle che sono tre generazioni di uomini e donne alla ricerca della loro “libertà possibile”.

La libertà possibile

Margaret Wilkerson Sexton

Traduttore: Arianna Pelagalli
Editore: Fazi
Collana: Le strade
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 10 ottobre 2019
Pagine: 308 p., Brossura
EAN: 9788893253987

Recensione a cura di Manuela Morana

1944, New Orleans. Evelyn proviene da una delle più rispettate famiglie della città e quando si innamora di Renard, un ragazzo qualsiasi, senza soldi e dal futuro incerto, in casa scoppiano le tensioni. Le riserve della famiglia di lei e la decisione di lui di partire per la guerra come volontario metteranno alla prova la relazione tra i due.

Negli anni Ottanta, la figlia di Evelyn, Jackie, è una madre single: il marito Terry è andato via di casa nel tentativo di combattere la sua tossicodipendenza, lasciando soli lei e il figlio T.C. L’inaspettato ritorno dell’uomo sconvolge la ritrovata normalità di Jackie, la quale è lacerata dall’idea di dargli un’altra opportunità.

Nel 2010, in una New Orleans che porta ancora i segni dell’uragano Katrina, il venticinquenne T.C. è appena uscito di prigione quando il suo amico Tiger gli propone un “grande affare”. L’arrivo di un figlio sconvolgerà i piani del ragazzo, ma non il giro di eventi che ormai si è innescato.

Tre generazioni, tre destini e tre epoche a confronto: La libertà possibile racconta la faticosa conquista della libertà da parte dei membri di una famiglia di colore, oltre i pregiudizi sociali e le aspettative dei familiari, fra sogni infranti e porte che invece si aprono.

Con una scrittura incisiva e ricca di sfumature, che le è valsa la nomina al National Book Award 2017, Margaret Wilkerson Sexton costruisce un romanzo d’esordio in cui la brillante analisi sociale e la raffinata descrizione dei sentimenti umani sfiorano l’esattezza fotografica.

È il 1944 quando Evelyn, che vive a New Orleans con sua sorella Ruby e la sua rispettata famiglia, sente il suo cuore battere all’impazzata per Renard, ragazzo di colore, che sogna di fare il medico seppur le condizioni economiche non glielo consentono. Quando decide di arruolarsi per la guerra il loro castello d’amore sembra crollare. Riuscirà a tornare dal fronte europeo? Troverà ancora ad aspettarlo la sua Evelyn?  A ogni modo la loro storia è molto tenera e pulita, loro sono senza ombra di dubbio i miei personaggi preferiti fin dalla loro prima vera conversazione privata sulle scale di casa di Evelyn.

«Sai cucire? Ma che bello». Un attimo di silenzio. «L’hai cucito tu quello che porti ora?».

Evelyn abbassò lo sguardo. In realtà l’aveva cucito mamma, ma doveva forse dire che l’aveva fatto lei per dare più credibilità alla bugia precedente? Oppure ciò che aveva addosso era talmente insulso che la nuova bugia avrebbe reso inutile la prima? «A ogni modo», proseguì Renard, «ti sta proprio bene. Immagino che un angelo che cadesse sulla terra avrebbe quest’aspetto». Balbettò per tutta la frase, su ogni singola parola a parte un, ma balbettò perché dire quelle cose lo aveva messo in agitazione, e l’incontro delle loro agitazioni produsse lo stesso risultato di una moltiplicazione fra due numeri negativi. Evelyn si sentì invadere da una nuova tranquillità. Con la mente un po’ più sgombra valutò le varie opzioni: di invitarlo in casa non se ne parlava nemmeno. I suoi non sarebbero rincasati prima di tre o quattro ore ma suo fratello poteva tornare da un momento all’altro, e le sarebbe toccato lustrargli le scarpe per tutto l’anno se voleva fargli dimenticare di aver visto un ragazzo nel salottino. D’altra parte, se si sedevano fuori, Miss Georgia si sarebbe sicuramente affacciata alla finestra almeno una volta. Poteva addirittura decidere di attraversare la strada e metterla in imbarazzo. Era un rischio che Evelyn doveva correre. Si schiarì la gola.

«I miei non ci sono, altrimenti ti inviterei a entrare», disse.

«Oh, nessun problema. Tanto è meglio che vada».

Però non si mosse, dando a Evelyn il coraggio di prendere una decisione. «Potrei venire fuori io, se hai voglia di fermarti per un po’».

Il volto di Renard si illuminò. «Sarebbe stupendo, signorina».

Nel 1986 Jackie, la figlia di Evelyn è sposata con Terry ed è madre di T.C. In verità la donna è una giovane madre single perché il compagno è caduto nel vortice della tossicodipendenza e non riesce a liberarsi di questo terribile fardello.

Jackie non condannava Terry per averla lasciata; più che altro aveva paura di ricevere una telefonata una mattina e scoprire che lo avevano arrestato durante una retata in un covo di spacciatori di crack, oppure in giro, a rubare per pagarsi la dose. Non era un ladro, neanche per sogno, ma Jackie aveva imparato a proprie spese che la vita può costringerti all’infamia.

Non lo condannava, d’accordo, ma nei giorni no il risentimento la pugnalava nel profondo.

Il suo inaspettato ritorno sconvolge la vita della ragazza che, vedendolo pulito da tre mesi e ancora innamorata, decide di dargli un’altra possibilità. Ma riuscirà a ricostruire la sua famiglia? L’uomo sarà davvero uscito dal tunnel?

Anno 2010, T.C. è in carcere. Siamo ancora a New Orleans e sta per diventare padre. I segni dell’uragano Katrina sono ancora vivi nella mente e nei luoghi che circondano i protagonisti. Gli animi ne sono rimasti indelebilmente segnati. T.C. da sempre si sente sbagliato e inadeguato e le scelte che compie sono una conseguenza diretta di queste sensazioni.

T.C. non ricordava di aver conosciuto suo padre. Il suo vecchio si chiamava Terry, Terry Cleveland Lewis, e anche se T.C. non era propriamente un Junior – sua madre credeva nei nomi dei santi e aveva introdotto un Gabriel al posto del Cleveland – lo avevano sempre chiamato tutti T.C., fin da quando era bambino. Perciò anche adesso che superava i due metri di altezza, tanto che doveva chinarsi per entrare e uscire dalla sua cella, gli altri detenuti gli urlavano Occhio alla testa, T.C. I secondini ovviamente lo chiamavano Lewis. Ogni tanto pensava che il problema nascesse proprio da lì, dal fatto di non essere un vero Junior. Non che avere un legame diretto con suo padre lo avrebbe reso un uomo migliore; a quanto ne sapeva, il suo vecchio era stato disoccupato per un sacco di tempo, e comunque il suo ultimo impiego era stato in un ristorante mezzo morto del Quartiere. Però quello era un altro esempio della sua non-appropriatezza, inadeguatezze di cui aveva preso coscienza quando gli avevano richiesto di ripetere la prima elementare ed erano culminate nel soggiorno alla Orleans Parish Prison.

Uscito con due settimane di anticipo, il venticinquenne viene coinvolto dall’amico Tiger in un “grande affare” che riguarda il traffico e la produzione di sostanze stupefacenti. Lo stesso reato per il quale era stato condannato in passato e per il quale era finito dietro le sbarre, infatti durante un controllo di routine era stato trovato in possesso di piccole dosi. Che fare? Come comportarsi? Fidarsi? Non fidarsi?

Tre generazioni, tre epoche, tre destini, un unico denominatore comune: la ricerca di una libertà sempre più ostacolata dai pregiudizi, dalle aspettative, dai sogni infranti e dalle porte che si chiudono. Quella orchestrata da Margaret Wilkerson Sexton è una storia che racchiude al suo interno un’analisi sociale ad ampio spettro e ad ampio lasso temporale. Le vicende scorrono rapide e incuriosiscono il lettore. Personalmente tra le tre narrate quella che mi ha più colpita è la vicenda che riguarda Jackie che ho trovato emotivamente più coinvolgente.

Ad uno scritto di grandi contenuti si aggiunge uno stile narrativo incisivo, non ripetitivo e diretto. La sensazione che pervade l’intera lettura è quella di tanti tasselli che pian piano ricostruiscono un puzzle più grande, un puzzle fatto di tante piccole circostanze, vite, vicissitudini e realtà che sono tutte accomunate da quel desiderio di migliorare la propria condizione sociale, la propria prospettiva, la propria condizione di vita in un mondo che sembra sbarrare ogni possibilità, ogni tentativo di rivincita.

L’epilogo rappresenta il fulcro di questa ricerca, rappresenta l’essenza di un divenire, di un crescere in cui la vita di ogni protagonista si interseca a quella dell’altra senza deludere le aspettative, senza mai perdere di intensità e di vigore.

In conclusione, “La libertà possibile” è un libro che al suo interno racchiude tantissimi spunti di riflessione, con tante potenzialità e tante aspettative realizzate, un romanzo che non delude e che ci fa desiderare di continuare a leggere le avventure dei protagonisti di questa intensa e, per certi versi, dolorosa saga familiare.

Margaret Wilkerson Sexton è nata e cresciuta a New Orleans, ha studiato Scrittura creativa al Dartmouth College e Legge all’Università̀ della California, Berkeley. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su «The New York Times Book Review». Il suo romanzo d’esordio, La libertà possibile, molto apprezzato dalla critica, è stato finalista al National Book Award 2017 ed è stato incluso nella lista dei migliori libri dell’anno da tutte le testate più autorevoli.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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