Recensione: “Le segnatrici” di Emanuela Valentini

Buongiorno amici, oggi vi parleremo dell’avvincente thriller di Emanuela Valentini “Le segnatrice” oggetto della nostra lettura condivisa.

Le segnatrici

 Emanuela Valentini

Editore: Piemme
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 7 luglio 2020
Pagine: 384 p., Rilegato
EAN: 9788856676907

Recensione a cura di Rossana Cavaliere

Il ritrovamento delle ossa di Claudia, bambina scomparsa ventidue anni fa, richiama a Borgo Cardo, nell’Appennino emiliano, Sara Romani, chirurgo oncologico di stanza a Bologna. Per lei il funerale è una pericolosa occasione di confronto con un passato da cui è fuggita appena ne ha avuto la possibilità. Al ritorno nella routine bolognese, il desiderio è quello di dimenticare. I segreti, gli amici d’infanzia rimasti inchiodati a una realtà carica di superstizioni e pregiudizi, le ossa di una compagna di giochi riemerse da un tempo lontano. Finché scompare un’altra bambina: Rebecca. Sara ha avuto giusto il tempo di conoscerla. Dopo il funerale Rebecca le ha curato una piccola ferita secondo l’antica tradizione della segnatura e adesso Sara è in debito con lei. Un legame che sa di promessa. Un filo rosso che unisce il passato di Sara, schiava della convinzione di dover salvare tutti, con un incubo appena riemerso dall’oblio. Mentre il paese si mobilita per ritrovare Rebecca, la donna è costretta a tornare. È l’inizio di una discesa negli inferi dell’Appennino, un viaggio doloroso nelle storie sepolte nel tempo attraverso strade, boschi, abitazioni e volti che lei aveva imparato a cancellare dalla memoria, e che ora diventano luoghi neri in cui cercare una bambina innocente. Quale oscuro mistero si cela dietro la secolare tradizione delle segnatrici? In una sfrenata corsa contro il tempo per scoprire chi ha rapito Rebecca e riuscire a salvarla prima che sia troppo tardi, Sara dovrà scendere a patti con una parte di sé messa a tacere ventidue anni prima. A costo di perdersi nel labirinto dei ricordi e non trovare più la via d’uscita.

momento di piena crisi, in cui molti libri erano stati abbandonati lì in un angolino.

Sento il male. L’ho sempre sentito, sin dal primo giorno che ho rimesso piede al borgo.

Lo sento strisciare tra le pietre, lo sento respirare. È vicino.

Il male ha sempre una sua forma e una sua consistenza, anche questo, che è lento e subdolo, deve avere delle sue proprie caratteristiche, come ogni altro male. Devo riconoscerlo per dargli un nome. Solo dopo averlo riconosciuto lo potrò scacciare.

Storie antiche e nuove si intrecciano in un doppio filo che tiene il lettore legato alla storia senza mai annoiarlo.

«Non lo so, cerco cerco… e più scavo e più trovo cose che la gente vuol tenere nascoste e lo fa semplicemente evitando di parlarne, dimenticando, come se bastasse smettere di fissare questo ulivo per fare sì che non sia mai esistito. E io che pensavo di essere tanto migliore, diversa, evoluta, ho fatto la stessa cosa in questi venti e passa anni di lontananza da qui: ho rimosso pensieri e ricordi fingendo che Borgo Cardo non esistesse. Fingendo che quello della mia amica scomparsa fosse solo un brutto incubo infantile e che andasse tutto bene.»

La protagonista con il suo modo di fare e di comportarsi porta chi legge in un altro universo allontanandolo dalla realtà e regalando una lettura che scorre veloce e leggera nonostante l’argomento. Il paesaggio cambia in continuazione, passando da una grande città a un minuscolo paesino di poche persone, con ritorni al passato che danno la sensazione di vivere le stesse emozioni e sensazioni dei personaggi

Stavo nascondendo a me stessa un’intera stagione della mia vita. Il dolore per la perdita e quello per l’allontanamento. La nostalgia per la nonna, che ho visto molto meno di quanto avrei potuto. E tutta una serie di cose

Sara ritorna a Borgo Cardo dopo ventidue anni a seguito di un triste avvenimento che ha radicalmente cambiato la sua vita e quella di questo borgo. Lei, che negli anni si è allontanata da quella realtà è ritornata per il funerale della sua amica Claudia promettendo di non fare ritorno mai più nonostante gli affetti che la legano a quel posto.

Poi con la sparizione di Claudia tutto si era sgretolato, distorto. E di quel mondo beato restava il simulacro: niente è immutabile. Tutto cambia, si muove, si corrompe. A volte il processo è lento e interno, come una malattia. E da fuori non si vede niente fino a che non è troppo tardi.

Tuttavia un ulteriore avvenimento triste la riporta, nel giro di qualche giorno, in quel posto portando al contempo a galla diversi ricordi e un passato che ha tentato di tenere sepolto.

Stare lì ad aspettare di ricevere qualche notizia o prendere la macchina e andare io stessa a cercare con i miei occhi e le mie gambe la bambina scomparsa, rischiando di trovarla, magari con la bocca piena di fango e gli arti spezzati, o peggio….

Diversi personaggi si alternano in questo libro facendo riemergere una realtà spesso tenuta sepolta, nascosta, facendoci conoscere le segnatrici, tra cui Claudia ma anche Giannina, Allegra Daniela e infine Rebecca. donne che hanno portato avanti un’antica tradizione, che hanno trasmesso il sapere alle nuove generazioni,

Le segnatrici sono sempre state una realtà vivida e importante di queste montagne disse, accarezzando distrattamente la copertina rigida del romanzo hanno portato avanti per secoli una forma di conoscenza arcaica della cura, un po’ magica, un po’ sciamanica

C’è ancora una rozza forma di scaramanzia.

Le prime hanno fatto una morte serena nel sonno le seconde sono sparite nel nulla ma tutte hanno inviato un biglietto alle famiglie “non cercatemi”.

Sara è in debito con Rebecca perché l’ha segnata guarendo una ferita e l’unico modo per aiutarla è ritornare in quel paese e scoprire la verità.

Finalmente serena, lei sussurrò qualcosa, una, due, tre volte, forse nove. A cicli di tre, mi parve. E intanto compiva con le dita piccoli gesti nell’aria: croci, forse, e poi un segno più deciso, come a scacciare un insetto che ronzasse intorno al mio dito. Ma non c’erano insetti lì dentro. Solo il mio stomaco contratto e la voglia di alzarmi e mettermi a correre fino a Bologna senza mai fermarmi. Ripeté tutta l’operazione tre volte, si fece il segno della croce e infine lasciò la mia mano.

Qualcuno sa….qualcuno vuole metterle paura attraverso bigliettini, attraverso avvertimenti non troppo velati.

Ancora segreti inconfessati. Ancora bugie trattenute per anni che esplodevano una dopo l’altra come bubboni purulenti, rivelando un paesaggio di desolante tristezza.

Una storia piena di colpi di scena che si alternano a momenti tranquilli e che, insieme, regalano al lettore una continua voglia di scoprire. Fatti quotidiani si alternano ad indagini da parte della protagonista.

Il ritmo è serrato e la storia avvincente grazie anche ad una scrittura integrante e piacevole che rende la lettura scorrevole ed al contempo appassionante.

La scrittrice non delude il lettore regalandoci un thriller pieno di colpi di scena, uno dei più inquietanti che abbia letto, ricco di emozioni che rendono difficile staccarsene.

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