Recensione: “Mosaico, le due croci” di Marco De Luca

Mosaico, le due croci

Marco De Luca

  • Copertina flessibile: 365 pagine
  • Editore: Independently published (2 gennaio 2019)
  • Narrativa storica

Recensione a cura di Chiara Mearelli

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Anno Domini 1581. Il Vicerè di Napoli è disposto a tutto pur di conquistare Venezia, la regina del Mediterraneo. Alfredo Dandolo, nobile veneziano senza scrupoli, è l’uomo adatto per colpire la città dei Dogi dall’interno. Una reliquia custodita a Costantinopoli è la merce di scambio richiesta all’uomo per diventare Doge; Iñacio Cortés il mercante scelto per riportarla a Venezia. Tra intrighi e inganni, Cortés verrà catapultato nella Mantova dei Gonzaga, città tanto bella quanto pericolosa. Passando da pedina a giocatore, accompagnato da due donne, sarà lui a dover fermare l’avanzata spagnola. Ci riuscirà? La vera protagonista di Mosaico è però la Serenissima Repubblica, e più ancora gli uomini e le donne che la animano come tessere di un mosaico: uomini di stato, seducenti cortigiane, sicari senza scrupoli, avidi mercanti e cospiratori visionari. «Non badate ai ricchi vestiti del nobiluomo che mi accompagnava: questa città sa tributare enorme rispetto alla ricchezza e ai diritti di nascita, perché sa che per prosperare ha bisogno di ducati e protezione, ma nel suo cuore, lo sappiamo entrambi, preferisce gli uomini che sanno di sale a quelli che profumano di cipria. Sono loro a capire davvero quanto sia unica al mondo; e anche se Venezia offre il suo lusso e le sue celebrazioni ai suoi uomini più ricchi e prestigiosi, io credo che siano gli altri, a conti fatti, a meritarsi il suo amore.»

Costantinopoli. Il capitano Alvares, comandante della Buena Esperanza, commercia in schiavi con gli Ottomani e sta portando a termine una buona transazione. Non si immagina che il grand vizir ha già decretato la sua morte. L’ufficiale di manovra della galea, il portoghese Iñacio Cortés, si ritrova così comandante della nave, titolare di lettere di credito da riscuotere al banco Florian a Venezia ed erede di un impegno contratto tra Alvares e il nobile veneziano Alfredo Dandolo: portare in terra patria una santa reliquia sottratta alla comunità armena di Costantinopoli. Per Dandolo la reliquia costituisce il lasciapassare per il potere; per il mercante, lo strumento per evitare la quarantena. Ciò che Cortés ancora non sa, ma che scoprirà presto, è che da adesso in poi quel piccolo reperto sacro legherà a triplice filo la propria vita a quella di Dandolo, di Florian e dell’intera Venezia.

Secondo romanzo dello scrittore Marco de Luca, costituisce il prequel al suo lavoro di esordio “Mosaico – una storia veneziana”. Alla fine del ‘500 gli interessi spagnoli si stanno concentrando prepotentemente su Venezia, cercando nell’alleanza con la Mantova dei Gonzaga lo strumento per estendervi la propria influenza. La Serenissima è terra di commercio, politica, uomini di potere e donne di piacere. Con i suoi chiaroscuri è il proscenio ideale di una trama di intrigo e astuzia in cui, da donna contesa tra più rivali, la città lagunare diviene regina e dominatrice. Un po’ come Chiara, la cortigiana colta e sofisticata, che di un ordito tipicamente maschile, basato su cospirazioni ed alleanze, sa tessere le trame assai meglio degli uomini. Lei  che, in quanto donna e cortigiana, è relegata nelle fila sociali degli ultimi, compete per importanza ed influenza con i primi.

“Quella lama di luce colpiva la schiena cosparsa di capelli biondi di una donna giovanissima adagiata su un divano, leggermente curva in avanti, intenta a suonare il liuto arabo. Le sue forme avevano da poco raggiunto la maturità: lo si notava dal modo in cui il vestito dorato, elegante ma pratico, cadeva su di lei.

Ad ogni modo, non era il suo aspetto quasi ancora virginale ad averlo colpito, ma la dolcezza dell’armonia che stava intessendo. Aveva un tocco raffinato ed esperto: il suono riusciva a essere allo stesso modo delicato e pervasivo, riempiendo la stanza della sua presenza discreta.”

Elemento focale e risolutivo, connotato da una bellezza che è seconda solo alla sua erudizione, Chiara non è però l’unico personaggio femminile nodale all’interno del romanzo: molto diversa, ma non subalterna per importanza nelle dinamiche narrative, sebbene decisamente meno favorita dalla sorte, è Inès Flandres. Le due donne e Cortès dovranno collaborare con Florian per sottrarre Venezia alle mire della Spagna. Uniti da un intento comune, seppur spinti da motivazioni molto diverse, condurranno la storia in una perfetta sinergia che è vincente nell’equilibrio del romanzo.

“Ciò che abbiamo fatto insieme, voi, io e la francese, dimostra che quanto vale nel resto del mondo non vale qui: gente come noi – un marinaio, una cortigiana, una criminale – altrove non sarebbero altro che una vergogna per la città. Venezia invece ha scelto noi per essere salvata.”

Nessuno di loro perderà nulla della propria individualità nel climax crescente della trama e, anzi, contribuirà in maniera determinante ad appassionare il lettore: sono personaggi che non si vogliono lasciare. Lo scioglimento finale li vedrà separarsi e non per tutti sarà un esito trionfale; l’epillogo non è certamente meritocratico, ma è perfettamente in linea con il senso del romanzo:

“Venezia non è solo la Basilica o Piazza San Marco, non è soltanto Rialto o l’Arsenale: Venezia è un insieme di calli, sotopòrteghi e canali che, come un labirinto, possono portarti o in un vicolo buio e malfamato, dove anche i ratti fanno bene a girare armati, o nel glorioso e luminoso campiello antistante un ricco palazzotto nobiliare”

La perizia storica si unisce alla perfetta resa letteraria, rendendo questo romanzo fluido e centrato. I punti di forza sono costituiti dall’intreccio convincente, storicamente inquadrato con padronanza, la caratterizzazione dei personaggi e la resa dello scenario: siano sestieri, canali e calli, che interni di palazzi alla corte dei Gonzaga, che galee in navigazione nel Mediterraneo. Le atmosfere vengono ricreate senza artefazione, la resa linguistica è elevata senza affettazione e pesantezza. L’equilibrio del romanzo è totale.

Ma soprattutto a colpire è lei,  la vera, indiscussa protagonista: Venezia, alla quale tutti gli occhi si rivolgono e per la quale ogni sacrificio viene compiuto, che specchiandosi nella sua laguna illumina l’intero Mediterraneo, calda come l’oro e fredda come una lama, è in questo romanzo un personaggio e non un’ambientazione o un semplice contesto, ma l’essenza stessa della storia. Una storia che merita davvero di essere letta.

(Piccola postilla: personalmente ho molto apprezzato il riferimento alla storica cortigiana veneziana Veronica Franco, già soggetto ispiratore per il Tintoretto (oltre che protagonista di un libro a lei dedicato trasposto poi in un film).

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