Recensione: “Quattordici spine” di Rosario Russo

Carissimi lettori, oggi vi accompagnerò in Sicilia, nello specifico nella splendida Acireale, terra piena di passione e sentimento, di barocco e ottimo cibo, famosa in tutto il mondo per il suo meraviglioso Carnevale e le sue squisite granite. Vivremo insieme la prima indagine dell’Ispettore Traversa, un giovane originario di Feltre, che sembra scappare dai fantasmi del suo passato.

Quattordici spine

Rosario Russo

Editore: Algra
Collana: Scritti
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 10 maggio 2019
Pagine: 184 p., Brossura
EAN: 9788893413015

Recensione a cura di Manuela Morana

Acireale, Sicilia. Un efferato delitto sconvolge l’abulica routine quotidiana: Don Mario Spina, canonico della basilica di San Pietro, viene ritrovato senza vita all’interno della sacrestia, ucciso con decine di colpi d’arma da taglio. Inoltre, da un’antica credenza sono state trafugate le spoglie del maggiore artista locale, Paolo Vasta. L’ispettore di polizia Luigi Traversa, da poco arrivato dal Veneto, si ritrova a indagare su un delitto a tratti inspiegabile. Chi è stato a compiere quell’orrendo crimine? E quale misterioso passato nasconde il poliziotto, giunto all’improvviso in città? Quattordici giorni serviranno a Traversa per risolvere il caso, togliendo una spina alla volta da quel pericoloso fico d’India tutto siciliano che, una volta ripulito, mostrerà all’ispettore la terrificante verità.

È il 21 maggio e ad Acireale c’è già quel caldo torrido tipico delle estati siciliane, l’Ispettore Traversa, da poco arrivato nella ridente cittadina barocca, si sveglia madido di sudore e con l’impressione di aver avuto un incubo del quale però non riesce a ricordare nulla.

Sembra proprio che la sua giornata non sia partita con il piede giusto, infatti tra i brutti sogni, le temperature elevate e l’incredibile tasso d’umidità non si prospetta niente di piacevole.

Quando poi, improvvisamente, riceve una telefonata dall’agente Puglisi che gli stravolge i piani, il nostro Ispettore capisce subito che ciò che è cominciato male ormai può solo peggiorare.

Il termometro segnava trentadue gradi, ma con l’umidità presente, quelli percepiti sarebbero stati almeno trentacinque ed erano solo le otto del mattino. Mentre si chiedeva per quante ore avrebbe potuto resistere, il cellulare squillò. Era l’Agente Puglisi che gli comunicava di non andare in commissariato, ma di attraversare semplicemente la strada e recarsi alla Basilica di San Pietro, che stava pressappoco di fronte casa sua.

– Perché sto cambio di programma, Puglisi? oggi dovevo iniziare il turno alle undici…

– C’è stato un omicidio, ispettore. Hanno ammazzato Don Mario, il canonico di San Pietro. il Vice ispettore Orlando si trova già sul posto, mentre il commissario Lorefice sarà lì a momenti.

– Ok, arrivo subito.

L’assassinio di Don Mario era il primo caso importante da quando si trovava in quella città, cioè da poco più di una settimana. Gli avevano descritto Acireale come un posto tranquillo, il luogo adatto in cui dimenticare e ripartire, ma intanto qualcuno aveva pensato bene di accoppare niente di meno che u parrinu, come avrebbero detto lì, e non un officiante qualsiasi, ma uno dei più importanti, quello della Basilica prospicente il Duomo della città.

Un omicidio apparentemente inspiegabile, Don Mario era benvoluto, rispettato e amato da tutti eppure giace in una pozza di sangue, con l’immaginetta di un santino in mano. Considerato il buon carattere del canonico e l’apparente mancanza di nemici non si spiegano le numerose ferite e questo macabro accanimento sul corpo del povero uomo di chiesa.

L’Ispettore arriva sul posto e insieme ai suoi colleghi inizia ad indagare, la pista più plausibile sembra condurli ai mercanti d’arte visto che dalla basilica sono state trafugate solo due tuniche nere e le spoglie di un famosissimo artista locale, Paolo Vasta. Il Commissario Lorefice non sembra avere dubbi e con lui tanti altri personaggi della nostra storia, tutti sono concentrati sul trovare al più presto un colpevole da consegnare alla giustizia in modo da buttarsi alle spalle questa brutta faccenda.

Questa soluzione però non sembra convincere il nostro Ispettore che cerca in tutti i modi di trovare altre piste. Inoltre, basandosi sulle prove raccolte, sulla dinamica dell’omicidio, ricostruita dalla scientifica, e sui risultati dell’autopsia, sembra palese che chi ha commesso questo atroce crimine non è affatto un esperto in materia.

Traversa, oltre a cercare la soluzione a questo caso, deve anche combattere con i suoi fantasmi del passato, un passato doloroso che spesso torna a sopraffarlo e che a volte riesce persino a immobilizzarlo completamente facendogli correre grossi pericoli.

Il nostro Ispettore è estremamente riservato, nessuno sa nulla della sua vita prima del suo arrivo ad Acireale e non si lascia andare facilmente a confidenze e nuove amicizie, infatti quando le cose cominciano ad andare oltre il rapporto professionale lui alza subito dei muri intorno a sé e fugge via. In più non ha proprio un buon carattere.

Traversa lo aveva capito già dal primo giorno che Lorefice voleva provare a instaurare un rapporto d’amicizia con lui, ma purtroppo non poteva farci niente, aveva un carattere di merda e ne era consapevole. I suoi scatti d’ira improvvisi, i suoi modi di fare ironici e taglienti non lo aiutavano affatto a instaurare rapporti affettivi all’interno del commissariato e già con Orlando si era creato un bel pasticcio.

Tra fotografi, Vescovi, anziani direttori di banca e cameriere gli aiuti non mancheranno, ma le tracce da seguire non sono semplici e trovare il bandolo della matassa è tutt’altro che scontato. Il nostro Ispettore, aiutato dai suoi colleghi, in 14 giorni riuscirà a venire a capo della vicenda, scoprendo la verità e imparando qualcosa di molto importante sulla Sicilia.

– Sai Alberto che l’altro giorno ho visto per la prima volta una pianta di fico d’india? La curiosità mi spinse a raccogliere un frutto per poi mangiarlo a casa.

– Magari quello che sto per dirti sarà un luogo comune, ma i luoghi comuni contengono sempre un fondo di verità: c’è chi sostiene che non ci sia cosa migliore di assaggiare un fico d’india per comprendere la Sicilia. Se si vuole assaporare la dolcezza del frutto, bisogna prima eliminare ogni timore di affrontarne le spine. Questo equivale a capire cosa significhi vivere in Sicilia.

Rosario Russo, giovane autore siciliano, con la sua penna precisa e sincera ci regala un grande romanzo. Da siciliana, orgogliosa delle mie origini, inoltre, vi posso davvero assicurare che le descrizioni sono straordinarie. A cominciare dalle ambientazioni, passando per i gustosissimi cibi, per i profumi e gli odori tipici del nostro territorio e arrivando infine alla descrizione dei personaggi che popolano la nostra isola, nulla è lasciato al caso o stona con la realtà.

Un giallo imperdibile scritto con un linguaggio semplice e incisivo che riesce a trascinare il lettore all’interno di una vicenda mai scontata e banale. Siamo davanti a un’opera che conquista e incatena alle pagine, non si può letteralmente fare a meno di sfogliare questo romanzo alla ricerca della verità che è abilmente celata tra diversi colpi di scena. Non mi resta che augurarvi buona lettura e augurarmi di poter presto leggere altre avventure di questo strepitoso Ispettore che mi ha davvero conquistata.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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