Recensione: “Storm at Keizer Manor” di Ramcy Diek

Allacciate le cinture amici lettori perché con “Storm at Keizer Manor” intraprenderete un viaggio: uno slalom fra l’oggi e il lontano XIX secolo.

Storm at Keizer Manor.

Ramcy Diek

Traduttore: Giulia Mariotti
Editore: Dunwich Edizioni
Collana: Rosa gotica
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 22 luglio 2019
Pagine: 316 p., Brossura
EAN: 9788899635930

Recensione a cura di Francesca La Piana

Mentre Forrest, appena laureato, cerca di trovare un impiego, Annet lavora al Keizer Manor, il museo in cui sono esposte le opere del pittore del diciannovesimo secolo Alexander Keizer. Dopo una lite, la coppia si inoltra tra le dune per chiarirsi. Ma delle nubi oscurano il cielo e il beltempo si trasforma in un temporale così violento che i due si separano. La mattina dopo, Forrest si ritrova da solo. Così come Annet. Quando riprende conoscenza in un monastero, Annet è convinta che le suore le stiano giocando uno scherzo. Non può essere l’Ottocento! E una donna incinta del ventunesimo secolo e non dovrebbe trovarsi lì. Come farà a tornare nella sua epoca?

“Storm at Keizer Manor” è un turbine di emozioni, un’alternanza di generi che rende la narrazione intrigante: la Diek apre uno scenario tinteggiato di rosso, rosso come l’amore, sfumato da un azzurro fantasy e incorniciato poi da un marrone intenso come la grezza terra del ‘800.

In questa trama bizzarra i protagonisti sono molteplici, tutti hanno un ruolo indispensabile con definite e dettagliate caratteristiche; peculiarità che, unite alla scrittura semplice e fluida dell’autrice, rendono il racconto sciolto e parsimonioso.

Questa è la storia di un amore, di un dipinto e di una tempesta utopica che unisce presente e passato.

Annet e Forest sono due giovanissimi innamorati che presto diventeranno genitori: calcolatrice e organizzata lei, un eterno romantico lui. La coppia, dopo l’inaspettata notizia della gravidanza, vive un momento di crisi; perché è solamente la ragazza ad avere un lavoro stabile, lei si occupa delle questioni economiche.

Annet lavora al museo di Keizer Manor ed è proprio qui che i ragazzi, dopo l’ennesima lite, vengono separati da un’inquietante tempesta.

“Il vento ululava, la sabbia si agitava, la pioggia cadeva a catinelle. Le loro gambe vacillarono e dovettero separarsi”

La violenta bufera isola i due ragazzi, li allontana di ben due secoli: Forest smarrito al risveglio cerca disperatamente nei pressi del museo la sua Annet senza risultato alcuno, chiede aiuto, mobilita parenti, amici, coinvolge la polizia, ma la ragazza sembra svanita nel nulla.

Annet, dolorante e confusa, apre gli occhi in una piccola cella del monastero dell’Ordine di San Francesco, nel lontano Ottocento.

Da qui la narrazione si svolge parallelamente, uno slalom tra le peripezie di Forest e le avventure di Annet; e se il presente viene raccontato con distacco e formalità, alla disperata ricerca della protagonista, il passato invece narra una storia completamente diversa: avvenimenti romantici, divertenti e ingegnosi, caratterizzano quest’epoca affascinante.

Con una precisa ricostruzione storica la Diek immerge il suo pubblico tra arte, castelli e calessi. Inoltre partorisce un personaggio affascinante, quello di Alexander Keizer, un uomo per bene, talentuoso, educato, che si scontra con l’arroganza di Annet, ma insieme fanno vivere al lettore forti emozioni.

“Quando si erano incontrati, Alex era stato una porta chiusa, e lei una diva odiosa. A poco a poco la loro relazione era cambiata. Il dubbio, la frustrazione, la preoccupazione e il sospetto si erano trasformati in fiducia.”

Il fulcro del libro è una storia utopica, dove l’ambiente, l’era, gli usi e i costumi sono effimeri, tutto si sgretola con un soffio di vento, l’unica cosa certa, vivida e reale nonostante il paradosso, sono i sentimenti.

La storia d’amore di Alex e Annet nonostante sia inconcepibile emana concretezza, chi legge, soffre, ama e piange insieme ai protagonisti, è partecipe a questo vortice di eros. Ciascuno pieno di emozioni tumultuose, ciascuno perso nei propri desideri. Perché non importa cosa, quando e perché si ama, succede, anche nei mondi fantastici e illusori; perché è bene ricordare che in ogni legame che si rispetti gli epiloghi hanno sempre la stessa impronta:

“Le persone cambiano. Tradiscono. Le persone scompaiono dalla tua vita ma, chi è nell’anima non si può lasciare andar via”.

“Storm at Keizer Manor” insegna che non ha senso combattere un sentimento, si può vivere ogni giorno con il pilota automatico, si può credere che tutto ciò di cui si ha bisogno siano lo spazio e il tempo per affrontare una perdita, ma il vulcano dentro prima o poi esplode e il dolore si riversa fuori. 

Quindi:

Bisogna credere nell’amore senza arrendersi, come Alex, che incontrando Annet aveva capito subito che lei era quella che stava aspettando. Per lui non ci sarebbe mai stata un’altra donna. Annet teneva il suo cuore in pugno e lo portava con sé, ovunque andasse”.   

Ramcy Diek è innamorata degli Stati Uniti, infatti si è trasferita dai Paesi Bassi nel Pacific Northwest dove attualmente vive con suo marito.

Entrambi lavorano nel settore turistico, ambito che lascia a Ramcy l’opportunità di dedicarsi al suo passatempo preferito: leggere e scrivere.

Materiale fornito dalla casa editrice

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