Recensione: “The first boy” di Cristiano Pedrini

Cari Lettori, oggi vi conquisterò con The First Boy di Cristiano Pedrini; un toccante romanzo MtM che ci accoglie in un’atmosfera ricercata, divisa tra i doveri di un capo di stato e l’opinione pubblica, contro il diritto di difendere la nascita di un sentimento totalmente inaspettato, ma così vitale dall’essere impossibile soffocarne l’intimità. 
Buona lettura!

The first boy

Cristiano Pedrini

Editore: Youcanprint
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 20 settembre 2019
Pagine: 336 p.
EAN: 9788831640787

Recensione a cura di Elisa Mazza

Christopher Lowen è stato accettato per uno stage negli uffici della Casa Bianca. Mai avrebbe immaginato che, per un suo progetto, potesse ottenere il permesso di entrare nel famoso Studio Ovale. È talmente meravigliato ed euforico che neanche si rende conto della presenza del Presidente degli Stati Uniti d’America, Lawrence Layton. Il Presidente è subito colpito dall’intelligenza e dalla spontaneità di Christopher, tanto da ascoltarne i consigli. Da quel momento il ragazzo inizia ad attirare sempre di più le attenzioni di Lawrence e allo stesso tempo il risentimento del suo staff. Come è riuscito infatti, da appena arrivato, a manipolare il Presidente tanto da renderlo giorno dopo giorno più debole agli occhi del popolo americano? Amareggiato e spaventato, Christopher vorrebbe andarsene. Ma riuscirà ad abbandonare Lawrence, proprio quando ha iniziato a capire di ricambiare i suoi sentimenti? Christopher dovrà imparare ad affrontare le proprie paure, anche se questo dovesse significare di scontrarsi con il mondo intero. Ma se l’amore è in grado di piegare l’uomo più forte del mondo, ben presto Christopher e Lawrence comprenderanno come questa debolezza possa diventare l’arma più potente e miracolosa che possono mostrare al mondo.

“Io devo studiare sodo e preparare me stesso perché prima o poi verrà il mio momento.  Abraham Lincoln”

“Benvenuto a Washington e nel club del” tutto ha il suo prezzo”, abbiamo anche spille e magliette.”

Ho iniziato questo libro di sera mentre ero rannicchiata nel mio letto aspettando il sonno: pessima idea! Perché non solo l’ho perso, ma i miei livelli di romanticismo si sono alzati in maniera vertiginosa, tanto da desiderare di innamorarmi di nuovo, per provare quell’inconfondibile brivido di piacere e terrore per l’incognito, seguito dalle famose farfalle che lo accompagnano. È un crescendo molto vivido quello che segue l’incontro tra Christopher e Lawrence, un incontro nato da un minuscolo palpito che presto trasforma le vite di questi giovani uomini portandole ad una nuova consapevolezza. Mi piace il contrasto tra l’ambiente politico americano, così puritano e ligio a regolamenti con la sua facciata di perbenismo, e l’insediamento di un uomo determinato e passionale, che sulla carta è stato votato, ma nel momento in cui incontra fisicamente un possibile compagno di vita viene vessato, persino dal suo staff. Essere “diversi” in un mondo che ci vuole incasellati, uniformi, è noioso: sfidante, anzi, un atto dovuto, è il motto «mai dimenticare di essere sé stessi», mai rinnegare ciò che proviamo. Dobbiamo osare, vivere la nostra straordinaria unicità.

“Sono lieto di vedere che siamo diversi. Che insieme si possa diventare più grandi della somma di entrambi.” Leonard Nimoy

Christopher è un fanciullo nel cuore, così candido con un aspetto erroneamente innocuo con i suoi riccioli michelangioleschi, ma acuto, schietto e diretto come uno scoccar di freccia. È giovane, forse spaesato, ma quando parla dei suoi ideali, vibra e ti sa trascinare. Lawrence, il Presidente USA, vi si imbatte niente meno che nello Studio Ovale, dove il ragazzo ha appena cominciato uno stage. Vede una luce in lui, forse il riverbero di un ricordo, ma si avvicina, indubbiamente troppo per la pace interiore di entrambi. L’ambiente che li circonda è sofisticato, frenetico e iperprotettivo. La responsabilità di guidare una nazione per Lawrence, è un onore, ma anche un peso schiacciante pieno di pericoli insidiosi; persino un collaboratore o un avversario politico potrebbero affossarlo pubblicamente in poche mosse. È un uomo determinato a far del bene, alla mano, ma come emerge abilmente dallo scritto, “congelato” nella solitudine, nonostante le assistenti veraci lo sostengano sempre. Pedrini si conferma un maestro nel dar forma ai personaggi, li arricchisce di dettagli impercettibili fino a banali comportamenti del quotidiano che semina abilmente durante lo svolgersi della trama, come ad esempio, le citazioni di precedenti presidenti o piccole pillole culturali che incarnano perfettamente il mito americano e la sua sfera politica. Tra Christopher e Lawrence fiorisce un dialogo aperto, dai toni semplici, raffinati e ricchi di sensibilità.  

“Il silenzio si impadronì di loro. Nessuno dei due sembrava volerlo infrangere, consegnandosi ad una realtà che entrambi avevano pensato fosse diversa: per Christopher la gioia di essere accettato e considerato, per Lawrence la ventata di novità rappresentata da quel ragazzo e dalla sua sensibilità. Tutto questo li aveva resi ciechi alla possibilità che quel loro stato d’animo instillasse in altri sentimenti ed emozioni assai diversi.”

La nascita del sentimento, la relazione e la coppia è il tema dominante di tutto il romanzo, in quanto, è descritto l’amore nel suo più puro significato: la forza motrice che muove l’umanità, senza differenze d’età, senza razza o sesso, senza compromessi.  Non è disarmante pensare, a questo punto, che la più grande ricchezza si trovi nei “senza” … Non trovate?!

” «Lawrence… non il Presidente… » osservò Louise voltandosi verso di lui. «Lo conosco da molti anni. Tu da pochi giorni, eppure sei riuscito a dargli qualcosa che nessuno qui dentro ha potuto concedergli.» – «E cosa?» – «Quando lo avrai accettato sarai tu stesso a dirmelo» concluse la donna rimettendosi al lavoro come se nulla fosse.”

Christopher è travolto da ciò che gli sta accadendo, ma non dimentica un neo che lo tormenta da sempre: il rapporto col padre, spesso controverso non avendo quest’ultimo accettato le sue scelte professionali e in generale essendo stato poco comunicativo ed espansivo. È la realtà dei fatti o la paura di una percezione falsata? L’accettazione da parte della propria famiglia è un punto cruciale nella crescita di chiunque e anch’io so perfettamente quanto sia debilitante esprimere se stessi se non ci si sente appoggiati, apprezzati o quanto meno capiti. Occorre lottare, credere. Ed è faticoso, purtroppo.

«Tuo padre non era d’accordo sulle tue scelte professionali, non su ciò che sei. Questo è importante che tu non lo dimentichi.» – «Ma ora cosa dirà ai suoi amici? Tuo figlio va a letto con il Presidente, è il suo First Boy?» sorrise amaramente il ragazzo. «Ed anche se fosse? Se sei tu il primo a credere che quello che stai facendo è riprovevole, come puoi pensare che anche gli altri la vedano diversamente…»

Quindi è questa la soluzione: accettarsi. Credere che tutto ciò che di straordinario ci capiti sia perché ce lo meritiamo come esseri fenomenali, irripetibili e mai banali, e combattere per un fine ultimo vivendo la nostra vita come desideriamo. Combattere è l’insegnamento dell’amore struggente e strappalacrime di questi amici che hanno condiviso con noi la loro storia, l’intimità carezzevole e gli ideali per un futuro migliore, il loro riconoscersi come unione inseparabile, nonostante i malevoli e i propri fantasmi interiori. Dunque… è ora di lottare!

Lawrence mi ha ricordato che questo paese è nato sulle diversità delle milioni di persone che hanno affrontato gli oceani per raggiungerlo. E dobbiamo ricordarlo a tutti e lottare perché questo Tesoro non vada disperso.

Materiale fornito dall’autore

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