Intervista a Felicia Kingsley

Anima emiliana, di professione architetto, con la grande passione per la lettura e la scrittura, che le ha permesso di diventare la scrittrice di successo che è oggi. Felicia Kingsley, la sua freschezza e il suo scrivere per divertirsi e divertire, si ritrovano nei suoi libri, apprezzati dalla critica e dai lettori. Una Cenerentola a Manhattan, Matrimonio di convenienza, Stronze si nasce sono le creature di una giovane donna che ha voluto mettersi in gioco, riuscendoci magistralmente.

Felicia vorremmo conoscerti meglio. Puoi dedicarci un pò del tuo tempo?Volentieri!

Via!…Intervistatrice: Felicia Kingsley dall’architettura alla scrittura: un salto di genere importante. Come riesci a conciliare questi due mondi completamente differenti tra loro?

Felicia Kingsley: La sera, i week-end, le pause pranzo, ogni momento è buono per scrivere. Inoltre, essendo libera professionista posso gestire i miei tempi e i miei spazi a seconda delle scadenze.

I: Hai affermato di aver iniziato a scrivere già ai tempi delle scuole superiori: esiste un momento preciso in cui è nata Felicia scrittrice?

F. K.: Non credo che esista una linea di demarcazione netta. Le due anime hanno sempre convissuto, ci sono stati momenti un cui ha avuto più spazio una, poi più spazi l’altra. Ma se vogliamo fissare un punto zero ufficiale, direi nel 2014, quando ho deciso di smettere di scrivere senza una meta ben precisa, ma prefissandomi di scrivere un romanzo destinato all’auto pubblicazione.

I: Quanto si è evoluto il tuo stile dai primi tuoi scritti ad oggi?

F. K.: Spero ci sia stata una crescita, ma non credo di essere io a dover dire in che misura qualitativa o quantitativa. Spero che nella progressione dei miei romanzi, chi legge noti un’evoluzione, dovuta anche e soprattutto al lavoro con i professionisti del settore. La mia editor mi marca stretta e non mi fa sconti, e io raccolgo ogni consiglio.

I: Nei tuoi romanzi esiste ancora la Felicia che ha preso la penna in mano per la prima volta?

F. K.: Esisterà sempre, perché è quella che ha iniziato a scrivere per divertirsi e il divertimento è e rimarrà sempre la chiave di ciò che faccio. Nel momento in cui scrivere non mi divertirà più, farò altro. Ma sono fiduciosa, che la componente divertimento rimarrà a lungo.

I: Felicia affermi di scrivere per divertirti e per divertire: secondo te quale delle due cose ti riesce meglio?

F.K.: Anche in questo caso, non sono io a doverlo dire, ma ho dei buoni feedback da chi mi legge. Quando una lettrice (ma ho anche dei lettori uomini) mi scrive dicendomi di aver passato delle ore piacevoli in compagnia di un mio libro, è la soddisfazione più grande, perché vuol dire che la mia storia è arrivata dove doveva arrivare.

I. Come nascono i tuoi romanzi? Da cosa o da chi trai ispirazione?

F. K.: Mi guardo molto intorno, osservo, parlo con le persone (amiche o conoscenti), accumulo informazioni e poi le elaboro, combinandole alla mia fantasia. Ci sono storie che hanno una base molto reale (tipo Stronze si nasce), altre che invece strizzano l’occhio alla favola (ad esempio Una Cenerentola a Manhattan), ma non si sa mai da dove può arrivare una buona idea. L’importante è fare cose, esperienze, vedere gente.

I.: La meravigliosa Bassa ha influenzato in qualche modo i tuoi lavori?

F. K.: Diciamo di sì, considerando che il grosso delle idee mi arriva mentre guido. Non c’è una vera e propria connessione tra le mie storie e il mio territorio, ma di sicuro tutta la strada che faccio in macchina, con la radio accesa, mette in moto gli ingranaggi della mia fantasia.

I: Il tuo ultimo romanzo Una Cenerentola a Manhattan è già un successo: com’ è nata l’idea di questa rivisitazione della fiaba delle fiabe? In altre parole: perché Cenerentola e non Biancaneve per esempio?

F. K.: Non è stata una scelta fatta a tavolino, non ho escluso tutte le favole una a una fino a stringere il cerchio intorno a Cenerentola. È nato tutto immaginandomi come sarebbe stata la sua vita nel 2018, nel secolo di internet e dei social, e come questi potevano influenzare la sua vita, il resto è arrivato da sé.

I: Ci credi all’Amore, quello fiabesco?

F. K.: Credo che ognuno possa avere la sua favola, ma che non accade per caso, stando lì seduti ad aspettarla. Proprio come Riley, dobbiamo essere noi a crearci le occasioni.

I: Quanto di te c’è nel personaggio di Riley?

F. K.: Forse il fatto di voler cambiare una situazione che non ci piace, senza aspettare che qualcun altro la cambi per noi. Magari non ci riusciremo, però dobbiamo provarci.

I: Se ai tuoi personaggi doni una parte di te stessa, quanto prendi da loro?

F. K.: Ancora non lo so, ma il tempo passa per tutti, anche per me e so che a distanza di 3 anni, non sono già più la stessa persona che ha scritto Matrimonio di convenienza.

I: Qualche volta nella vita sei stata anche tu la Sparkle Jones della situazione?

F. K.: È brutto da ammettere, ma purtroppo sì. Stronze si nasce è la più concreta e reale delle storie che ho scritto fino a ora, perché poggia su delle basi molto personali. Ho avuto anche io un periodo in cui sono stata soggiogata da una ragazza dalla personalità molto forte, e quando mi sono resa conto che la sua vicinanza mi nuoceva è stato troppo tardi. Per vendetta ho voluto riprendermi parte di ciò che mi aveva tolto (senza toccare le vette di Allegra nei confronti di Sparkle). Come dico sempre, imparate dalle stronze, ma non imitatele.

I: Pensi che nelle vicende della vita reale, volendo, si possa leggere sempre un lieto fine?

F. K.: Il problema tra libri e vita reale è che i primi si concludono all’ultima pagina, hanno un punto fermo dove si chiudono tuti i cerchi e si sciolgono tutti i nodi. Nella vita non c’è un lieto fine, essenzialmente perché non esiste un punto concreto da segnare come fine (morte a parte, ma sfido chiunque a parlarne come qualcosa di lieto… esclusi potenziali eredi milionari!).

I libri possono avere un lito fine quando il protagonista ottiene il lavoro che voleva, la casa che voleva, si sposa con la persona che voleva, ritrova una persona che ha tanto cercato, ma nella vita reale, fare il lavoro che si è sempre voluto, comprare la casa dei sogni, sposare chi si ama, avere i figli che si è tanto cercato non sono lieti fini, ma lieti inizi. “Panta rhei” diceva Eraclito, “Tutto scorre”, quindi dopo il lieto inizio, nella vita, c’è un altro percorso che ci aspetta, fatto di alti e bassi.

I: Quanto sono importanti i social per te?

F. K.: Tantissimo, i social in questi anni mi hanno fatto conoscere persona straordinarie che oggi sono felice di chiamare amici (anche più di persone che frequento da una vita senza conoscerle davvero). Mi piace usarli per raccontarmi, raccontare il mio percorso e interfacciarmi con chi legge le mie storie. È bello riuscire ad avere un contatto diretto con chi dedica il proprio tempo al mio lavoro e sono sempre felici di ringraziarli.

I: Se un giorno ti proponessero di scrivere un noir accetteresti?

F. K.: Per come sono fatta io, non mi faccio proporre idee da altri. Ho le mie. Se mai deciderò di scrivere qualcosa che non sia un rosa, lo farò perché ho voglia di farlo, non perché qualcuno me lo ha chiesto. Forse cambierò genere, o forse non lo cambierò mai, dipenda da che direzione prenderà la mia fantasia.

I: Cosa ne pensi di un’eventuale trasposizione cinematografica dei tuoi romanzi?

F. K.: Penso che sarebbe fantastico e mi commuoverei fino alle lacrime nel vedere i miei personaggi prendere vita.

Non so se mai accadrà, ma sognare è gratis.

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