Recensione: “La moglie silenziosa” di Karin Slaughter

Cari lettori, oggi vi presento un nuovo, pericoloso caso per l’agente speciale Will Trent, che gli amanti di questo genere sicuramente conoscono per il suo acume e la sua intelligenza brillante. Un nuovo caso che vi travolgerà, lasciandovi senza fiato.

La moglie silenziosa

 Karin Slaughter

Editore: HarperCollins Italia
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 24 settembre 2020
Pagine: 450 p., Rilegato
EAN: 9788869057229

Recensione a cura di Maria Ruggieri

Atlanta, Georgia. Una giovane donna viene aggredita e lasciata in fin di vita. La polizia brancola nel buio. Ma il destino vuole che Will Trent si trovi a interrogare un prigioniero nel carcere statale. L’uomo dice di vedere delle analogie con il crimine di cui è stato accusato otto anni prima. Il carcerato ha sempre dichiarato la propria innocenza e ora è sicuro di avere le prove. Il killer è ancora libero. Will capisce che deve risolvere questo primo caso se vuole scoprire la verità. Ma è molto dura, sono passati tanti anni, i ricordi sono sbiaditi, i testimoni spariti, le prove sfumate. Ad aiutarlo nella caccia al serial killer c’è Sara Linton. Ma quando passato e presente finalmente si incontrano, la vita stessa di Will è in serio pericolo…

Un libro che non ti aspetti. Questo ho pensato quando ho finito di leggere questo bellissimo thriller di un’autrice che anche stavolta non si è smentita per la particolarità della trama, la dovizia di particolari, i tecnicismi che non annoiano chi è “a digiuno” di termini specifici nel campo poliziesco e della medicina legale.

Ritroviamo Will Trent, agente speciale del GBI, alle prese con una nuova ondata di omicidi.

Tutto inizia quando una giovane donna viene trovata nel bosco.

Ci sono troppe coincidenze con alcuni casi di omicidio accaduti diversi anni prima in un’altra Contea, ma l’uomo condannato per quei casi è in carcere e si professa innocente.

Cosa sta accadendo, allora? Qualcuno che vuole emulare il serial killer? Oppure il serial killer è a piede libero e quello che è in carcere per quegli omicidi in realtà è innocente?

Un interrogativo che provoca ansia e paura.

Occorre sbrigarsi perché probabilmente il serial killer ha deciso di iniziare di nuovo a colpire, dopo tanti anni di silenzio.

E così inizia così un’altra avventura terribile, altre indagini serrate a 360 gradi per l’agente Will Trent, perché si tratta di una corsa contro il tempo. Occorre fermare l’assassino, che non si fermerà da solo e continuerà a mietere vittime innocenti.

La decisione di riprendere in mano i vecchi casi che sembravano ormai archiviati è unanime da parte di tutta la squadra del GBI.

Bisogna riaprire i vecchi schedari, richiamare quelle persone che da tanti anni vivono nell’incubo e rendere per loro quell’incubo di nuovo reale.

Così è per Sara Linton, dottoressa medico legale che aveva seguito anche i vecchi casi accaduti nella contea di Grant come assistente al coroner dell’epoca, e che era sposata con l’allora capo della polizia, Jeffrey Tolliver.

Per lei è ancora più difficile, perché, tra l’altro, il suo defunto marito viene accusato di corruzione, ed è una cosa inaccettabile. Il “Capo” non sbagliava mai.

“Sara. Minuta, capelli biondi. Occhi azzurri. Un’aria perennemente delusa.  Persona molto logica e coerente. Se era arrabbiata, irritata, infastidita o felice, spiegava in modo attendibile come era arrivata a esserlo e cosa intendeva fare al riguardo. Non aveva mai commesso errori stupidi. Gli anni alle superiori non erano stati segnati da feste alcoliche. …  Aveva sempre saputo cosa fare della sua vita.”

Questo è il ritratto fedele di Sara, la cui caratteristica principale è l’umanità e il rispetto che dimostra verso il suo lavoro e le persone con cui viene in contatto.

Per lei ripercorrere i vecchi casi di stupro e omicidio è particolarmente doloroso perché la ricollega in modo troppo diretto alla sua vita precedente, in cui ha avuto la sua buona dose di delusioni e di dolore.

Sara ancora non si è ripresa del tutto dal trauma della morte di Jeffrey, nonostante ami profondamente Will e questo renderà ancora più complicato portare avanti le indagini senza ripercussioni anche sulla vita privata.

Sara detestava fare qualsiasi cosa che la ponesse in contatto con il ricordo di Jeffrey. Era difficile andare avanti, quando continuavi a guardarti indietro.

Come può conciliarsi tutto quello che sta avvenendo con i sentimenti che ognuno dei protagonisti prova?

Il teatro degli omicidi e delle efferate violenze è la foresta. Nel silenzio, le vittime vengono aggredite e su di loro si accanisce la furia funesta dello stalker, che non si accontenta solo di rapirle, ma su di loro agisce come un padrone, decidendo quale sarà il loro destino.

Sara e Will dovranno affrontare anche i vecchi scheletri del passato, ma sono una coppia vincente, perché uniti da un forte legame e dal desiderio di fare del bene.

“Will era diventato agente speciale. Era un poliziotto maledettamente in gamba. Aveva a cuore le persone. Voleva fare del bene.”

Dal canto suo, “Sara detestava fare confronti trai due grandi amori della sua vita, ma c’era una netta differenza tra loro: con Jeffrey, Sara aveva saputo che c’erano decine, forse centinaia di altre donne che avrebbero potuto amarlo con la stessa passione. Con Will, era profondamente consapevole d’essere l’unica donna al  mondo in grado di amarlo come si meritava.”

E così seguiamo passo passo le indagini di polizia, seguiamo gli indizi e i vari stati d’animo dei protagonisti sono gli stessi che proviamo noi leggendo le pagine di questo libro. Non si può fare a meno di provare simpatia o addirittura un nodo allo stomaco, leggendo certi particolari che l’autrice non risparmia, perché l’argomento trattato non è di quelli che concedono sconti a nessuno.

Un libro in cui si parla di omicidio, di stupro, di violenza di ogni genere e se ne parla non soltanto dal punto di vista medico, con particolari e dettagli di cui difficilmente si parla apertamente, ma soprattutto dal punto di vista psicologico, del danno, dei traumi che un’esperienza simile porta con sé in modo perenne.

“Lo stupro è così…è un’ombra nera che ti brucia da parte a parte. Altera il tuo DNA. Ti segue per il resto della vita.”

Questo è in poche parole, la sintesi di tutto quello che le protagoniste del romanzo provano. Ed è la stessa cosa che prova Sara. Per questo ci tiene particolarmente ad aiutare le vittime che si rivolgono a lei o con le quali viene in contatto, non permettendo a nessuno di usare poco garbo nel trattare l’argomento.

“Le ho promesso che non lo avrei detto a nessuno. Quella era la sua paura principale, che suo padre scoprisse i particolari, che gli amici, gli insegnanti e tutti al campus venissero a saperlo. Ma l’ho aiutata? … non puoi aiutare una persona che subisce una cosa simile. Puoi tentare di farla sentire al sicuro. Ascoltarla. L’unica cosa che puoi fare veramente è sperare e pregare che trovi il modo di aiutare se stessa.”

Un libro che parla francamente della violenza sulle donne, descrivere apertamente la vera faccia della violenza ed esplorare gli effetti duraturi del trauma nel mondo più realistico possibile.

Un libro che vale la pena leggere per il suo stile, per il suo modo di trattare argomenti così scabrosi, e per la delicatezza del messaggio che riesce ad arrivare al cuore del lettore.

Materiale fornito dalla Casa Editrice

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