Omaggio a Nadia Toffa

Nadia Toffa: la guerriera che ha affrontato con coraggio la più amara delle battaglie

Cari affezionati lettori,

ieri è scomparsa una guerriera, una giovane donna che nella vita ha lottato in ogni istante e per ogni piccola e/o grande conquista. Abbiamo deciso di renderle omaggio e di trarre forza e insegnamento dalle sue stesse parole leggendo il suo libro e proponendovelo. Per non dimenticarla, per portarla sempre con noi, per ricordarci sempre che anche nei momenti più bui e più difficili non dobbiamo arrenderci. Anche quando un lieto fine non c’è.

Buona lettura!

A volte apprendiamo notizie che non avremmo mai voluto sentire, notizie che a volte ci pongono dinanzi ai limiti della vita e all’ineluttabilità della morte, quella della scomparsa della giornalista Nadia Toffa, appena quarantenne, indubbiamente rientra tra queste.

Volto celebre della tv, si era affermata attraverso le inchieste e la conduzione del seguitissimo programma Le Iene.  Una giornalista spumeggiante e sorridente quanto meticolosa e riflessiva, una carriera meritevole ricca di degni riconoscimenti.  

Nostro intento però non è celebrarne l’attività, ma il carisma e l’umanità che l’hanno contraddistinta negli ultimi periodi della sua vita. È il 2017 quando, in seguito a un malore, apprende una notizia agghiacciante, di avere un tumore al cervello. Una di quelle scoperte destinate a sconvolgere la vita e in grado di atterrire chiunque.

La giornalista bresciana ha affrontato quel male silenzioso quanto devastante a testa alta, ha affrontato in modo diretto il proprio nemico. Ha posto la sua voce conosciuta da milioni di persone per far udire anche quelle più fievoli, quelle della gente comune che si ritrova a vivere il suo stesso calvario, divenendo un punto di riferimento nonché di sostegno nella lotta contro il cancro.

Ha avuto il coraggio di chiamarlo in modo diretto e col proprio nome, quello di cancro, senza ricorrere ad alcuna perifrasi nel menzionarlo e rompendo così il tabù a cui molto spesso conduce a causa della sua natura funesta e intimidatoria. Ella è stata una guerriera, come lei stessa ha definito coloro che sono affetti dal medesimo male, e non ha mai smesso di combattere con tutte le proprie forze.

Abbiamo tutti sperato che il finale fosse diverso e che la sua vicenda fosse una storia a lieto fine, ma ciò non deve scalfire il colossale esempio che ha fornito a tutti, non dimenticare i suoi insegnamenti è il modo migliore e più doveroso per mantenerla in vita.  Nonostante le sofferenze e il triste epilogo, la sua storia è una celebrazione di vita, una vita a cui aggrapparsi e da vivere intensamente hic et nunc, al di là degli eventi spiacevoli che il destino può riservarci.

La storia di Nadia Toffa è quella di tante altre persone che ogni giorno si trovano costrette a combattere contro quella che è la malattia che imperversa e terrorizza maggiormente nel nostro tempo, un male subdolo e che molto spesso si manifesta in maniera improvvisa, alla cui comparsa non si è mai preparati.

Alle sofferenze, alle angosce e ai timori si accompagnano le dolorose sedute di chemioterapia e radioterapia, col risultato di non riservare alcun attimo di serenità e talvolta di soccombere da sé al peso del proprio male. Ma al di là dei limiti riservati a ogni essere umano è importante continuare ad assaporare la propria vita e a sfidare il mostro che divora da dentro, dargli del filo da torcere senza arrendersi e perdere la speranza, chi abbandona le armi ha già perso.

Nadia Toffa è stato un modello positivo e vincente, le sue parole coraggiose continuano a vivere nell’inchiostro stampato del suo libro “Fiorire d’Inverno. La mia storia”, che il nostro blog vuole omaggiare nel suo imperituro ricordo e porre quale voce per tutti coloro ammalati di cancro e messaggio di incitamento a continuare a lottare, nutrendo intanto una profonda fiducia nella ricerca medica e nella conseguente possibilità di una sconfitta definitiva del cancro.

Rosa Zenone


Leggi un estratto

Fiorire d’inverno. La mia storia

Nadia Toffa

Editore: Mondadori
Collana: Vivavoce
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 9 ottobre 2018
Pagine: 142 p., Rilegato
EAN: 9788804705161

Recensione a cura di Nelide

Ho sempre creduto che la vita fosse disporre sul tavolo, nel miglior modo possibile, le carte che ti sei trovato in mano. Invece all’improvviso ne arriva una che spariglia tutte le altre, e la vita è proprio come ti giochi quell’ultima carta. Per ciascuno di noi l’esistenza è costellata di eventi che in prima battuta sono sembrati inaffrontabili, e invece poi hanno portato a una rinascita, a un nuovo equilibrio. Penso che ci sia un ordine più saggio che governa il mondo e di cui spesso ignoriamo il senso, la prospettiva. Per questo ho una grande fiducia, mi alzo sempre col sorriso. Certo che preferisco il sole, ma quando ci sei in mezzo scopri che anche la neve ha la sua bellezza. La malattia, l’avere bisogno di aiuto, mi hanno costretto a riprendere contatto con la mia parte più tenera e indifesa, quella più umana. Era come se mi fossi dimenticata che la fragilità non è una debolezza, ma è la condizione dell’essere umano ed è proprio lei che ci protegge, perché ci fa ascoltare quello che proviamo, quello che siamo, nel corpo e nel cuore. – Nadia

«La malattia, l’avere bisogno di aiuto, mi hanno costretto a riprendere contatto con la mia parte più tenera e indifesa, quella più umana. Era come se mi fossi dimenticata che la fragilità non è una debolezza, ma è la condizione dell’essere umano ed è proprio lei che ci protegge, perché ci fa ascoltare quello che proviamo, quello che siamo nel corpo e nel cuore

Nadia Toffa era un calicanto, cioè una contraddizione. Perché? Perché fioriva quando gli altri stavano ancora morendo dal freddo, perché era sempre in anticipo e non perché fosse puntuale quanto perché arrivava sempre per prima. Sin da piccola ha sempre corso, ha sempre dato il massimo, ha sempre lottato per le sue piccole grandi conquiste, per quei sogni e per quei desideri che le davano quel brivido e quell’adrenalina necessari a vivere e ad andare avanti. È una stella, una stella a cinque punte, in cui ciascuna brilla per una diversa caratteristica. Per l’energia, per l’entusiasmo, per l’istante che deve essere vissuto per quel frammento che è, per la felicità che è un qualcosa di così effimero e volitivo che deve essere afferrato con tutta la forza possibile al momento giusto, per la sincerità.

E così che cominciamo a conoscere Nadia. Nadia che è a Trieste per “beccare” un sindacalista che da mesi non versa lo stipendio ai suoi dipendenti, Nadia che paga il conto della sua stanza, che non ricorda di aver già provveduto a saldare per le due notti che ha dormito nell’albergo, Nadia che con un gran tonfo cade al suolo, Nadia in elicottero. Ma chi è Nadia? Nadia, detta Nanetta, era una bambina bassina che solo intorno ai sedici anni è cresciuta in altezza, era una bambina indipendente che da sola si medicava le ferite che si procurava dai giochi più pericolosi, era una bambina che non si sottraeva alle sfide e che era decisa ad assaporare quel brivido e quella adrenalina che ogni giorno solcava il suo cammino. È cresciuta con gli insegnamenti del padre che l’ha sempre spronata a dare e a fare, a essere una Numero Uno, a vincere, ad arrivare prima e mai seconda, ad assecondare la sua indole combattiva, il suo amore per la sfida e per il brivido. Quando è arrivata in televisione, prima con una gavetta in ReteBrescia dove ha lavorato per quasi cinque anni con minime risorse e massimo impegno, ha trovato il suo posto. Il rischio, la diretta, gli imprevisti dei servizi, le situazioni estreme, sono energia allo stato puro, sono il più grande degli amori per Toffa che si scatena per il desiderio di dar voce a qualcosa o a qualcuno. Ma per arrivare a ciò è necessario non mostrarsi mai nelle proprie fragilità, è necessario non arrendersi mai, non prestare mai il fianco alle vulnerabilità.

«Se fossi andata a farmi consolare da mia madre, mi avrebbe trattato come faceva con mia sorella Silvia: non fare questo, non fare quello! E invece io volevo fare tutto. Se fossi andata da lei in lacrime, avrebbe pensato che soffrivo e si sarebbe spaventata. Ma soprattutto avrebbe pensato che ero fragile. Per questo, quando ho scoperto di avere il cancro, ho chiesto a tutti di non trattarmi da malata, perché non volevo sentirmi come la ragazzina spaurita che si è trovata all’improvviso un taglio su una gamba

Una donna dal carattere forte, che ha imparato a non chiedere, che ha sempre leccato le proprie ferite da sola, anche un po’ per abitudine, era Na. La malattia, con il suo sopraggiungere, ha però sconvolto tutto. In primo luogo, l’ha costretta a far i conti con quelle asperità del proprio carattere che hanno sempre reso difficile agli altri lo starle accanto, in secondo le ha portato via quelle certezze, quelle sicurezze, quella routine che da ben dodici anni la caratterizzavano. Dal lavorare sette giorni su sette al trovarsi sempre a casa o tra ospedali, il passo è stato breve. Ma il sorriso non è mai mancato. Anche adesso che la malattia le restituisce pezzi interi di infanzia, anche adesso che le restituisce le carezze, anche adesso che la porta nuovamente a far i conti con la paura per l’abbandono, con il doversi affidare ai suoi cari, a rinunciare a quella autonomia e indipendenza che è sempre stato il suo cavallo di battaglia. Anche adesso che l’ha portata via con sé. Tutto le è tornato indietro con gli interessi.

«La malattia è qualcosa che spariglia tutto in modo totale, ti dice: “Tutto quello che hai pensato, organizzato, progettato lascialo da parte, perché adesso ci sono io”. E nel farlo ti costringe a mettere da parte anche il modo in cui hai sempre agito, ragionato

È un qualcosa che ti fa arrabbiare, la malattia. È un qualcosa che ti fa chiedere perché proprio a te sia capitata, è un evento duro che implica uno stravolgimento della realtà quotidiana, del proprio cuore e della propria mente, ma è anche un ostacolo che se la vita ti pone “vuol dire che sei in grado di affrontarlo, altrimenti sarebbe davvero infame”. È una specie di giustizia terrena in cui succedono cose orrende, spaventose e capaci di piegarti togliendoti ogni forza, ogni appiglio alla speranza, ma è anche un qualcosa che ti invita a prendere in mano e a venire a capo di una nuova diversa matassa, di una nuova e diversa guerra. Che cos’è stata la malattia per Nadia? È stata un qualcosa che si è vista ricucire sulla pelle, un nuovo abito che ha dovuto indossare, è stata una veste con cui oltretutto ha dovuto affrontare la dimensione della sfera pubblica che così implacabilmente ha parlato, ha emesso sentenze, ha dubitato, ha contestato, le ha fatto forza, le ha dato coraggio.

«Attraverso il corpo mi ha riportato vicino a un sentire profondo, alla realtà degli affetti più puri. Mi sono fermata e intorno a me c’era tutto l’amore di chi mi è stato accanto e lo è tutt’ora, tutto l’amore del mondo diffuso nell’aria, ovunque. Il cancro è stato un ponte tra me e le emozioni più intense, selvagge, sottili, quelle che ho tenuto sempre a freno, imbrigliate dal desiderio di controllare, dirigere, pianificare. Dalla paura

Non hai perso la tua battaglia, Nadia. Sei e resterai sempre nei nostri cuori, grazie per tutto quello che ci hai donato in questi anni con il tuo impeccabile lavoro e con la tua grande umanità.

Nadia Toffa nasce a Brescia il 10 giugno 1979, si laurea in lettere con percorso storico-artistico e già dai tempi dell’università, quasi per caso, scopre di avere un talento innato sia per lo scrivere che per il piccolo schermo. Dopo quasi cinque anni di gavetta per Retebrescia riesce ad entrare a far parte dello staff de Le Iene registrando numerosi servizi e portando avanti molteplici inchieste di grande interesse sociale. Tra i più celebri si annoverano quelli sulle presunte truffe compiute dalle farmacie a danno del servizio sanitario nazionale, quelle sulla proliferazione delle slot machine, sullo smaltimento illegale dei rifiuti in Campania, per mano della camorra, sul crescente tasso di tumori nel “triangolo della morte” tra Napoli e Caserta, quella sulla “terra dei veleni” a Crotone, quella sull’anoressia, sull’abuso sessuale su minori e molte altre ancora.

Nel 2014 è stato pubblicato il suo primo lavoro sul fenomeno dell’azzardopatia in Italia intitolato “Quando il gioco si fa duro”. “Fiorire d’inverno. La mia storia”, 2018, è il racconto semplice e genuino del decorso della malattia che l’ha colpita portandola alla morte il 13 agosto 2019.

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