Recensione in anteprima: “Cronache di un Mesotes” di Alberto Grandi

Cari lettori bentrovati,
oggi vi porto in giro per pianeti, in un viaggio ricco di personaggi davvero singolari che accompagneranno Leon, il protagonista della storia, nella sua complicata missione.
Non aspettatevi, però, solo un fantasy, perché quest’opera vi darà spunti di riflessione sulla vita, sulla società e sull’uomo in genere, affrontando temi delicati e senza tempo.
Il portale spazio-temporale sta per aprirsi…buona lettura!!

Cronache di un Mesotes. La guerra del Portatore

Alberto Grandi

Genere: Fantasy

Recensione a cura di Marinella Santopietro

Il libro partecipa alla campagna Crowdfunding della Casa editrice Bookabook, pertanto è pre ordinabile al seguente indirizzo:

Cronache di un Mesotes. La guerra del Portatore.

Leon, un giovane praticante di arti marziali, viene scelto per unirsi a un grande esercito composto da diverse specie aliene, contro un nemico comune: il Portatore. Durante il suo viaggio conoscerà diverse figure importanti, dalle imponenti e guerriere Cheimatos, ai piccoli e ingegnosi Psykines, ognuna pronta ad insegnargli qualcosa. Dovrà addestrarsi ed essere pronto a combattere il famigerato esercito nemico mentre imparerà a confrontarsi con il più grande avversario della sua vita… Se stesso. Un viaggio avventuroso e introspettivo che lo porterà a visitare i più disparati mondi, da un morente imperialismo romano, al classicismo greco, passando per la libertà piratesca e la tecnologia psykines. In un percorso interiore verso la battaglia più difficile di tutte, quella per conoscere se stessi e migliorarsi.

«Ehi!» … «Svegliati!».

Leon sente una voce estranea che lo esorta ad aprire gli occhi. Ha mal di testa, è confuso e non ricorda il motivo della sua presenza lì. L’unica certezza è di avere il capo avvolto in una fasciatura e di essere adagiato su un piccolo e scomodo letto, in una stanza dalle pareti bianche praticamente vuota.

Accanto a lui un ragazzo mai visto prima, Markus, comincia a fare domande sulle sue condizioni di salute e come lui, presenta un bendaggio sulla testa. I due, ancor prima di cominciare un dialogo, vengono interrotti dall’improvviso arrivo di un’infermiera dall’aspetto a dir poco particolare. Le pareti della camera, prive di porte e di finestre, la lasciano passare attraverso un varco apertosi appositamente.

Si trovano su un’astronave aliena!

“In quel momento, una piccola parte della parete si mosse creando un accesso. Una piccola creatura entrò a passo svelto, avvicinandosi a noi. La osservai mentre avanzava, era molto minuta e con una strana conformazione del cranio, più grande del normale, la fronte era allungata e accentuata, con pochi capelli ma lunghi e spessi, più simili ad antenne che ondeggiavano lentamente, sembrava non avere occhi mentre il naso e la bocca erano visibili, anche se molto piccoli”

La breve visita di quella strana creatura porta Leon a farsi delle domande e pian piano, con l’aiuto di Markus, comincia a ricordare: ha scelto lui di essere lì, ha scelto lui di sottoporsi all’operazione che gli permetterà di comprendere i vari linguaggi dell’universo tramite una sorta di traduttore installato direttamente nel cranio. È per questo che lui, italiano, non ha difficoltà a comprendere l’americano Markus e il linguaggio della minuscola aliena appena incontrata.

“Mi tornò in mente il pianto di mia madre il giorno della partenza, la tristezza e la preoccupazione nel volto dei miei famigliari e amici, il mio sorriso forzato per cercare di tranquillizzarli. «Il destino…», pensai, prima di parlare nuovamente; «Ricordo, abbiamo accettato noi di venire, ma dovrebbero esserci anche altre due persone o sbaglio?”.

In realtà sono quattro i terrestri prescelti, chiamati a compiere una missione voluta dall’Organizzazione Mondiale per l’interazione fra Uomo e Alieno. Il loro è un ruolo di primo piano nella guerra tra vari pianeti e l’esercito del Portatore composto da subdole creature chiamate Creati. Questa entità, dotata di poteri enormi, può creare la vita e come unico obiettivo ha la distruzione di tutte le popolazioni esistenti.

Per affrontare una guerra di tale portata, Leon, praticante di arti marziali, comincia un percorso di preparazione del corpo e della mente.  

Viene a contatto con varie specie aliene come le Cheimatos, donne enormi e abili guerriere, con un corpo particolarmente dotato e possente, loro arma principale nei combattimenti.

Conosce gli Psykines, piccoletti con testoni e poteri telecinetici, la cui arma appunto è la mente.

Tramite dei portali il ragazzo passa attraverso vari pianeti e ogni nuova esperienza, ogni nuova conoscenza diventa momento di crescita e di riflessione, ciò gli permette anche di comprendere e superare paure e sensi di colpa riguardanti il suo passato, affrontare e analizzare temi comuni in tutte le epoche e all’animo umano in generale.

Tantissimi sono i personaggi che popolano le pagine di questo libro, dai nomi talvolta difficili da pronunciare, ma con ruoli ben precisi e tutti con una peculiarità specifica.

Le figure chiave, però, restano l’imperatore Aurelius, la dea Atena, il Ropodarth 13 09 ed Helen che rappresentano per Leon il percorso quasi liberatorio che porta alla consapevolezza di se stesso.

“Sono cresciuto in un luogo che mi imponeva determinati tratti. Ho cercato di imparare a nascondere tutto dietro a svariate maschere, così da apparire adeguato alla società in cui vivevo e alla situazione. Maschere che mi hanno reso la persona che appaio ma, probabilmente, non quella che potrei essere. Mi impegno a imparare dalle persone che incontro: Aurelius, Tecraso, Atena, Helen, ma forse sto sbagliando nel modo in cui apprendo… sto solo costruendo nuove maschere da indossare, invece che liberarmi da quelle che già indosso. Devo accettare quello che sono e da lì partire per migliorarmi.”

La frase che spesso si ripete all’inizio dei capitoli «Ehi!» … «Svegliati!», mi resta impressa.

Infatti, ci leggo un altro significato, magari mi sbaglio, ma non è un semplice invito a svegliarsi dal sonno notturno o dal pisolino.

Per me rappresenta un incoraggiamento a uscire fuori dagli schemi mentali che ci bloccano, che ci imprigionano in quello che gli altri e la società in genere vogliono per noi. Ecco, mi piace vederla in questi termini.

Anche se la scrittura potrebbe risultare a volte un po’ prolissa, vale la pena di vivere la crescita, soprattutto dal punto di vista psicologico, che caratterizza il percorso accidentato del protagonista che, al di là della storia fantastica, descrive benissimo ciò che si agita in ogni animo.

Alla prossima avventura!

Materiale fornito dall’autore

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