Recensione: “Sono io Amleto” di Achille Lauro

Cari lettori, ad una settimana dall’ultimo festival di Sanremo, vi proponiamo la nostra recensione al libro di uno dei protagonisti più discussi della manifestazione canora. Un libro che speriamo vi aiuterà a capire un po’ meglio lo spirito che c’è dietro il suo personaggio ma soprattutto dietro le sue canzoni.

Sono io Amleto

Achille Lauro

Editore: Rizzoli
Collana: Varia
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 15 gennaio 2019
Pagine: 255 p., ill. , Brossura
EAN: 9788817105156

Recensione a cura di Antonella Punziano

Sono nato l’11 luglio del 1990. I miei amici non hanno mai smesso. Sono riconoscente, un angelo mi ha protetto fino a oggi. Quando ho firmato il mio primo contratto, dormivo in una macchina. Sono stato una troia. Sono stato una santa. Sono la solitudine. Sono l’eleganza. Sono la moda. Sono quello che l’ha creata con due stracci. La mia anima, il deserto dei tartari. Sono una popstar, una rockstar, un punk rockerz, uno scrittore bohémien. Sono un figlio di Dio, un figlio di ma’, un ragazzo normale, un miracolato, un pessimo esempio e la più grande storia mai raccontata prima.

Dentro “Sono io Amleto” c’è tutto l’immaginario di Achille Lauro: un mondo lirico e non convenzionale, le lucide visioni di un’anima forgiata dalla solitudine, dalla strada, dalle droghe. Con il suo modo unico di usare la parola e lungo inconsueti percorsi narrativi, Lauro ci guida in un viaggio psichedelico, visionario, malinconico e poetico. Ad accompagnarlo, ventitré opere di artisti contemporanei. In un attimo siamo quel bambino silenzioso che sogna di uccidere la Bestia per scappare dal Labirinto, siamo quel ragazzino che si affaccia timido al mondo dei grandi e che fin da subito decide di rompere le regole e infrangere le convenzioni sociali. Ma siamo anche quel giovane uomo che ce l’ha fatta, che ha costruito un impero dalla polvere, che ha sfidato la morte, ha attraversato l’inferno e ha trovato la sua strada nella musica.

Abbiamo cresciuto i più piccoli.
I più grandi sono stati padri.
I più piccoli sono stati figli.
Tutti sulla stessa strada.
Mio fratello è stato come un padre quando un padre non c’era.
Mio fratello muore per me.
Io muoio per i miei figli.
Questi sono i Ragazzi Madre

Già dalle prime righe del libro si intuisce che Lauro non è un ragazzo come gli altri. Dotato di una grande sensibilità, nasce in una famiglia benestante ma al cui interno sono presenti forti tensioni, tensioni che finiranno inevitabilmente per condizionare la crescita di Lauro e di suo fratello al punto che andranno via da casa molto presto.

Ancora adolescente va a vivere con il fratello, ma è ancora troppo piccolo perché possa sapere già come affrontare una vita da adulto: la sua casa è come “un centro di accoglienza” dove vanno e vengono tantissimi ragazzi in cerca del sostegno dei loro.

Ragazzi un po’ sbandati che non hanno altre alternative di vita se non quelle del furto e dello spaccio per procurarsi i soldi per sopravvivere e che finiranno per condizionare la vita di Lauro.

Come una vera e propria confessione, Lauro non si vergogna di mettersi a nudo consapevole che quella vita non era poi così regolare ma che, tuttavia, gli ha insegnato anche tanto.

Forte del mio desiderio, per mano la paura di non essere abbastanza vivo, di non aver ecceduto abbastanza, di non essere abbastanza saggio. Volevo essere un angelo, sensibilità e capacità di volare e di portare messaggi contradditori, inquietare la gente, essere inafferrabile, Nessuno. Ma non sapevo se fossi pazzo, geniale, orribile o da compatire. Il vento spazzava via i miei versi, i fogli volteggiavano e si spargevano ovunque, sulla strada. Nelle cantine dove taglio la roba e la faccio scivolare dentro tante piccole bustine onnipotenti, le mani bruciate. Sapevo di essere solo, di essere crudele, un poeta spietato. So cosa voglio. Non so come essere libero, pensavo che bastasse avere qualche soldo, pensavo. Vedevo me stesso venirmi incontro e tremavo. La musica è la mia arte… l’arte: questa è ascesi? Il mio ascensore per l’inferno? Voglio l’eternità, voglio durare per sempre come una parola, come un suono.

Anche se sempre circondato da tante persone, in fondo Lauro è solo o forse no…ovunque lui vada lo accompagna la sua musica, un dono che, nonostante tutto e tutti, ha saputo sapientemente coltivare e che alla fine lo ha aiutato a ritrovare sé stesso e la sua strada.

E’ una personalità che si potrebbe definire eccentrica, un artista non banale che scrive canzoni mai banali che celano messaggi profondi e autentici. Se è difficile capire cosa c’è dietro ogni sua interpretazione, basta leggere tra le pagine del libro per capire che Lauro non fa nulla a caso ma c’è una volontà ben precisa in ogni sua uscita.

Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza.

Rifiuta le regole, le istituzioni, brucia i tuoi documenti, divertiti. Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina. Tutto qui?

Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore. Ogni tanto qualcuno mi dice: ma che ti è successo? Io rispondo che sono diventato una signorina.

Mi sento più vicino a un ideale femminile di purezza. Preferisco stare con le ragazze perché in genere hanno storie da raccontare e lo fanno con sentimento, mi piace l’emotività, l’intensa capacità di analisi, la delicatezza. Non è la femmina in sé quello che cerco ma l’innocenza che per me è bellezza assoluta. Voglio far parte del mondo del bene.

E’ una vera e propria ascesa all’inferno quella che l’autore ci narra in questa biografia così intensa da lacerare il cuore: difficile restare indifferenti alle sue parole, parole che spezzano ma che non piegano perché lui, Achille, sa risalire dal tunnel ed uscirne fuori più forte che mai.

Si certo, c’è ancora tanta strada da fare ma non è solo: la sua musica gli ha messo affianco degli amici straordinari che hanno saputo sostenerlo nella sua crescita professionale e personale, tesori dal valore inestimabile e per questo risorse preziose da custodire gelosamente.

Ho fatto cose sbagliate per finire quello che avevo iniziato. Ho smontato la mia anima. Ho costruito un impero dalle polveri. Parleranno di quei ragazzi.

Si ricorderanno di quando rifiutavamo i pranzi perché non avevamo i soldi per pagarli. Avevamo fame. Avevamo qualcosa da dire. Volevamo.

La nostra ambizione ha superato il nostro talento.

Non ho mai voluto i soldi per spenderli. Volevo i soldi per non pensare più ai soldi.

Ho mentito. Mentire è facile. Le parole sono tante.

Tante le persone disposte a credere.

La bugia è alla base del novanta per cento dei rapporti e alla base del novanta per cento degli affari.

La scrittura del libro eguaglia in tutto e per tutto le sue canzoni: è poesia e musica allo stesso tempo. E’ passione e profondità calati in uno stile unico e autenticamente suo.

La narrazione scorre e finisce inevitabilmente per coinvolgere il lettore.

E’ un libro che si legge tutto d’un fiato, un libro con una storia importante ed un messaggio significativo: per quanto dure siano le prove che la vita possa metterti davanti, dentro te stesso puoi sempre trovare le risorse per superarle, basta cercarle. Ma devi avere un sogno perché quello sarà la cometa che ti indicherà la strada quando penserai di averla smarrita.

Bisogna essere sé stessi e non aver paura di mostrare le proprie fragilità anche se il giudizio degli altri può essere spietato: solo coì è possibile portare avanti ciò in cui si crede… perché c’è sempre qualcuno che ha la giusta sensibilità per cogliere la nostra vera essenza al di là di ogni apparenza.

In fondo non è questo il senso della canzone vincitrice del Festival di Sanremo? Bisogna far rumore perché gli altri possano davvero ascoltarci…il silenzio può solo portare altro silenzio…e alla fine di silenzio si muore.

E allora Lauro  “fai rumore sì,
Che non lo posso sopportare
Questo silenzio innaturale,
E non ne voglio fare a meno oramai
Di quel bellissimo rumore che fai”

Achille Lauro

Classe 1990, il rapper romano Achille Lauro viene sin da subito notato ed elogiato dalla scena rap nazionale con il primo mixtape “Barabba” (2013). Collabora sin dall’inizio con diverse etichette indipendenti e vanta collaborazioni con tutti gli artisti più affermati nel panorama hip hop romano e italiano, fino all’incontro con Marracash e il suo socio Shablo che lo porterà alla firma con il management Roccia Music, creato dagli stessi. Con loro pubblica la sua prima raccolta di brani su produzioni inedite “Achille Idol – Immortale” (2014), l’ep “Young Crazy” (2015) e il suo primo album solista “Dio C’è” (2015).

Nel 2017 firma per Sony Music e partecipa come concorrente al programma Pechino Express viaggiando con il suo produttore concittadino Edoardo Manozzi, conosciuto anche come Boss Doms, nella coppia de I compositori.

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